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Ballando al Titanic

di  Pietrangelo Buttafuoco


Benvenuti nel paradiso «debriatorizzato» dove la vita è il contrario di quella di Porto Rotondo. Qui alberga l'intenditore dell'ozio e gli stabilimenti si chiamano come il famoso transatlantico o Baciamolemani, Velavevodetto. Assenti calciatori e veline ma le donne sono quelle descritte da Gesualdo Bufalino: incantevoli. E la star è il miliardario mister Carmelo Giuffrè.
Marina di Ragusa è indicazione generica di una villeggiatura.
Ci vuole una vita per arrivarci. La Catania-Ragusa infatti, la strada obbligata per i continentali sbarcati all'aeroporto di Fontanarossa, è affollata di camion peggio della Salerno-Reggio Calabria, i distributori Tamoil, petrolieri locali, oltre che col cambio olio si stanno attrezzando con i laboratori d'igiene mentale perché, come ha detto Rosario Fiorello nel suo show ibleo, a farla 'sta strada «si parte minorenni e si arriva maggiorenni».

Marina però vale la pena di questo sacrificio, i più fortunati che arrivano da Piazza Armerina devono subire l'attraversamento di quella specie di bestemmia che è la periferia di Scoglitti, ma quella del far convivere lo spontaneismo edilizio con il paradiso perduto è la iattura della democrazia.

Tempo un decennio, quando al posto del governo regionale ci tornerà il sultanato, in luogo del cemento rifioriranno i giardini, adesso però ci sono magnifiche antiche palme a far da sentinella alla luna di Marina, nuove ne sono state piantate in spiaggia ma la caratteristica unica del mare ragusano è quella dei canneti: le onde arrivano a lambirli.
Al viaggiatore, dunque, non dovrà mancare l'esperienza della riserva dell'Irminio: ci sono ritornati a nidificare i falchi, i pesci vi nuotano in formazione di falange, la vegetazione è fitta, amorosa, tirabaci.
Salvatore Mancini (aviatore, uomo dal fascinaccio letale per le signore, proprietario dell'assai lussuoso Eremo della Giubiliana, un convento attrezzato in albergo con tanto di pista aerea) ci plana col suo velivolo e anche lui si tira i baci dalle sdraio del Titanic, il lido di Playa Grande.

Marina di Ragusa che è una meta delle vacanze con il suo Baciamolemani, ristorante con vedute, il lido filiazione di un altro locale, il Velavevodetto, è anche un presidio di meravigliosi ragionieri attrezzati di ciabatte e cono gelato a spasso ma con Donnalucata, Ibla, Scicli, Donnafugata e Modica a far da cornice, con quella campagna struggente che fa la poesia di Gesualdo Bufalino, la città che d'inverno conta 3.600 anime per moltiplicarne fino a 60 mila d'estate, è l'epicentro della vacanza più esclusiva del Mediterraneo.

La terra dove si dice «mincia» in luogo di «minchia» è, innanzitutto, zona debriatorizzata. Flavio Briatore, infatti, il noto manager, non c'è mai stato e la cittadina turistica dove si gustano semifreddi e pezzi duri è così felicemente fuori dalle mode che le Lory Lecciso e i Diego Della Valle neppure sanno in quale punto della carta geografica sia: si trova sulla costa sud-est della Sicilia, frazione appunto di Ragusa, contea di Modica, nonché Val di Noto, giusto per usare la toponomastica musulmana che è (noblesse oblige) la più affine.

Fortunatamente sconosciuta ai sarti, alle veline e ai calciatori, questa striscia di mare che a Punta Secca poi diventa una «spiaggia col dito sulle labbra» serve agli intenditori dell'ozio che del mare non hanno l'idea dello shopping, della vetrina e dello zoccolume (di per sé benemerito se non fosse per tutta la macelleria squinzia che ormai l'accompagna).
Stare nel Ragusano nella stagione bella è tutto il contrario di Porto Rotondo: è il sacro bagno dell'anonimato, non ci sono parrucchieri di grido, né comunità di eccentrici, né si rischia d'incappare in vip, piuttosto in un arbiter del gusto come Pierpaolo Urzì o un viveur come Titta Rosso.

A Marina non c'è Umberto Smaila piuttosto Aldo Baglio, ovvero il siciliano di Aldo, Giovanni e Giacomo, non c'è neppure Lapo Elkann piuttosto il molto solvibile mister Carmelo Giuffrè, un miliardario zio dell'America (la leggenda vuole che sia diventato il titolare della Toyota negli Usa) che regala a Marina il verde attrezzato, vari giardinetti e pure la statua di San Padre Pio.
Altro che felpe Fiat.

E se perfino le sorelle Fendi, pur native di Donnalucata, si sono adeguate al target telegenico e hanno preso casa a Ponza come potrebbe farlo un Roberto Cavalli, è ben chiaro che stare a Marina resta una distinzione troppo sofisticata, infatti c'è tornata a vivere donna Elvira Sellerio, la signora dell'editoria.

A Marina di Ragusa mai il ministero dell'Interno vi ha dovuto predisporre segreti di stato per eventuali ville del capo del governo e poiché nel dettaglio si rivela lo chic, non è un caso che la casa a Modica, beato lui, l'abbia presa l'ingegnere Carlo De Benedetti. Marina di Ragusa è appunto un indirizzo di comodo e la vita di spiaggia ha una sua summa divisio: i giovanotti adesso hanno appunto scoperto «Baciamolemani», il nuovo lido day & night fresco d'inaugurazione, ma la memoria storica è fedele al «Titanic», la spiaggia remota che vanta il califfo dei bagnini, ovvero Mohammed, e dove anche quest'anno è reclamato l'arrivo del mitico Rufus, ossia Mauro Rufini, bellissimo uomo, principe del Foro romano, gran signore dell'educazione che insegna come fare i baciamani alle belle donne.

Suo primo discepolo tra i colleghi avvocati è Michele Dell'Agli, che è un ottimo partito ma è ancora signorino. Rufus invita i suoi discepoli a scrollarsi dall'ansia del carrozziere. A uno di questi, preso d'ammirazione per una quarantenne, disse: «Vedo che nutri la passione per l'antiquariato».
Se si parla di donne bisogna dire che a Ragusa, a partire dal magistrato Monica Monego, la signora Rufini, sono proprio quelle descritte da Bufalino: incantevoli.Una magia accompagna l'azzurro incedere della bionda Lucrezia Schininà, figlia di Arturo, che sarebbe il Giovanni Malagò della zona e palazzo di Giustizia è un trionfo di magnificenze con l'avvocato Daniela Gulino e con la severa Claudia Catalano, giudice del lavoro.

La più bella love story consegnata alla mitologia fu quella tra Salvatore Adamo, il comisano emigrato in Belgio, e Fabiola, la regina.
Lui le dedicò la canzone Perduto amor, poi sua maestà si fece suora, lui cominciò a non tornare più in Sicilia, chiuse anche il suo magnifico locale di Marina di Ragusa, La notte, citazione di una tra le sue più note canzoni. Sui piatti era trascritto lo spartito: «Se il giorno posso non pensarti, la notte maledico te».Marina di Ragusa detta anche «ai Mazzareddi» come ci spiega Davide Prestana, memoria storica, serve a far capire dove ci si trova senza necessariamente stare a Marina che pure ha i suoi alberghi, la taverna messicana la Cantinita, il Quattro quarti, lo Yacht club e le sue gelaterie dove i turisti del Nord vi entrano con la stessa circospezione che spetta a una cattedrale.

Per il resto, il viaggiatore che avrà scelto questa spalmata di Sicilia fatta di muri a secco, carrubi, ricotte sublimi, cioccolato di Bonaiuto, nero d'Avola, cerasuolo di Vittoria, olio di Chiaramonte e cipolle di Giarratana, potrà declinare la bellezza sotto le svariate forme che fanno la qualità della vita.
Il caldo per esempio (siamo più a sud di Tunisi) è africano, ossia umidità zero. La panza, poi, è più che confortata, il trionfo della cucina arabo-siciliana, infatti, è affidato a Ciccio Sultano, il celebrato cuoco di Ibla, al Duomo.

L'occhio gode perché ci sarà pure Portofino, e sarà pure imperdibile un aperitivo ai tavoli, ma qualsiasi località del lusso, fosse la mentula di Miami, si dovrà togliere tanto di cappello davanti alla bellezza perfetta del lungomare di Donnalucata: specie al tramonto, quando partono le barche dei pescatori e sulle banchine vi arrivano Said con i suoi a montare le bancarelle del suk.
L'architettura e la scena fanno il set ideale della cinematografia popolare, da Pietro Germi a Franco Franchi, da Francis Ford Coppola ai Montalbano, non c'è narrazione che non abbia preso a prestito questo scenario.
Quando Mastroianni guardava la Sandrelli con baffo trepido, erano all'interno del magnifico cortile di palazzo Scucces, a Ibla.

I palazzi e le case più belli sono dimore vive, vissute, vitali ed è stata una gran fortuna che la nobiltà iblea (di schiatta borbonica) abbia saputo rinnovarsi nei secoli senza scadere nella caricatura dei mondani cosmopoliti: pare sia una leggenda e, appunto, per questo sarà vera, ma pare che a palazzo Arezzo, dove ci sono un Antonello da Messina e un Caravaggio, i padroni di casa, quando devono allontanarsi murano direttamente la stanza.
La ricchezza dei ragusani è la solidità agreste, Titta Cartia, il Cuccia ibleo, è riuscito con la sua Banca agricola a non farsi comprare da Cesare Geronzi come invece è successo col Banco di Sicilia.
Ecco, quando il viaggiatore arriva nel Ragusano, resta murato lì e non si muove più.
Senza rischiare la caricatura del mondano cosmopolita possibilmente venduto.