Strategia di Lisbona: approvato il Piano italiano
Il Piano per l'Innovazione, la Crescita e l'Occupazione (PICO)
Premessa
Nel 2000, il Consiglio europeo di Lisbona ha individuato nella costruzione della più avanzata società basata sulla conoscenza il fondamento della strategia di sviluppo dell’Unione affidando ai paesi membri il compito di darne piena attuazione entro il 2010. A metà percorso, il Consiglio europeo del giugno 2005 ha manifestato insoddisfazione per i risultati raggiunti e deciso un rilancio della Strategia di Lisbona perfezionando le procedure di esecuzione e coinvolgendo più direttamente la Commissione nel perseguimento dell’obiettivo. Nelle istruzioni impartite dal Consiglio europeo è stato chiesto ai paesi membri di presentare un loro Piano di attuazione tenendo conto delle peculiarità economiche e sociali nazionali e di 24 linee-guida elaborate dagli organi dell’Unione. Partendo da questi presupposti, l’Italia ha elaborato il proprio Piano, innestando alcune scelte capaci di far avanzare la frontiera della conoscenza e della tecnologia su quanto è stato fatto finora in attuazione della Strategia di Lisbona.
Peculiarità dell’economia italiana
L’economia italiana presenta una preponderanza di produzioni tradizionali realizzate da imprese di piccole dimensioni a conduzione familiare vulnerabili alla competizione di prezzo. Le produzioni di elevata qualità (il made in Italy) sono invece vulnerabili alla competizione sleale (contraffazioni). Sono inoltre presenti dualismi territoriali e settoriali accentuati. La nostra società civile è a sua volta caratterizzata da modi di soddisfazione delle esigenze solidaristiche tali da incidere significativamente nella struttura dei bilanci pubblici e nell’azione delle imprese private, peraltro già gravate dai costi della sovraregolamentazione esistente.
Obiettivi del PICO
A seguito delle consultazioni effettuate e dei lavori svolti, le 24 linee-guida indicate dal Consiglio europeo sono state raggruppate in cinque categorie operative prese come obiettivi prioritari del Piano in un quadro di stabilità monetaria e fiscale:
l’ampliamento dell’area di libera scelta dei cittadini e delle
imprese;
l’incentivazione della ricerca scientifica e dell’innovazione
tecnologica;
il rafforzamento dell’istruzione e della formazione del capitale umano;
l’adeguamento delle infrastrutture materiali e immateriali;
la tutela ambientale.
Il Piano proposto indica che cosa lo Stato intende fare per migliorare le
condizioni di ambiente economico e sociale al fine di propiziare crescita
e occupazione, ma soprattutto si prefigge di ampliare le libertà di
scelta dei cittadini affinché essi possano fare ciò che sanno
e vogliono fare. I produttori e i lavoratori saranno i beneficiari primi delle
scelte, ma saranno i consumatori a essere i maggiori beneficiari finali.
Strumenti da attivare
Il Piano comprende due categorie di interventi: provvedimenti aventi validità generale per il sistema economico e progetti specifici con ricadute positive sulla produttività e competitività dell’economia italiana.
I principali provvedimenti aventi validità generale consistono:
in una più ampia liberalizzazione dell’offerta nel settore dei
servizi in linea con gli orientamenti e le decisioni che sono in via di definizione
in sede europea;
una più libera espressione sia del mercato nei settori indicati dall’Autorità
garante della concorrenza e dalle Autorità di settore, sia dei prezzi
per l’intera economia;
una più efficace legislazione per prevenire le frodi in materia comunitaria
e per contrastare le contraffazioni al fine di ridurre le distorsioni che
esse generano nel funzionamento dei mercati; in un miglioramento delle prestazioni
della pubblica amministrazione e un contenimento dei suoi costi, prendendo
come base di riferimento il Codice per l’amministrazione digitale già
approvato e il Sistema pubblico di connettività in via di attuazione;
nella creazione di un contesto normativo propizio agli investimenti, all’innovazione
e allo sviluppo tramite una significativa riduzione della quantità
di legislazione esistente ed un miglioramento della sua qualità (better
regulation), per incidere sugli oneri regolatori e amministrativi che gravano
sulle imprese e sui cittadini;
in una migliore normativa concernente la vita delle piccole imprese e dei
distretti produttivi, allo scopo sia di accrescere la consapevolezza dell’importanza
delle tecnologie digitali e del loro uso a fini innovativi di processo e di
prodotto, sia di promuovere un nuovo equilibrio tra flessibilità e
sicurezza del lavoro, sia di proteggere i brevetti e la collocazione dei prodotti
e degli investimenti all’estero;
nella piena valorizzazione del capitale umano, attraverso una più efficace
organizzazione del sistema di istruzione di base e superiore e della formazione
professionale, anche per il personale delle pubbliche amministrazioni, che
si estenda fino ad assicurare la formazione continua nell’intero ciclo
di vita dei cittadini, crei un habitat favorevole al diffondersi della cultura
digitale, stimoli e supporti l’attività di ricerca scientifica
e, attraverso essa, l’innovazione tecnologica nei processi produttivi;
nella creazione o il completamento di reti infrastrutturali per i collegamenti
interni, intraeuropei e internazionali, con un particolare impegno nella realizzazione
delle autostrade del mare;
in un’incisiva attuazione della “politica di coesione europea”
volta a ridurre le disparità economiche tra aree interne all’Unione,
con particolare attenzione al Mezzogiorno d’Italia;
in una più efficace incorporazione nei processi produttivi e nell’attività
di consumo della domanda di protezione ambientale.
I principali progetti inclusi nel Piano riguardano:
il completamento del progetto Galileo per la creazione di una rete satellitare
europea;
la partecipazione alla realizzazione dei progetti europei Egnos e Sesame per
la gestione del traffico aereo;
la realizzazione di piattaforme informatiche per la tutela della salute, lo
sviluppo del turismo, l’infomobilità, la gestione delle banche
dati pubbliche e territoriali;
l’attuazione di 12 programmi strategici di ricerca nei settori della
salute, farmaceutico e bio-medicale, dei sistemi di manifattura, della motoristica,
della cantieristica navale e aeronautica, della ceramica, delle telecomunicazioni,
dell’agroalimentare, dei trasporti e della logistica avanzata, dell’
ICT e componentistica elettronica e della microgenerazione energetica;
la creazione di 12 laboratori di collaborazione pubblico-privata per lo sviluppo
della ricerca nel Mezzogiorno nei settori della diagnostica medica, dell’energia
solare, dei sistemi avanzati di produzione, dell’e-business, delle bio-tecnologie,
della genomica, dei materiali per usi elettronici, della bioinformatica applicata
alla genomica, dei nuovi materiali per la mobilità, dell'efficacia
dei farmaci, dell’open source del software, dell’analisi della
crosta terrestre;
lo sviluppo di 24 distretti tecnologici, che estendono l’esperienza
dei distretti industriali italiani a settori ad alto contenuto tecnologico
e potenziale innovativo;
l’ampliamento e l’uso razionale delle infrastrutture nel settore
energetico e idrico;
settori di rilevanza strategica aventi ricadute tecnologiche nei processi
produttivi e nel benessere dei cittadini e in condizione di garantire una
migliore tutela ambientale, con particolare attenzione alle fonti energetiche
alternative.
Il PICO non è un Piano “chiuso” perché, oltre a
considerare ciò che già è stato fatto in attuazione della
Strategia di Lisbona, ha accolto solo provvedimenti e progetti di pronta attuazione,
che incidono una tantum sulla spesa pubblica e sono capaci di attrarre risorse
private. Il PICO resta aperto ad accogliere nuovi contributi provenienti delle
capacità progettuali del sistema economico e politico italiano ed europeo,
anche perché il meccanismo di nuovi finanziamenti pubblici è
basato sul gettito derivante dalla cessione di attività reali di proprietà
dello Stato, secondo una logica di gestione patrimoniale (asset management),
e trova attuazione nelle scelte che su queste disponiblità verranno
effettuate dal CIPE.
Risorse a disposizione
Le risorse finanziarie pubbliche messe al servizio del Piano sono in parte già incorporate negli stanziamenti di cassa previsti in bilancio fino al 2005 e in quelli di competenza previsti per il triennio 2006-2008, nonché nelle dotazioni aggiuntive per la politica di coesione comunitaria e, per la parte aggiuntiva, da fondi provenienti dalla cessione di attività reali dello Stato stimati nell’ordine dell’1% del PIL per il triennio di Piano (equivalenti a 13 mld di euro), di cui 3 mld nel 2006. Complessivamente, nel triennio 2005-2008, il bilancio statale italiano mette a disposizione, per il rilancio della Strategia di Lisbona, complessivi 46 miliardi di euro, nel rispetto degli accordi raggiunti in sede europea, così suddivisi:
Risultati attesi
L’insieme dei provvedimenti e progetti faranno avvicinare le spese in ricerca e sviluppo (R&S) all’obiettivo del 3% del PIL suggerito dalla Commissione, anche se il PICO avanza riserve sulla significatività di questo parametro in generale e in particolare per una struttura economica come quella prevalente in Italia. Più significativa appare invece la stima effettuata sull’impatto macroeconomico derivante dall’attuazione del Piano: l’innalzamento del reddito potenziale attuale è valutato nell’ordine dell’1%, con effetti disinflazionistici strutturali stimati in 30 centesimi di punto e un parallelo rafforzamento del potere di acquisto salariale. Si valuta inoltre che esso induca un incremento dell’occupazione nell’ordine dei 200 mila posti di lavoro, con una significativa concentrazione tra i giovani.
Anche se non in misura quantificabile a priori, questi effetti aumenteranno per le sinergie create dalla simultanea attuazione del rilancio della Strategia di Lisbona negli altri 24 paesi dell’Unione e dell’azione che la Commissione europea espliciterà nei contenuti dopo la presentazione dei Piani nazionali. Ne consegue che gli effetti del rilancio della Strategia di Lisbona potranno essere stimati correttamente una volta valutati congiuntamente i contributi dati dalla Commissione di Bruxelles e dai paesi membri.