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COMISO Il territorio comisano è uno dei più fertili della fascia meridionale della Sicilia. Vi si trovano estese vegetazioni di carrubo, olivo, mandorlo e tutti i tipi di alberi da frutto. Primeggiano la coltivazione della vite e le colture ortive specializzate, favorite dalla abbondanza delle acque. Le principali strade si snodano sinuose, intersecate da centinaia di stradine laterali che si spezzettano in un labirinto di vicoli e gradinate in pietra bianca che scendono verso il centro.
 

Poche sono le testimonianze della "precedente città": Il portale gotico della chiesa del Carmine; rovine della chiesa di Santa Maria del Gesù, risalente al sedicesimo secolo; la Cappella del Sacramento, del quindicesimo secolo; la chiesa "rupestre" di San Niccolò Inferiore, del dodicesimo secolo, recentemente rinvenuta. Il suo interno conserva notabili decorazioni risalenti ai secoli tra 700 e 1500. Ciò che rende la città così unica e affascinante è, prima di tutto, l'aspetto barocco, di cui il disegno urbano e centro storico di Modica abbondano; inoltre la presenza di pittoreschi violetti e stradine, ricche di vecchie botteghe, casupole o ricchi palazzi.

 

 

Due grandi cupole sovrastano le case come due chiocce tra frotte di pulcini. Nella zona collinare del territorio di Comiso si trovano numerose tracce di insediamenti umani molto antichi dell´epoca paleolitica e neolitica. In queste furono impiantate dai Siculi delle officine di selce, che qui veniva estratta, lavorata ed esportata. Si pensa, inoltre, che in seguito alla colonizzazione greca, nella località del Cozzo d´Apollo, abbia avuto origine la misteriosa Kasmenai, la mitica cittá che fonti storiche vogliono sia stata edificata fra Kamarina e Akrai. Cospicui sono i resti di costruzioni greche e romane: particolarmente significativo il resto di un mosaico pavimentale romano, trovato nei pressi della Fonte Diana.
 

 

L´arrivo dei Bizantini, dopo le scorrerie barbariche, da´ un nuovo impulso di risveglio quando la città si munisce di mura e i vari nuclei abitativi si riuniscono per formare il casale di Comicio, denominato poi Yomiso. Lo scrittore e geografo Idrisi disse che il paese fu chiamato YOMISO cioè "testa d´acqua" per la presenza di una sorgente: fonte Diana. Altri vogliono far derivare il toponimo sempre dall´arabo, ma da HUMOS, cioè (la quinta parte), che indicava la parte dei territori conquistati, che veniva acquisita direttamente dallo Stato (infatti Comiso fu una porzione delle terre conquistate dai Saraceni e attribuite allo stato musulmano); nella lingua spagnola Comiso significa "confisca".

 

Al centro della città si trova la Piazza Diana con al centro l´omonima fontana. Vicino è un edificio termale sotterraneo, di età romana, dove sono stati rinvenuti resti di un pavimento mosaicato del II sec. d. C. Le terme scoperte nel 1934 da Aries e poi scavato nel 1937 da Biagio Pace che portò alla luce i resti di un complesso termale: un ambiente ottagonale, con un´abside, vasche e canalette; un ninfeo di età imperiale con tracce di età bizantina; i due pavimenti in opus sectile il più recente (bizantino) e in opus vermiculatum quello più antico (romano); un mosaico, con scena marina con Nettuno, Nereide e Tritoni. Sulla Piazza delle Erbe si affacciano il Mercato ittico e la Chiesa Madre. Il Mercato Ittico edificato tra il 1863 e 1867 su un terrapieno presso le Terme. La sua loggia dagli anni ´30 si affaccia su Piazza delle Erbe. L´edificio ha pianta rettangolare; la pavimentazione a lastroni e il gioco degli archi del loggiato, che ne contorna il perimetro interno, creando un ambiente suggestivo, soffuso dai caldi riflessi della pietra di Comiso. Al centro una fontana.

 

La chiesa Madre, Santa Maria delle Stelle, sorta agli inizi del XV sec. sul terrapieno alla destra della fonte Diana era d´impianto limitato e dotata di un proprio cimitero. Abbattuta e ricostruita alla fine del ´400, era dotata di cupola. Pericolante già nel 1637, riparata con una pubblica sottoscrizione, fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1693. Appena l´anno dopo, però, iniziò la ricostruzione e l´ampliamento, guidata dal parroco Porcelli, per volontà del conte Baldassare V e, già nel 1699, fu possibile riconsacrarla. L´interno della chiesa è reso magnifico dall´abbondanza di opere d´arte, quadri e sculture sacre, monumenti funebri ed il magnifico soffitto in legno dipinto con scene dell´Antico Testamento. Merita sicuramente una visita, per l´eleganza delle forme e la bellezza della decorazione, la chiesa di San Francesco, Monumento Nazionale, risale al XIV sec., quando portava il titolo di S. Antonio. Nel 1478, dopo il passaggio di Comiso sotto la Signoria dei Naselli (1453), l´antica chiesetta fu donata ai Frati Minori conventuali, che la officiarono fino alle leggi di eversione (1886-67), salvo una breve parentesi (1519-1549) in cui fu officiata dai Minori osservanti. L´unica navata è coperta a capriate, gli altari sono di epoche diverse, tranne i due altari "binati" sulla destra, che appartengono al rifacimento cinquecentesco. L´abside ottagonale fu aggiunta nel 1517, voluta da Periconetto Naselli come cappella privata della famiglia. La chiesa è un vero e proprio museo, conserva infatti splendide opere d´arte. Pregevoli sono i dipinti: "SS. Placido, Tecla e Donato" (XVI sec.), di un allievo comisano del Perugino (nella sala delle recite ); "S. Francesco che riceve le stimmate" (XVI sec.) attribuito a Vincenzo da Pavia; "S. Antonio Abate" (XVII sec.), attribuito a M. Rossi; "S. Francesco e un Santo Eremita" (XVII sec.), di scuola siciliana

 

All´incrocio di via degli Studi con via P. Giovanni XXIII, che scende come un torrente bianco verso piazza delle Erbe e l´Ippari, si trova la Chiesa del Gesù, sovrastata dall´imponente mole dell´Annunziata Le origini chiesa dell´Annunziata sono molto antiche, infatti, viene eretta attorno alla metà dell´400, sull´impianto originario della chiesa romantico-bizantina di S. Nicola. Chiesa Matrice fino al 1480, perde il titolo quando, per rispetto a S. Nicola, rifiuta di abbandonare il rito greco-ortodosso. Distrutta dal terremoto, viene ricostruita a partire dal 1772. Il primo progetto per la ricostruzione della chiesa fu di R. Gagliardi. L´originale è ancora conservato nella sacrestia. La scalinata, asimmetrica rispetto alla facciata, è ampia e monumentale, congiunge il sagrato con la via Papa Giovanni creando una bella scenografia, magnificata dalla pendenza del paese, dalle case che contornano la chiesa, dal colore della pietra. Viene anche utilizzata per manifestazioni e spettacoli. La cupola fu ultima nel 1885. Di stile neoclassico, è formata da tamburo fasciato da colonne. I raggi del sole al mattino e al tramonto, creano affascinanti giochi di luce attraverso le sue vetrate. Progettista ne fu l´architetto comisano S. Girlando. Le finestre nella navata centrale, nel transetto e nella cupola, creano effetti luminosi sulle colonne, sulla copertura a catini sferici delle navate minori, sugli stucchi. Dall´antica chiesa di S. Nicola si conserva una bella statua lignea del ´500. Il culto del Santo continuò ad affiancare, per oltre un secolo, quello della Madonna, come testimonia un testamento del 1557:"Ecclesia di S. Maria de Annunziata Sive de Sancto Nicolao". Una colonna romanica e un Leone di scuola lombarda, sono gli unici resti del portale dell´antichissima chiesa fortificata di S. Nicola (IV sec.). Si possono ammirare nella Scuola media Luigi Pirandello. Dal campanile, durante la guerra, pare che i Comisani si affacciassero per vedere se, verso Gela o Santa Croce, comparivano, all´orizzonte, navi da guerra. La chiesa fu completata nel 1885 e misura m. 55,90x 32,45 (1.814 mq). La pianta è a croce latina e sulla crociera si erge la cupola che ricorda quella del S. Giovanni di Ragusa. E´ a tre navate con volta a botte, retta da dieci grandi archi a tutto sesto che poggiano su forti colonne. Nell´Abside, si notano il grande altare rivestito in marmi policromi (1906) con, ai lati, alcuni importanti dipinti ("S. Pietro e "S. Paolo", la piccola tela di "S. Gaetano", due grandi quadri di S. Fiume) e il bellissimo coro in legno intagliato, opera del raffinato artigiano locale.
 

Proseguendo per la via Papa Giovanni si incrocia una piccola stradina sinuosa che porta verso il Castello dei Naselli, in posizione dominante, venne impiantato su una costruzione ottagonale d´età bizantina, che poi, forse nel Trecento, fu resa cilindrica. Sono da notare IL MASTIO QUADRANGOLARE eretto da Naselli al posto di quello precedente poligonale, sul lato N-E del Castello, è ingentilito da quattro finestre sormontate da timpani, su due sono state poste "le teste romane". Sull´angolo N-NE vi è lo stemma dei Naselli. All´interno vi sono alcune porte a sesto acuto e finestrelle in stile chiaramontano. I magazzini nel XVII sec. Ne furono costruite due sul lato di ponente, in collegamento con la foresteria cinquecentesca. Il primo detto Guglia per la doppia fila di archi acuti che sorreggevano la copertura in canne e gesso è l´attuale Foyer. Il secondo fu demolito nei primi dell´800 e nel 1841 al suo posto fu costruito il Teatro Diana, sede della Filarmonica comisana. All´esterno sono evidenti due porte a sesto acuto in stile gotico-chiaramontano, la principale sul lato orientale e l´altra a occidente, solida e ferrata con spuntoni di ferro applicate a fasce di lamiera sovrapposta al telaio in legno. Dall´interno del cortile giardino, un colonnino indicava l´accesso ad una cella segreta che serviva ad uscire dal castello senza essere visti dall´esterno. Un corridoio sottostante conduceva direttamente alla "Vigna del Conte". Sul lato orientale, pare quasi far parte del Castello vi è il monumento ai caduti, eretto a ricordo del pesante contributo che la città ha pagato all´unità d´Italia, infine un piccolo edificio ottagonale, una cuba araba, sul lato occidentale è la parte più antica della struttura preesistente del Castello. Da alcuni ritenuta un Battistero bizantino, fu riutilizzato nel 1315 come cappella gregoriana e nel XV secolo con la ristrutturazione operate dai Naselli fu trasformato in torre di difesa.

  Di fronte al Castello è la chiesa di San Biagio, La grande chiesa romanica a tre navate dedicata a San Biagio il vecchio, venerato dalla comunità bizantina di Comiso, fu edificata sulle rovine di una antica chiesa basilica del IV sec.. Ampliata nei primi anni del 1500 fu distrutta dal terremoto del 1693 e ricostruita solo in parte, conserva dell´originaria struttura solo la navata centrale. Anche la chiesa del patrono conservava belle opere d´arte. Il soffitto è impreziosito da affreschi rappresentanti episodi della vita del Santo, opera ottocentesca dei pittori G. Di Stefano e G. La Leta. Sull´altare maggiore la statua di San Biagio assiso, che viene portata in processione per Ia festa. Diversi quadri sono posti sugli altari minori. La "S. Teresa Trasverberata" e la "Gloria di Gesù e Maria", del´600, sono state dipinte da R. Novelli, prima si trovavano nell´ex Monastero di Regina Coeli. Opera del ´700 è invece una "Madonna con putto e S. Francesco", anch´essa citata nell´elenco dei beni sacri dell´ex Monastero di Regina Coeli in Comiso (1912). San Biagio, vescovo di Sebaste, in Armenia, viveva, attorno al 315 d.C., in una grotta per scampare alle persecuzioni dell´imperatore Licino. Dopo essere catturato e mentre veniva portato al martirio, fu pregato da una madre di salvarle il figlioletto che stava per soffocare a causa di una lisca di pesce. Benedicendolo il ragazzo lo salvò. E´ considerato perciò protettore della gola, ma è anche protettore dei contadini, infatti la sua festa, che cade il 3 febbraio, si sovrappone agli antichi riti di passaggio dall´inverno alla primavera (in Puglia si dice "Santu Velase, da ogni pertuse ´o ´sule trase" - San Biagio, da ogni spiraglio entra il sole, cioè arriva la buona stagione). Le sue reliquie sono conservate a Maratea, in Lucania, ma il suo culto è molto diffuso in tutta la Sicilia.
  PERSONAGGI ILLUSTRI DI COMISO
Salvatore Fiume SALVATORE FIUME: pittore, scultore e scenografo italiano (Comiso 1915 - Milano 1997). Dal 1931 al 1936 studiò presso l'Istituto di Belle Arti di Urbino, quindi si stabilì a Milano. Nei vari campi della sua attività (pittura, incisione, scultura, ceramica) espresse visioni ricche di suggestioni classiciste e medievaleggianti importate allo stile "metafisico" (Cavalieri, Firenze, collezione privata; L'isola bianca, 1964, Milano, collezione privata; mosaico per l'abside della nuova basilica di Nazareth, 1967). Eseguì scenografie per la Scala (Norma di Bellini, Nabucco di Verdi, ecc.), il Convent Garden, l'Opera di Roma, il Teatro Massimo di Palermo.

 

Biagio Pace BIAGIO PACE: archeologo italiano (Comiso 1889 - 1955). Professore di archeologia alle università di Pisa (1927-30) e Napoli (1930-35) e di topografia dell'Italia antica (dal 1935) all'Università di Roma, fu anche deputato al Parlamento (1924-43) e presidente dell'Istituto del Dramma Antico (1924-44). Condusse esplorazioni archeologiche a Creta, a Rodi, in diverse località dell'Asia Minore e in Africa, a Cartagine e nel Fezzan. La sua opera fondamentale è Arte e civiltà della Sicilia antica (1935-49), in cui le antiche civiltà siciliane, sino ai Bizantini, sono inquadrate in un'ampia visione del mondo classico. Notevoli anche l'Introduzione allo studio dell'archeologia (1934) e I mosaici di Piazza Armerina (1955).

 

Salvatore Adamo SALVATORE ADAMO: popolare cantante Italiano nato a Comiso.

 

Gesualdo Bufalino GESUALDO BUFALINO: nasce a Comiso (Ragusa) il 15 novembre del 1920. Fin da bambino è affascinato dal mondo della lettura e della scrittura. Inizia a scrivere versi intorno ai dodici anni. Scrittore segreto fino al 1978, Bufalino ha esordito curando per Sellerio un volume di fotografie ottocentesche, Comiso Ieri. Oggi le sue opere sono state tradotte in spagnolo, portoghese, francese, inglese, tedesco, danese, giapponese, olandese, svedese, greco, coreano, israeliano.

 

  MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE
museo di storia naturalemuseo - interno Il Museo Civico di Storia Naturale di Comiso è stato istituito nel 1991 ed ha sede provvisoria presso l’ Ex Mercato ittico suggestiva costruzione risalente al 1867. Il museo verrà ampliato presso l’edificio dello "Stabilimento Ex Manifattura Tabacchi" di Comiso che consentirà, l’allestimento delle sezioni paleontologica, zoologica e botanica, con la riproposizione dell’Orto Botanico che esisteva a Comiso nel 1804 presso l’attuale spazio antistante Piazza delle Erbe.

Attualmente il museo possiede oltre 7000 reperti fossili di vari invertebrati e vertebrati del Quaternario siciliano, appartenenti alla "Collezione paleontologica G.. Insacco".Inoltre sono presenti un centinaio di minerali della zona, oltre a diverse migliaia di conchiglie, di insetti, una importante collezione di crostacei e pesci del Mediterraneo, vari rettili, centinaia di uccelli, mammiferi terrestri e marini naturalizzati, nonché diversi preparati osteologici.Allo stato attuale è fruibile solo una parte della sezione zoologica, dedicata ai cetacei e alle tartarughe marine.

   
   
   
 

fonte: www.comune.comiso.rg.it