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MOSTRA TESSERE DI NOTE JAZZ 

Il 5 agosto si inaugura presso l' Hosteria San Benedetto, in via Nativo 30, a Modica, la mostra "Tessere di note jazz" un magico incontro tra artisti della fotografia, del mosaico e delle note jazz a cura di Giorgio Iacono e Daniela Coppoletta . La mostra che ha aperto, riscuotendo molto successo, la stagione espositiva de" La Galleria" a Khamma di Pantelleria, approda a Modica per l'iniziativa di Bartolo Turlà e della mamma Francesca, fautori non soltanto della buona cucina tradizionale Iblea , ma anche, da circa un ventennio , di manifestazioni musicali jazzistiche nella città di Modica. La mostra presenta venti fotografie di artisti, riprese durante le loro performance, e nove mosaici che riproducono altrettanti momenti di concerti jazz, riproponendo sia gli artisti che gli strumenti musicali, riprodotti talvolta soltanto come particolari. La mostra rimarrà aperta fino alla fine del mese di agosto.

Dal buio sorgono corpi, profili indefiniti, ombre. Dai corpi nel buio nascono movimenti, poi suoni. Così continuano storie cominciate un istante prima o forse diversi anni addietro. I movimenti sono fermi nell’obiettivo, afferrati da uno sguardo singolare, indagatore e misurato insieme: sono gli occhi di chi, appreso un segreto ne svela il fascino ma non il nudo contenuto, rispettando l’incanto di ciò che, per definizione, non può essere rivelato.

Il fascino indecifrabile di queste immagini viene a sua volta catturato da altri occhi: quelli di chi vuol donare anima a stille di pietra. Si (ri)conoscono e si avvicinano così due mo(n)di espressivi che intendono restituire la magia seduttiva di certa musica : l’arte della fotografia e quella del mosaico corteggiano le loro muse ispiratrici, le note del jazz.

Nasce così “Tessere di note jazz”, una mostra in cui le fotografie in bianco e nero di Giorgio Iacono e i mosaici di Daniela Coppoletta si accostano le une agli altri, come a voler raccontare insieme una storia e tante storie mantenendo la specificità del loro diverso linguaggio, pur appartenendo entrambi al campo dell’arte visiva.

I punti di vista spesso restano uguali, a cambiare è lo strumento che si presta alla riproduzione dell’immagine, rubata ad un istante della realtà:

nella fotografia di Giorgio, che apre il cerchio di questo incontro, resta vivo il particolare di una postura del musicista, due mani in penombra su una tastiera, le rughe espressive su un volto la cui bocca è intenta a dare fiato ad uno strumento. Sono istanti carpiti durante le esecuzioni ma anche durante i momenti di pausa del musicista e lo spettatore diventa complice di uno sguardo che sapientemente e con estrema raffinatezza intuisce l’unicità di un momento rispettandone con garbo l’intimità.

Nei mosaici il gioco è due volte più difficile: Daniela è attenta a non tradire la grazia della fotografia autoriale né i movimenti e le espressioni dei musicisti. La sapienza e la pazienza artigiana partono alla scoperta delle proprie potenzialità per farsi arte: Daniela reinterpreta il bianco e nero di Giorgio creando una terza sfumatura in grigio e le rughe sui volti o le movenze di mani e corpi sono resi grazie ad un minuzioso taglio della pietra in diverse dimensioni e al posizionamento delle tessere in modo tale da dare il senso del movimento: come quando le tarsie di pietra si trasformano incredibilmente nei capelli ricci e crespi di Dizzie Gillespie e nelle sue guance rigonfie di fiato durante un’esecuzione. La pietra, elemento immobile e duro, assume leggerezza e riesce  persino a restituire il senso dell’agilità inquieta e indomabile dei musicisti jazz nell’atto brioso della loro esibizione.

Tra arte musiva e fotografica veniamo a conoscenza di penombre, profili, suoni e silenzi racchiusi in un’atmosfera di enigmatico incanto, sentendo di essere divenuti spettatori di un incontro nuovo e folgorante .

 

                                                                              Dolores Darmanin