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Scicli. Mvula Sungani ha preso casa a San Giuseppe. Molti non sanno chi è, altri ricordano i suoi spettacoli di danza dello scorso anno.
Scicli. Mvula Sungani ha preso casa a San Giuseppe. Molti non sanno chi è, altri ricordano i suoi spettacoli di danza dello scorso anno in piazza Italia, i più attenti annotano che è un ballerino africano, direttore artistico del Festival del Val di Noto nel 2004. E allievo di Ginger Rogers. Ma ciò che più conta è che ha preso casa a San Giuseppe. A Scicli. Il fenomeno sembra ricordare quello del quartiere Cartellone a Modica, che ora pare stia prendendo piede anche a Modica Alta. C'è un tizio di Roma che ha comprato i "dammusi" a San Matteo, Mvula Sungani prende casa nel quartiere storico (e povero) di San Giuseppe, c'è insomma una gran voglia di vivere i quartieri storici della città, quelli in cui il contesto urbano è rimasto immutato e la vita più autentica. Soprattutto da parte di artisti, poeti, architetti, ballerini, "gente strana", come la chiamano qui. Del resto San Matteo, l'antica chiesa madre che sorge alta su uno sperone di roccia, ha la sua bellezza proprio nel sovrastare l'intera città, quasi a proteggerla. Giù, in basso, in piazza Italia si può godere quello spettacolo di facciata che è la chiesa di Sant'Ignazio, la nuova chiesa madre, con i suoi riccioli barocchi stesi lungo la pietra dell'intera facciata e le semicolonne a mimare la maestosità della matrice precedente. Poco più in là c'è Palazzo Fava con mascheroni barocchi che sorreggono i balconi esterni, storie in pietra che raccontano di cavalli sbuffanti che sembrano draghi. E, di fronte, la facciata della chiesa di San Bartolomeo con la splendida quinta scenica delle grotte di Chiafura, vecchie rocce scavate che facevano da casa ai primitivi abitanti. All'interno della chiesa c'è un prezioso presepe in legno che risale al Cinquecento ed è tra i più antichi della Sicilia. Tornando in Piazza Italia, una leggera salita, che da lì si diparte, conduce all'angolo di Palazzo Beneventano, simbolo di questa città, un tripudio di pietra dorata che orna l'angolo di una dimora nobiliare con la singolare simultanea raffigurazione di un San Giuseppe e le teste di due mori, sintesi dell'animo cristiano e pagano che si esprime in ogni manifestazione religiosa della città.