COMPAGNIA DEL
MEDITERRANEO PRESENTA
L’ARTICOLO
APPARSO SULLA PRESTIGIOSA RIVISTA
“ SUR LA TERRE ” MONTECARLO
VIAGGIO NEL GIARDINO DELLA SICILIA
Le Sicilie sono tante, non finiremmo mai
di contarle. Vi è la Sicilia verde del
carrubo, quella bianca delle saline,
quella gialla dello zolfo, quella bionda
del miele, quella purpurea della lava.
Fra le “cento” Sicilie vi è un’isola
nell’isola.: la provincia di Ragusa.
Giardino felice quella del Ragusano.
Oasi dal fascino discreto e sofisticato,
che richiama viaggiatori appassionati
(alla Jean Houel…). Fatto sta che ci
vuole una qualità d’animo, oltre il
gusto per viottoli; e pietre ardenti e
silenziose, vicoli ciechi, dalle
persiane come sigillate che celano uno
sguardo nero, che ti scruta.
Il viaggiatore che coglie tali atmosfere
è già in grado di recarsi in visita al
castello magico di Donnafugata,
celebrato nel “Il Gattopardo” di
Tommaso di Lampedusa.
Portandosi verso Ragusa, merletti di
muri a secco disegnano i confini delle
campagne. E secolari alberi di carrubo
spandono nell’aria profumi di oppio e di
miele, il miele di satra dei monti Iblei
decantato da Virgilio.
Arrivati a Ragusa, s’ impone in tutta la
sua mole la cattedrale di San Giovanni,
come a Ibla la splendida Chiesa del Patrono,
San Giorgio, quasi a dominare la
cittadella - presepio vivente. E poi i
tanti palazzi nobiliari, testimoni
muti del Settecentesco barocco siciliano
nonché espressione artistica del geniale
Rosario Gagliardi, artefice della
rinascita architettonica della Val di
Noto. Andando, quindi, a Modica, città
di campanili sonanti, di chiese, di
conventi, di cattedrali imponenti, come
quelle di San Pietro e San Giorgio, si
apre alle suggestive scenografie del
barocco settecentesco, contagiate da gaiezza
rococò.
L’ originaria Contea di Modica è
rappresentata dalla città ove visse
rendendola rinomata per cultura il
casato del principe Grimaldi, di cui,
oggi, è a testimonianza l’omonima
Fondazione culturale. Il principe Enrico
Grimaldi secondogenito di Carlo, signore
di Mentone e sovrano principe di Monaco,
consigliere e ciambellano di Re Martino,
ottenne per i suoi servigi nel 1396 le
baronie di Sittibilini e Policarini e
la terra confiscata ai baroni ribelli di
allora, Castrogiovanni ovvero Enna.
Nel 1397 ricevette da Re Martino la
baronia ed il Castello della Bozzetta,
la castellania e divenne governatore di
Enna . Da quel casato dei Grimaldi
discesero i principi di Santa Caterina.
Dall’Altopiano Ibleo al mare declina la Piana di Vittoria, conca
dell’oro verde per gli orticoli di
qualità, i fiori, i rinomati vitigni, vivificati
dal forte sole mediterraneo che colora
e rende corposo il tanto decantato vino
Cerasuolo, col quale
Odisseus ebbe a soggiogare Polifemo e
che poi, inebriava finanche Orlando e
Rinaldo, nella Corte di Carlo Magno,
come nel poema carolingio del
conterraneo indimenticabile poeta colto
L. Frasca. Ora sospinta alla modernità,
citta Vittoria dall’ animo
imprenditricee nata per volonta’ della
principessa Colonna Herinquez, figlia di
Marco Antonio, Vice Re di Sicilia, la
quale insistente : chiedeva al re
Filippo III di Spagna, a “riaedificetur
Camerina “.
Della fondatrice prese quindi l’attuale
Vittoria, come predestinata a
perpetuare la tradizione dell’antica
citta’ posta sulle sponde dell’Ippari,
cantata dal grande Pindaro nell’Ode a
Psaumide vincitore Camarinese alla V
Olimpica
Località vicinoria è Comiso, che diede i
natali a personaggi come Fiume e
Bufalino; ma anche città di egregi
artigiani -artisti, di poeti, di
scrittori, scultori e di pittori,
cresciuta attorno l’antica sorgente dove
ignuda si bagnava Diana, dea cacciatrice;
e le acque della fonte, ancora, sfociano
nell’ Ippari, fiume che tanti cavalli
nutriva, per la celebre cavalleria
sicula, immortalati nella quadriga
della vittoria, impressa negli ori a
futura memoria della sconfitta
ateniese.
Si potrà ancora salire per la collina
raggiungendo la città museale di
Chiaramonte, nobilmente arroccata fra
giardini sempreverdi, di oleandri
scarlati dove lo sguardo si apre al
paesaggio, fra il vulcano fumante,
l’Etna, ed il golfo sottostante di
Camarina,
Dalle strade tortuose, improvvisa appare
Scicli, la città barocca, stupendamente
accovacciata nel seno dei suoi tre
valloni, irti di rocce minacciose e
nascosti sotto verdi frondosi carrubi e
mandorli in fiore. Lassu,’ guardando
dall’ immensa piazza, sopra un dirupo a
strapiombo, si staglia la Chiesa sforata
di San Matteo, tale da sembrare un
fortilizio imprendibile, che notte e
giorno veglia sulle Chiese barocche, e
i loro campanili, sui silenziosi
palazzi baronali e sulle dimore civiche.
Al centro, l’ immensa piazza, contornata
come una cinta da tanti palazzi barocchi
settecenteschi, con i putti ai balconi,
che sembrano volerti raccontare la
loro storia.
Ispica, quindi, regala al visitatore
nuove emozioni: palazzi e chiese solenni,
conventi ed abitazioni rupestri che
declinano verso le antiche “cave” e la
valle, lunga e magra, rosario di
luculli e saccelli, che le acque
diluvianti, il tempo, e gli abitatori
hanno scolpito a meraviglia.
Nella fascia costiera disegnata dalle
acque azzurre del Mediterraneo, si
mostra Pozzallo, antico centro marinaro,
con i suoi pescatori ed i maestri
d’ascia. Di indubbia suggestione
riescono per il viaggiatore anche
vestigia storiche tardobarocco e
liberty. Appuntamento stagionale,
all’insegna della tradizione marinara ,
è la sagra del pesce azzurro.
In questi luoghi pervasi da mitologia
e storia aleggia ancora integra la
civiltà preindustriale delle botteghe
artigiane, ove l’ abilità manuale si
mescola al cantico modulato delle
maestranze: sarti, calzolai, dolciari,
pastai, restauratori , compongono
insieme una compagnia di “maestri d’arte”
.
Fin dalle epoche passate la Sicilia
Orientale era ricoperta di ulivi, e l’olio
colato a stille veniva offerto dalla
gente Iblea agli dei, che hanno fatto l’
essenza dei miti, cantati dai poeti di
questa isola, pregnante di racconti e di
storie vecchie e che sembrano ancora
nuove.
Come nella villa Casale, gli antichi
mosaici e nelle altre ville, raccontano,
ora già come allora, nei secoli antichi
i giuochi delle “dieci fanciulle” che in
succinti bikini, allora, come proprio
come oggi, sulle spiaggia..
Abitanti
accoglienti, di città viventi, dai forti
contrasti, come le genti e le civiltà
che si soprapposero: Troiani, Bizantini,
Arabi, Normanni, Svevi e che mai si
imposero, forse perche` gli abitatori
vecchi e i nuovi arrivati si assopivano
uno sull’altra, al sole caldo del
mediterraneo, inebriati dai profumi di
timo, zagare, e gelsomini .
Ora quegli
alberghi dell’ Isola, famosi, rinomati
per il lusso: arredati sapientemente,
con drappeggi di sete cardinalizie,
orlati di fili d’ oro, hanno lo stile di
lussuosi conventi; altri, sono simili a
chiostri, aperti, con vista sul mare
sempre azzurro e prati verdi, cosparsi
di antiche statue, di piante esotiche
dai fiori di rosso purpureo, esalanti
effluvi e aromi di miele e cannella.
E di li’
guardi l’Etna maestosa ammantata di
neve e che vomita lapilli infuocati , e
il tuo sguardo scende giù fino al verde
degli aranceti e dei gialli limoni che
sembrano tuffarsi nel mare azzurro,
tanto caro ai Ciclopi .
Poi, piu’
giù gli ombrosi palmizi, ricurvi, messi
li’ come ad ascoltare il discorrere, a
volte sommesso e a volte forte degli
ospiti, che stancamente, accompagnano le
loro fatiche, assaporando cannoli
ripieni di ricotta al profumo di
vaniglia, boccali di granite di limone o
succosi gelati all’arancia.
In
definitiva il viaggiatore si ritroverà
certamente a percorrere, in “questa”
Sicilia la strada del vino Cerasuolo di
Vittoria, dal Barocco al liberty. Con
mille tentazioni enogastronomiche ed
agroalimentari.
Ma questa
è anche l’isola ove gli uomini si
sognano dei, e ogni donna si piace
essere matrona.
Gio
Vanni di stefano



