| RAGUSA |
Le Origini
Ragusa vanta origini antiche, la collina di Ibla fu infatti abitata
fin dal XIV sec. A. C. dai Siculi.
Di questi antichi abitanti abbiamo delle significative tracce nelle
necropoli attorno a Ragusa.
Un gruppo di tombe a forno, grotticelle scavate nella roccia, le
possiamo scorgere lungo la strada che da Ibla sale a Ragusa appena
sotto la chiesa di S. Maria delle Scale; un altro gruppo di tombe
sicule si trova nei pressi della confluenza del torrente S. Leonardo
con l'Irminio e si possono scorgere anche affacciandosi nella
vallata dal Giardino Ibleo.
Una necropoli greca del VI sec. A. C. nella collina Rito testimonia
la presenza di un gruppo di Greci di Camarina in quel luogo dove
intrapresero i rapporti commerciali con i Siculi di Hybla
rispettandone pero' l'autonomia.
Nel 1081 i Normanni iniziano la conquista della Sicilia e nel 1091
anche Ragusa viene conquistata. Ruggero d'Altavilla tiene per se'
Modica, Scicli, Ispica e Giarratana e concede al figlio Goffredo,
Ragusa col titolo di Contea.
Nel 1693 un terribile terremoto distrusse Ragusa (5000 morti)
assieme a tutta la Sicilia sud-orientale (60.000 vittime in totale).
La ricostruzione di Ragusa inizia subito e mentre i nobili (Sangiorgiari)
preferiscono ricostruire sullo stesso luogo dove sorgeva prima,
massari e borghesia (Sangiovannari) andarono a costruire sulla
vicina collina |
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| Chiesa di Santa
Maria delle Scale |
Secondo una tradizione
locale, priva tuttavia di riferimenti documentari, la chiesa
sarebbe stata edificata dai monaci Cistercensi dell'abbazia di S.
Maria di Roccadia di Lentini, nella prima meta' del secolo XIII.
Risulta comunque gia' esistente agli inizi del secolo XIV e riveste
una notevole importanza dal punto di vista architettonico, poiche'
conserva un'intera navata e numerosi resti lapidei di stile gotico
che ci riportano allo stile architettonico della citta' prima delle
distruzioni operate dal terremoto del 1693.
Il sisma
produsse, nella chiesa, solo danni lievi che vennero ben presto
riparati, ma nella seconda meta' del XVIII secolo a causa
dell'aumento della popolazione e col pretesto di presunti pericoli
di crollo, l'edificio venne ampliato e in gran parte ricostruito.
L'antica chiesa era preceduta da un portico con arcate, chiamati
"le pinnate di Santa Maria", che occupava l'attuale navata
sinistra sotto il cui pavimento ci sono anche cospicui resti del suo
pavimento in lastre di calcare.
In un lato del portico c'era un pulpito ottagonale in pietra, oggi
murato all'esterno della chiesa, e le pareti erano decorate con
numerose pitture murali. Tra queste una raffigurava San Giovanni
Battista che battezzava Gesu'; la chiesa infatti pur non essendo
parrocchiale era "sacramentale" cioe' poteva amministrare
i sacramenti del battesimo e del matrimonio per conto della chiesa
parrocchiale di San Giovanni Battista da cui dipendeva.
A destra del portico c'era il campanile, ancora esistente, sotto il
quale, in una cappellina di gusto rinascimentale, si trova un
pregevole fonte battesimale, scolpito nel 1552 in un solo blocco di
pietra pece.
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| Palazzo Battaglia |
Il Palazzo,
situato a Ragusa Ibla accanto alla chiesa della SS. Annunziata, si
distingue per il suo aspetto monumentale e per la raffinatezza delle
soluzioni architettoniche e decorative che fanno pensare alla mano
di un abile architetto, forse il Gagliardi.
La ricostruzione fu iniziata nel 1724, per iniziativa di don
Grandonio Battaglia, barone di Torrevecchia, che incarico'
dell'opera il capomastro Giuseppe Recupero di Acireale. Dopo tre
anni di lavori la costruzione si avviava verso completamento ed il
proprietario incaricava il capomastro ragusano Carmelo Cultraro ed
il figlio Desiderio di "farci l'Affacciata del suo palazzo
secondo il disegno di Rosario Gagliardi di Siracusa".
Qualche decennio dopo, nel 1748 il palazzo veniva ampliato con
l'aggiunta dell'ala nord che prospetta su via Chiaramonte, per
iniziativa del barone Giovanni Paolo Battaglia, e l'opera dei
capomastri ragusani Silvestro Di Natale e Vincenzo Sbezzi.
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| Chiesa
di San Filippo Neri |
La chiesa
sorse nel 1636, pochi anni dopo la canonizzazione di San Filippo
Neri
(1622), per iniziativa della Confraternita a lui intitolata, con il
cospicuo contributo della famiglia Schinina'. Non riporto' danni dal
terremoto e venne probabilmente ampliata tra il 1738 e il 1740.
Alcuni
anni dopo, precisamente nel 1761, subi' un ulteriore intervento di
ristrutturazione con l'elevazione dei prospetti laterali, l'apertura
delle grandi finestre e la costruzione della volta, in sostituzione
del soffitto in legno.
Il prospetto, molto semplice, si affaccia su un piccolo sagrato
recintato ed e'
impreziosito dal portone d'ingresso, incorniciato da due colonne
lisce con capitello corinzio che reggono la trabeazione col fregio
decorato a motivi vegetali.
Sopra il portone si apre una finestra affiancata da due belle volute
in pietra e sormontata da una cornice aggettante su cui poggiano
altre due volute |
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| Chiesa di San
Giovanni Battista |
Dedicata a San Giovanni
Battista, la chiesa, prima del terremoto del 1693, sorgeva nella
parte ovest dell'antico abitato di Ragusa sotto le mura del castello
medievale, dove oggi si trova la chiesetta di S.Agnese, edificata
sulle sue rovine verso la fine del XVIII secolo. Gravemente
danneggiata dal sisma, a seguito delle complesse vicende della
ricostruzione, venne riedificata al centro del nuovo abitato di
Ragusa che cominciava a sorgere nella contrada "del Patro"
.
In questo sito, il 15 Aprile del 1694 venne posta la prima pietra
della nuova chiesa che dopo appena quattro mesi era completa e il 16
Agosto dello stesso anno poteva essere aperta al culto, con una
solenne cerimonia cui presenziarono il Procuratore generale del
Conte di Modica, don Antonio Romeo y Anderas, tutti i maggiorenti
della citta' e dall'amministrazione della Contea. Il breve tempo
occorso per la costruzione indica che doveva trattarsi di una chiesa
di piccole dimensioni, che infatti risulto' ben presto inadeguata
alle esigenze del nuovo quartiere della citta' che conosceva una
continua espansione |
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| Palazzo Zacco |
Ubicato nel nuovo
abitato di
Ragusa, il palazzo venne edificato nella seconda meta' del colonne
secolo XVIII dal barone Melfi di S'Antonio ed acquistato alla fine
del secolo successivo dalla famiglia Zacco, da cui ha preso il nome.
L'edificio ha due prospetti con sei ampi balconi. Nel cantonale
d'angolo si trova lo stemma gentilizio della famiglia Melfi,
delineato da una cornice di foglie d'acanto su cui si appoggia un
puttino, mentre un altro tira fuori la testa dal lato opposto. Sul
prospetto principale si aprono tre balconi: quello centrale poggia
sulle due in pietra pece con capitello corinzio, che delimitano
l'ingresso. I due laterali, invece, hanno grandi mensole con la
raffigurazione di musici che sovrastano volti grotteschi e
raffigurazioni antropomorfe. Particolarmente originale e' la mensola
centrale del balcone laterale destro, con il musico che suona le
maracas ed il sottostante mascherone che si rivolge ai passanti con
una smorfia burlesca |
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| Palazzo Sortino
Trono |
Venne edificato per
iniziativa di don Ignazio Sortino Trono, nel 1778, su alcune
case della sua famiglia e, probabilmente, su parte delle mura
dell'antico castello. La ricostruzione si svolse in diverse fasi per
la durata
di ben quindici anni, per concludersi nel 1793. L'importante
prospetto sovrasta la piazza "degli Archi" e si affaccia
sulla balconata chiamata "cianu re Signuri", accessibile,
tramite una ripida scala, dalla sottostante via del Mercato. I due
piani sono separati da una fascia in pietra mentre cinque grandi
lesene che terminano con un capitello festonato ripartiscono in
quattro settori la superfice. Nell'ultimo partito a destra si trova
il grande portale d'ingresso, lievemente convesso, che regge un
balcone dalla cornice alquanto lineare realizzata in pietra calcare
con intarsi in pietra pece. I tre balconi laterali hanno grandi
mensole in pietra pece scolpite a motivi vegetali e, nelle aperture,
cornici in pietra calcarea, con un caratteristico fregio "a
lambrecchini" di gusto rococo'. Ai lati del portone d'ingresso
due piccole aperture di forma ovale e nei tre partiti, grandi
finestroni dalla cornice mistilinea sormontata da un fregio a
conchiglia.
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| Chiesa di
Santa Maria del Gesu' |
Il convento e
la chiesa di S. Maria del Gesu' vennero edificati dai Frati
minori riformati a partire dal 1636, con il contributo
dell'Amministrazione cittadina dell'intera popolazione;
un'iscrizione, datata 1654, posta sull'architrave della
porta d'ingresso, ricorda anche il contributo dato dal ricco
Don Vincenzo Campolo, barone di San Blasi e del Mastro.
La costruzione fu lenta e difficoltosa dato che il sito
scelto per ospitare il grande edificio non era favorevole
alla edificazione. Si trovava infatti sul versante sud
dell'abitato, nei pressi di una delle porte di accesso alla
citta', in modo che i frati potessero dedicarsi alle opere
di assistenza dei poveri, dei malati e dei moribondi e nello
stesso tempo, conservare la quiete necessaria per la
contemplazione e la preghiera. Il fabbricato, per la cui
costruzione furono utilizzati i materiali di risulta
dell'ormai abbandonato castello di Ragusa si eleva, per
un'altezza di 21 metri, su quattro livelli che, anticamente
ospitavano i diversi ambienti del convento |
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| Chiesa di
San Francesco all'Immacolata |
Dedicata a S.
Francesco D'Assisi, ma conosciuta con il nome di Immacolata,
la chiesa sorse, con molta probabilita' nella seconda meta'
del secolo XIII; si ha notizia infatti di una comunita'
francescana sorta a Ragusa nel 1225, pochi anni dopo la
morte del Santo. Una tradizione la vuole edificata, insieme
all'attiguo convento, sul palazzo in cui risiedevano i Conti
Chiaramonte, di cui il campanile sarebbe una delle torri.
In realta', i resti, ancora visibili dell'antica chiesa,
inglobati nell'attuale edificio, sono anteriori al 1299,
anno d'inizio della Signoria dei Chiaramonte, i quali,
inoltre, non avrebbero mai costruito il loro palazzo all'estremita'
dell'abitato; erano, invece, i frati francescani,
conformemente allo spirito di poverta' del fondatore, a
stabilirsi sempre nelle periferie della citta', in cui si
poteva condividere la vita dei poveri, dedicarsi
all'accoglienza e alla cura dei malati, dei viandanti, dei
pellegrini e, parimenti, conservare un certo isolamento che
facilitasse la preghiera e la contemplazione |
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| Palazzo
Bertini |
Il palazzo
fu edificato alla fine del settecento per iniziativa di don
Salvatore Floridia, lungo la cosiddetta via
"Maestra" o "Cassero", oggi Corso
Italia, uno degli assi dell'impianto urbanistico ortogonale
del nuovo abitato di Ragusa.
Intorno alla meta' del secolo successivo fu acquistato dalla
famiglia Bertini da cui ha preso il nome.
Il prospetto ha subito una sostanziale modifica a seguito
dell'abbassamento e della regolarizzazione della sede
stradale, avvenuta nel 1847. Anticamente, infatti i balconi
dell'attuale piano ammezzato erano a livello della strada e
costituivano gli ingressi dei locali a pianterreno.
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| Chiesa del
Purgatorio |
Edificata a
meta' del XVII secolo, per iniziativa della famiglia Mazza,
la chiesa venne aperta al culto il
6 Maggio 1658 e dedicata a Tutti i Santi e alle Anime
Purganti.
Il terremoto del 1693 la lascio' pressoche' incolume e, nel
1694, divenne chiesa sacramentale, sotto
cioe' vi si potevano amministrare i sacramenti per conto
della chiesa di S. Giovanni, da cui dipendeva, che si era
trasferita nel nuovo quartiere in corso di edificazione
nella contrada del Patro, sopra il Convento del Carmine. Nel
1729, a seguito di un accordo tra i parroci di S. Giorgio e
San Giovanni, la chiesa passo' con tutto il quartiere, la
giurisdizione della parrocchia di San Giorgio, di cui
divenne a sua volta chiesa sacramentale. |
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| Palazzo
della Cancelleria |
Il palazzo
venne edificato dalla famiglia Nicastro, nella prima meta'
del XVIII secolo, ma subi' successivamente delle modifiche,
come indicano, il timpano recante la data 1760, che non e'
in asse con
il sottostante prospetto, e le differenze stilistiche tra il
portale e la grande tribuna della facciata principale.
Acquistata dal Comune, nella seconda meta' del XIX secolo,
divenne sede della Cancelleria comunale e da essa ha preso
il nome. Il prospetto principale si affaccia su una
piazzetta in cui confluiscono due diramazioni della lunga
scalinata, che anticamente,
era l'unica via di comunicazione tra il quartiere inferiore
e quello superiore della citta' di Ragusa. Due alte lesene
racchiudono lo spazio in cui troneggia la grande tribuna,
l'elemento di maggior pregio della costruzione.
Il balcone e' sorretto da cinque enormi mensole, di sapore
ancora seicentesco, che disegnano tre grandi volute, dietro
la panciuta ringhiera in ferro battuto. L'apertura e'
incorniciata da due lesene con volti di cherubini e'
sormontata da un timpano dalle linee spezzate. Il
sottostante portale d'ingresso che probabilmente venne
aggiunto in un epoca successiva, male si raccorda
all'insieme e, con le sue linee fortemente aggettanti
fuoriesce dallo spazio scandito dalle due lesene laterali.
Il prospetto laterale, molto piu' unitario, e' anch'esso
delimitato da alte lesene, ed ospita due finestroni
raccordati con una cornice mistilinea con i balconi del
primo piano. Questi sono di dimensione piu' contenute,
rispetto alla tribuna principale ma ne ripetono il motivo
seicentesco nelle mensole, a due sole volute. Assieme alla
chiesa dell'Itria ed al sottostante palazzo Cosentini il
palazzo costituisce certamente il complesso barocco piu'
importante della citta'.
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| Chiesa di
Santa Maria dell'Itria |
Sorta con molta
probabilita' nel sec. XIV, al centro dell'antico quartiere
ebraico di "Cartellone", la chiesa
apparteneva all'Ordine dei Cavalieri di Malta e precisamente
alla Commenda di Modica-Randazzo, fondata dai conti di
Modica della famiglia Chiaramonte, come indica la presenza
delle caratteristiche croci ottagone nel portone d'ingresso,
nella cantoria dell'organo e nell'altare maggiore.
Era dedicata al Santo Vescovo Giuliano l'Ospedaliere,
poiche'; aveva annesso un "hospitium" per
l'accoglienza dei viandanti e degli ammalati. Tuttavia,
poiche' vi si venerava una immagine della Madonna dell'Itria
(dal greco Odygitria che significa colei che indica il
cammino), la cui devozione e' molto diffusa in Sicilia, ben
presto la chiesa fu ad essa intitolata.
Poco o nulla danneggiata dal terremoto del 1693, nella prima
meta' del XVIII secolo, l'antica chiesa fu ampliata e
ricostruita in stile barocco diventando uno dei luoghi di
culto piu' importanti del quartiere. |
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| Palazzo La
Rocca |
Situato
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alle spalle della chiesa di S. Giorgio, lungo quella che era
la strada principale dell'antico abitato di Ragusa detta la
"Ciancata" perche' l'unica strada pavimentata con
lastre di calcare
chiamate "cianche", il palazzo fu costruito, per
iniziativa di Don Saverio La Rocca, barone di S. Ippolito,
intorno al 1765 sulle vecchie case della famiglia. Di questa
antica dimora dei La Rocca, che risultano presenti a Ragusa
fin dall'epoca normanna, sono ancora visibili alcuni resti
murari, con caratteristici archi ad ogiva, nel seminterrato
del palazzo. Il prospetto, ad un piano, sobrio ed elegante,
e' caratterizzato da sette balconi sorretti ognuno da tre
mensole in pietra pece di cui le laterali sono piu' piccole
mentre la centrale e' piu' grande per seguire la curva della
modanatura del balcone |
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| Chiesa di
San Giorgio |
La chiesa di
San Giorgio, antica chiesa madre della citta', prima del
1693, sorgeva all'estremita' est dell'abitato, nei
pressi dell'attuale Giardino ibleo, dove si trova ancora il
grande portale quattrocentesco, di stile gotico-catalano,
unica vestigia rimasta dell'antico tempio.
La chiesa venne infatti gravemente danneggiata dal
terremoto: restarono in piedi parte della facciata, alcune
cappelle e parte della Cappella maggiore, per cui venne
costruito un ampio locale adiacente alla navata sinistra del
vecchio tempio, in cui poter svolgere le sacre funzioni.
Nel secondo quarto del secolo XVIII, si penso' al
trasferimento della chiesa in una posizione piu' centrale
rispetto all'abitato, e, dopo aver scartato l'ipotesi di una
ricostruzione nel sito della vecchia chiesa di S. Giovanni,
anch'essa trasferita, si decise di costruirla al posto della
chiesa di S. Nicola, che fino al secolo XVI era stata la
parrocchia dei fedeli di rito greco e successivamente,
passata al rito latino, era divenuta "chiesa
sacramentale" di S. Giorgio.
Del progetto della nuova chiesa venne incaricato, nel 1738,
Rosario Gagliardi,
architetto della citta' di Noto e del suo vallo, uno dei
protagonisti della ricostruzione barocca, che in questo
edificio ci ha lasciato, forse la sua opera migliore. La
prima pietra del nuovo tempio fu posta il 28 giugno
dell'anno successivo, come ricorda una lapide murata sul
lato destro della scalinata, e tuttavia, come ricorda
l'enigmatica iscrizione posta sul lato opposto, i lavori
poterono cominciare solo nel 1744, probabilmente a causa
dell'opposizione dei procuratori della chiesa di S. Nicola,
che non volevano perdere il loro luogo di culto.
Al Santo Vescovo venne poi intitolato l'altare del transetto
destro che probabilmente e' posto nel luogo in cui sorgeva
l'altare maggiore dell'antica chiesa.
Il progetto del Gagliardi, di cui si conservano ancora le
tavole originali, e' caratterizzato dalla monumentale
facciata "a torre" che ingloba il campanile nel
prospetto e termina con una cuspide a bulbo, richiamando i
tabernacoli lignei, seicenteschi, delle chiese cappuccine.
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| Chiesa di
San Giuseppe |
Fu edificata a
partire dal 1756, per iniziativa delle monache Benedettine dell'attiguo
monastero, occupando parte del luogo in cui, prima del
terremoto sorgevano la chiesa di San Tommaso ed il suo
campanile; i lavori si conclusero nel 1796.
La costruzione si presenta estremamente unitaria per cui si
deve pensare ad un unico progettista che, se non il
Gagliardi, si deve comunque ricondurre alla sua cerchia.
La facciata a tre ordini, ricca di intagli e sculture, e'
ornata dalle grandi statue dei Santi dell'ordine
Benedettino: San Benedetto e San Mauro in alto, Santa
Gertrude e Santa Scolastica in basso. Mentre due statue piu'
piccole, ai lati del portone d'ingresso, raffigurano S.
Gregorio Magno e Sant'Agostino.
Quattro pilastri e quattro colonne, caratterizzate da una
vistosa rastremazione verso la base e poste su alti
basamenti, dividono il prospetto in tre partiti.
I due laterali hanno soltanto il primo ordine e terminano
con le due statue, affiancate a grandi volute, che furono
ideate e realizzate dallo scultore ragusano Giambattista
Muccio, nel 1775.
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| Palazzo
Cosentini |
L'edificazione
del palazzo risale al terzo quarto del XVIII secolo per
iniziativa del barone Raffaele Cosentini
e del figlio Giuseppe e, probabilmente, si concluse nel
1779, a questo anno risale infatti un documento che fa
riferimento all'acquisto delle tegole per il tetto. Il
palazzo si trova alla confluenza di due importantissime vie
di comunicazione della citta' antica, la Salita Commendatore
con la scalinata che metteva in comunicazione il quartiere
inferiore con quello superiore e la strada di S. Rocco, che
passando davanti alla chiesa omonima, attraversava la
vallata di S. Leonardo e si collegava alle "trazzere"
che conducevano a Comiso e Chiaramonte.
Per questo motivo ai due cantonali si trovavano, come ci
dice una descrizione dei primi anni del secolo XX, le statue
dei protettori dei viandanti: S. Francesco di Paola, ancora
esistente, dal lato della scalinata, e San Cristoforo o S.
Rocco, dall'altro lato. 
Il prospetto principale dell'edificio, a due piani e'
delineato da due alte paraste, che terminano con un curioso
capitello arricchito da festoni e dalla conchiglia, elemento
tra i piu' caratteristici delle decorazioni barocche.
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| Palazzo
Vescovile Schinina' |
Il palazzo
venne edificato alla fine del XVIII per iniziativa di don
Mario Schinina' Cosentini dei marchesi di Sant'Elia, il cui
stemma, un giglio ed una cometa sormontato da una corona
marchionale, e' posto sul portone d'ingresso. 
Nella prima meta' del XIX secolo, venne ereditato dai figli
Giuseppe e Giambattista che lo divisero in due parti:
nell'ala sud, tutt'ora di proprieta' della famiglia
Schinina' del S. Cuore. L'ala nord, invece, con il grande
giardino, dal 1926 al 1935 fu sede della Prefettura della
nuova Provincia di Ragusa e, nel 1949, fu ceduto dalla
marchesa Carlotta Schinina' al parroco della chiesa di San
Giovanni Battista perche', con l'istituzione della Diocesi
di Ragusa, divenisse sede del Seminario; oggi ospita anche
il Vescovato e gli uffici della Curia Diocesana |
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| Chiesa di
Santa Maria dei Miracoli |
La chiesa di
Santa Maria dei Miracoli, secondo la tradizione, venne
edificata intorno alla meta' del XVII secolo,
fuori dal recinto urbano della citta', in seguito al
rinvenimento di una immagine della Madonna col Bambino,
forse appartenente ad un oratorio rupestre di culto greco,
dell'epoca bizantina o, piu'
probabilmente, tardo-medievale. Il ritrovamento della
sacra Immagine, come spesso avveniva, fu considerato dalla
popolazione un evento prodigioso, per cui si decise di
costruire un tempio in onore della Madonna, che venne ben
presto realizzato con il concorso di tutta la citta'. Tanta
era la devozione del popolo ragusano, che l'amministrazione
della Contea di Modica concesse il privilegio della
"Fiera franca", un mercato esente da gabelle, da
tenersi nei pressi della chiesa dal sette al nove di
settembre di ogni anno, in occasione della festa della
Nativita' della Vergine. La chiesa, costruita con tanto
entusiasmo, rimase tuttavia incompleta, manca infatti, di
un'adeguata copertura, forse prevista con una volta a
padiglione, ed i prospetti mancano del secondo ordine.
Ciononostante l'edificio costituisce un "unicum"
nel panorama architettonico barocco della citta', al punto
da far pensare che sia stata ideata da un colto progettista,
venuto in contatto con gli ambienti del Barocco romano ed in
particolare con la cerchia del Bernini. Particolare e'
infatti la pianta, ad ottagono allungato, e raffinati ed
originali sono gli intagli delle tre porte d'ingresso da cui
i "capimastri" locali trassero ispirazione per le
facciate settecentesche delle vicine chiese delle Anime
Sante del Purgatorio e di Santa Petronilla |
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fonte: www.comune.ragusa.it
I testi e le immagini sono state estratte dal libro: "I
Monumenti del Tardo Barocco di Ragusa"
T.N.G. srl - NONSOLOGRAFICA |
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