MACCHIA FORESTA DEL FIUME IRMINIO
Il Territorio
La
"macchia-foresta" è costituita da una fascia litoranea
di vegetazione che si estende ininterrottamente sulle dune costiere, per
circa 1 km.
Essa rappresenta un rarissimo esempio di
vegetazione naturale a "macchia-arborea", il più
imponente in Sicilia, sopravvissuto all'estesa macchia che esisteva
lungo il litorale ibleo ed attorno ai pantani di Scicli, oggi
prosciugati e coltivati.
L'attuale paesaggio geomorfologico è
quello di una costa
bassa e sabbiosa dove sfocia un fiume a prevalente carattere
torrentizio: è presente un ampio arenile e un cordone dunale, con dune
consolidate prevalentemente sul lato destro. Al termine di questo
cordone dunale la costa si innalza con piccole falesie;
a pareti verticali.
Il retroduna era fino alla fine
dell'ottocento occupato da acquitrini e pantani costieri che andavano da
Marina di Ragusa a Plaja grande.
La
Flora
In
seguito all'evoluzione del paesaggio geomorfologico dell'area della
foce, successivamente al medioevo si sono venuti a formare lungo la
costa dei cordoni dunali su cui si è insediata la tipica vegetazione.
Tali sistemi di dune caratterizzavano le
coste basse sabbiose della Sicilia Sud-orientale in tempi anche
relativamente recenti, prima che l'Uomo intervenisse pesantemente ad
alterarnel'aspetto.
Dalla battigia fino all'inizio delle prime
dune sono presenti piante, quali la Salsola
kali, la Calcatreppola
marittima (Eryngium maritimum), definite pioniere per la loro
capacità di colonizzare ambienti estremi come le spiagge sabbiose.
Sulle dune alte è possibile trovare il Ravastrello
comune (Cakile maritima) e il Giglio
di mare (Pancratium maritimum).
Le dune consolidate sono caratterizzate
dalla presenza di associazioni vegetali evolute culminanti nella
presenza di notevoli e molto vecchi esemplari di Ginepro
coccolone (Juniperus oxycedrus macrocarpa) in conformazione bassa o
prostrata, spesso frammisto a esemplari di Efedra
fragile (Ephedra fragilis). In posizione leggermente più arretrata
si trovano esemplari di Lentisco (Pistacia lentiscus) anche di notevoli dimensioni, di
Spina
santa insulare (Lycium intricatun) ecc. Tali arbusti e piccoli
alberi sono tipici delle zone sabbiose e concorrono alla stabilizzazione
delle dune. Insieme ad esse troviamo altre piante tipiche della macchia
foresta come il Thè
siciliano (Prasium majus), l'Asparago (Asparagus aphillus Asparagus acutifolius), la
Brionia
(Bryonia sicula), I 'Artemisia
(Artemisia arborescens), la Tamerice (Tamarix gallica).
Nei retroduna è possibile trovare il Fiordaliso
delle spiagge (Centaurea sphaerocephala) e l'Ononide
(Ononis natrix ramosissima).
Avvicinandosi al fiume e intorno alla foce
di esso, la vegetazione cambia assumendo le caratteristiche tipiche
delle aree paludose con la Cannuccia
di palude (Phragmites australis), il Giunco
pungente (Juncus acutus), la Tifa (Typha angustifolia).
Lungo il fiume è presente la vegetazione
riparia con alberi di Salice
e Pioppo.Dove
la costa si innalza formando piccole falesie si rinvengono numerosi
esemplari di Palma
nana (Chamaerops humilis) e Timo
arbustivo (Thymus capitatus).
Spesso è facile trovare specie esotiche ed
infestanti come il Tabacco
bianco (Nicotiana glauca) o la Canna (Arundo donax), ecc.
La
Fauna
Per
quanto riguarda la fauna, sono gli uccelli ad attirare maggiormente
l'attenzione dei visitatori della riserva, in particolare quelle specie
migratorie provenienti dalla vicina Africa, che utilizzano quest'area
per riposarsi e rifocillarsi dopo aver attraversato il mar Mediterraneo.
Tra le specie di uccelli segnalate: il Martin
pescatore (Alcedo atthis), l'Airone
cinerino (Ardea cinerea), il Cormorano (Phalocrocorax carbo), la Garzetta
(Egretta garzetta), la Nitticora
(Nycticorax nycticorax), la Marzaiola (Anas querquedula), il Tarabusino
(Ixobrychus minutus), la Gallinella
d'acqua (Gallinula chloropus), la Folaga (Fulica atra), il Cavaliere
d'Italia (Himantopus himantopus), l'Occhiocotto
(Sylvia melanocephala), lo Zigolo
nero (Emberiza cirlus), l'Upupa
(Upupa epops), il Gruccione (Merops apiaster), la Ballerina
gialla (Motacilla cinerea), la Ballerina
bianca (Motacilla alba), la Poiana (Buteo buteo), il Falco
di palude (Circus aeruginosus).
Sono presenti anche interessanti
rappresentanti dei rettili, quale il Colubro
leopardiano (Elaphe situla), il Ramarro (Lacerta viridis) caratterizzato dalla smagliante colorazione.
Tra gli anfibi sono segnalate la Rana
verde (Rana esculenta) ed il Rospo
(Buio bufo).
Per i mammiferi è presente la Volpe (Vulpes vulpes), il Coniglio (Oryctolagus
cuniculus), la Donnola (Mustela nivalis).
Numerosi sono anche i rappresentanti degli
invertebrati, forse meno vistosi e apprezzabili dai visitatori ma con un
notevole significato ecologico e biogeografico, tra cui il Granchio
di fiume, varie specie di Isopodi terrestri, Coleotteri, Lepidotteri
ecc.
La
Storia
Il
fiume
Irminio; è il fiume più lungo della provincia di Ragusa, nasce
alle falde del Monte Lauro, antico vulcano oramai inattivo
dell'altipiano ibleo, e sfocia dopo un lungo percorso nel Mar
Mediterraneo.
Il lungo corso del fiume non poteva non
rappresentare nell'antichità il veicolo e la traiettoria più rapida
per collegare i territori interni con la costa, da sempre luogo dove
avvenivano gli scambi commerciali.
La morfologia della foce pertanto doveva
essere ben diversa dall'attuale. E' difficile immaginare la portata
dell'Irminio nell'antichità ma sicuramente doveva essere più
abbondante dell'attuale e tale da consentire una certa navigabilità.Da
fonti storiche è noto che il corso del fiume Irminio, già citato anche
da Plinio; , rappresentò per molto tempo il limite orientale dei
territori della vicina Camarina e secondo Filisto; segnava il confine
tra i territori di quest'ultima città e Siracusa.
La foce, già in epoca greco arcaica, è
probabile che rappresentasse un punto di attracco e di scambio, come è
testimoniato dai rinvenimenti dell'insediamento greco arcaico del
"Maestro" situato sulla collinetta posta a sinistra della foce
guardando il mare.
La foce era quindi un antico porto canale e
la sua importanza andò aumentando anche in epoca romana.
Nell'Itinerarium Antonini; viene nominato
tra Cymbe (ovest di Caucana) e Apolline (Punta Castellazzo), l'Hereum:
Di Stefano, (1982) identifica questa località nella foce del fiume
Irminio.
Essa, quindi, in epoca romana rappresentava
un caposaldo con funzione di rifugio e scambio.
Lo storico arabo Edrisi indica con il nome
di Maulli questa località, secondo autorevoli studiosi il toponimo
deriverebbe dall'arabo "Mahàll", luogo di fermata:
l'importanza della foce come porto-canale rimase quindi in epoca araba.
Testi
a cura di
Maria Carolina Di Maio
PROVINCIA
REGIONALE DI RAGUSA ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE