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Grazie al Commissario Montalbano, il
luogo più visitato (30 mila turisti
solo nello scorso agosto) è l'ufficio
del Sindaco di Scicli, occupato nel
serial tv dal questore Bonetti
Alderighi Dai 30 mila
visitatori del castello di Agliè
alla mousse del commissario
Montalbano: le serie tv fanno bene
al turismo. Ma rischiano di
snaturare il valore reale dei luoghi.
Lo spiega una ricerca sul "teleturismo"
Una pizza Carabinieri,
accompagnata da un buon vino
Elisa e, per dessert, la
mousse Commissario
Montalbano. E voilà, il
viaggio è servito.
L'immagine
che le fiction televisive danno dei
luoghi in cui sono ambientate è così
affascinante da creare vere mode
turistiche e far rinascere l'economia
locale.
Prima
fra tutte quella di bar e ristoranti
che, naturalmente, approfittano
dell'assalto di spettatori/visitatori
curiosi di vedere i luoghi in cui
vivono, almeno nella fiction, i loro
beniamini televisivi.
E le
cose sono andate così bene intorno
ai set degli sceneggiati Carabinieri,
Elisa di Rivombrosa e Il commissario
Montalbano da giustificare ampi
spazi nei menu e nell'onomastica di
alberghi e bed&breakfast.
QUANDO
LA FINZIONE È PIÙ
VERA DELLA REALTÀ
L'analisi dettagliata di flussi
turistici ed economici l'ha fatta il
Centro Internazionale di studi sui
rapporti tra audiovisivo e
territorio che, a un anno
dall'analoga ricerca sul cineturismo,
presenterà alla Bit, (Fiera
internazionale del turismo aperta a
Milano dal 22 al 25 febbraio 2007)
uno studio sul teleturismo.
Cioè
sull'impatto della tv
nell'immaginario del turista europeo.
Oltre
ai tre illustri esempi italiani,
sono state analizzate altre due
fiction, l'inglese Heartbeat e la
francese Dolmen.
Tutte
dimostrano come l'identità virtuale
e l'identità storica di un luogo/set
si fondano in un mix nuovo e a volte
conflittuale. Il teleturismo, cioè
la visita a luoghi utilizzati come
location per le fiction tv, è la
nuova tendenza di viaggio che sta
sostituendo il valore reale dei
luoghi.
POTERE DELLE FICTION TV
È il "turismo
delle immagini": la televisione ha
la forza dei grandi numeri e può
lanciare non solo volti e talenti,
ma anche luoghi e territori,
indipendentemente dal loro valore
reale. Per esempio, accade che a
Città della Pieve, il set umbro di
Carabinieri, si vada per fare vip
watching, sperando di vedere gli
attori, e non per immergersi nei
luoghi che hanno dato i natali a un
maestro come il Perugino.
Per
questo le comunità e le istituzioni
dei luoghi che ospitano le
produzioni hanno un atteggiamento
ambivalente nei confronti
dell'effetto teleturistico: valutano
positivamente gli effetti di
visibilità, ma temono quelli
sull'identità storica. Il risultato?
"C'è pochissima preparazione del
territorio per sfruttare al meglio
le occasioni di sviluppo offerte
dalla presenza di una fiction
televisiva" sostengono i ricercatori
Andrea Rocco e Paolo Di Maira.
ELISA DI RIVOMBROSA, UN'IRLANDESE
MANCATA
Elisa
di Rivombrosa doveva essere
ambientata in Irlanda. Per ragioni
di costi fu scelta l'Italia, il
Piemonte e il suo castello di Agliè,
perfetto per il personaggio del
Conte Ristori, esponente della
nobiltà di campagna.
Cosa ha
determinato il successo della
fiction? "La riconoscibilità del
paesaggio" spiega lo sceneggiatore
Pietro Bodrato. "Il pubblico
televisivo preferisce storie che
luoghi italiani, forse per un fatto
di identificazione. Se l'ambientazione
fosse stata irlandese sarebbe stata
forse percepita come estranea,
avrebbe prevalso la distanza storica.
L'unità, la solidità e l'estrema
originalità di quel luogo hanno
funzionato molto". Anche troppo.
Tanto
che, nella seconda serie, quando
Elisa si è trasferita a Napoli,
l'audience è calata. E anche gli
incassi nei dintorni di Agliè: il
successo di Elisa ha portato mille
visitatori al giorno al castello e
quando si è parlato di trasferimento
a sud è stata la rivolta, con tanto
di interrogazioni parlamentari e
titoloni sui giornali locali, "Giù
le mani da Elisa!".
Nei
premi sei mesi del 2004 il castello
di Agliè ha avuto 31.863 visitatori
(contro i 5 mila dello stesso
periodo del 2003) e il merchandising
si è esteso alla creazione, da parte
di alcuni ristoranti, di piatti in
tema, come "l'insalata del conte
Ristori", e addirittura di etichette,
come il vino "Elisa".
Anche i
castelli dei dintorni ne hanno
beneficiato: da aprile a ottobre,
tutte le domeniche, sono aperti al
pubblico.
"I
visitatori, anche piemontesi, non
avevano la cultura dei castelli, né
li conoscevano e adesso dicono: è
come essere in tv, ma qui è tutto
vero" racconta la contessa Consolata
Beraudo di Pralormo, proprietaria
dell'omonimo castello nelle Langhe
Roero.
LA TRIPLA IDENTITÀ
DE IL COMMISSARIO MONTALBANO
Dopo aver escluso Porto Empedocle a
causa della sua povertà scenografica,
per raccontare
la Vigata
in cui Andrea Camilleri ha
ambientato le vicende del
commissario Montalbano, lo
scenografo Luciano Ricceri e il
regista Alberto Sironi hanno scelto
una Sicilia archetipica, la
provincia di Ragusa. Scicli, Ragusa
Ibla (da qualche anno inserite nella
lista del Patrimonio dell'Umanità
dell'Unesco) e Santa Croce Camerina.
Ma la
non coincidenza tra denominazione
fittizia e reale ha comportato
alcuni problemi: i turisti cercano
una Vigata che non esiste e
ricostruire la mappa dello
sceneggiato non è facile.
La
questione è complicata dal fatto che
la Vigata della
finzione letteraria è identificata,
dallo stesso Camilleri, con Porto
Empedocle e altri luoghi reali
nell'agrigentino, nessuno dei quali,
però è stato utilizzato per la
fiction.
Pur
difficili da scovare, i set ragusani
hanno registrato un notevole e
costante incremento turistico da
quando la fiction è andata in onda,
nel 2000 (il 15 per cento di
presenze in più rispetto all'anno
precedente).
Il
luogo più visitato (30 mila turisti
solo nel mese di agosto) è l'ufficio
del Sindaco di Scicli, Bartolomeo
Falla, occupato nel serial tv dal
questore Bonetti Alderighi. E lo
stesso sindaco ha approfittato della
fama apportata dal virtuale
concittadino: ha realizzato lo spot
elettorale usando musiche e movenze
del Commissario Montalbano. Mentre i
ristopub della zona allietano i
palati dei turisti con una deliziosa
mousse alla ricotta chiamata "commissario
Montalbano".
CARABINIERI: ALESSIA MARCUZZI CONTRO
IL PERUGINO
Ai
produttori di Carabinieri piacevano
le caratteristiche cromatiche di
Città della Pieve: "Il colore
particolare del paesaggio, un colore
rosso, caldo, rassicurante e
accogliente, anche per la sua
architettura ci ha colpiti" spiega
Adolfo Bartoli, direttore della
fotografia. "Cercavamo un luogo
caldo visivamente, attendibile dal
punto di vista narrativo e quindi né
troppo grande né troppo piccolo". La
cittadina umbra era perfetta.
Ma qui
più che altrove la comunità locale
ha avvertito la minaccia
dell'identificazione dei luoghi con
i personaggi della fiction, invece
che come la città natale di Pietro
di Cristoforo Vannucci, detto il
Perugino, il maestro di Raffaello.
E, con
buona pace degli intellettuali, le
grazie di Alessia Marcuzzi,
protagonista di una serie della
fiction, e delle sue procaci
colleghe, in pochi mesi hanno fatto
da traino alle opere del pittore
cinquecentesco, più di quanto i
libri di storia dell'arte non
abbiano fatto nel corso degli anni.
Pubblicato su
Panorama.it il 6/2/2007
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