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Il ruolo dell’Italia nel turismo culturale
La quantità
e la qualità del patrimonio artistico, architettonico, monumentale e
paesaggistico dell’Italia non ha eguali, e comporta un’enorme
responsabilità. L’ Italia è da sempre conosciuta in tutto il mondo come la
patria dell’arte, luogo dove abilità e paesaggio si integrano alla
perfezione e la grandezza del patrimonio storico e artistico del nostro
Paese, evidente ad occhio nudo, non fa che confermare questi giudizi. Si
registrano tuttavia ritardi e criticità che compromettono la possibilità
di valorizzare al meglio il nostro patrimonio. Nel nostro Paese, ad
esempio, non esiste ancora un elenco esaustivo ufficiale dei beni
culturali, né è stato mai realizzato un lavoro sistematico di
catalogazione, malgrado la nostra Costituzione sia una delle poche, tra
quelle internazionali, a prevedere, tra i compiti ed i principi
fondamentali della Repubblica (art. 9), la tutela del patrimonio storico e
artistico della nazione. Tale
carenza, è sopperita a livello internazionale_ dalla lista del patrimonio mondiale elaborata dall’Unesco,
l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione la Scienza e la
Cultura, con delega alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio
artistico mondiale. Alla metà
degli anni novanta l’Italia era rappresentata nella Lista del Patrimonio
dell’Umanità solamente con dieci siti, mentre oggi, assieme alla
Spagna, rappresentiamo la nazione con il maggior numero di siti iscritti,
ben 39, includendo quello in comune con la Santa Sede. La
ricchezza dei nostri beni artistici ed ambientali, evidente a chiunque
percorra da nord a sud il nostro Paese, trova finalmente un più adeguato
riscontro.
Volontà principale
dell’Italia, quella di cercare il più possibile di relazionare il bene
iscritto con il territorio circostante e le sue tradizioni culturali. A tal fine, nel corso della
Prima Conferenza dei Siti Unesco italiani, svoltasi a Noto il 9 e 10
maggio 2003, il Ministero per i Beni e le Attività culturali ha invitato
i responsabili dei siti a dotarsi, non oltre il 2004, di piani di gestione
che rispondano a questi principi. Tuttavia i piani di gestione sono solo
il primo passo di un processo più impegnativo, che deve trovare nei
sistemi turistici locali un normale sviluppo (come peraltro previsto dalla
legge numero 135 del 2001. E’ necessario un
coordinamento istituzionale delle politiche di tutela e di valorizzazione
dei siti italiani e, in questo senso, le nuove disposizioni Unesco, con
gli strumenti legislativi relativi ai sistemi turistici locali,
rappresentano un’opportunità da sfruttare. Coniugare la tutela del
nostro patrimonio con la possibilità di renderlo ancor di più risorsa
economica è l’obiettivo primario del nostro Paese. Per ottenere ciò è
necessaria una nuova concezione di turismo culturale; deve consolidarsi,
da parte dei visitatori della penisola, la percezione che i monumenti e i
musei non siano disgiunti dal territorio, ma siano espressione del
contesto che li ospita. Strategiche, in questa
ottica, potrebbero risultare le nuove forme di collaborazione e di
coordinamento in grado di coinvolgere le istituzioni locali, le
soprintendenze, le associazioni di categoria, le strutture alberghiere e
il tessuto produttivo delle località interessate, al fine di lanciare
definitivamente il turismo culturale facendolo divenire la risorsa
economica principale del Paese. La strada da percorrere è
lunga e passa attraverso iniziative che mettano a disposizione dei vari
soggetti interessati (in primo luogo la PA locale) strumenti di lavoro più
efficaci e competenze più aggiornate.
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