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RESTAURATI I DUE CROCIFISSI DELLA STANZA DEL SINDACO Le due sculture, una in legno e l’altra in cartapesta, saranno restituite alla città il 26 giugno nel corso dell’illustrazione del restauro ad opera della dottoressa Rebecca De Naro Papa
I
due crocifissi, uno in legno l’altro in cartapesta, custoditi prima a
palazzo Spadaro e poi nella stanza del sindaco di Scicli, saranno
restituiti alla città. E’ terminata la certosina opera di restauro
condotta in questi mesi dalla dottoressa Rebecca De Naro Papa. I due
crocifissi risalgono al 1700 e furono realizzati nel periodo della
ricostruzione tardobarocca della città, dopo il terremoto del 1693. In
questo senso rappresentano un’importante testimonianza di quel periodo
di cerniera, quando era necessario adornare le nuove chiese che si stavano
costruendo con nuove sculture, tele e paramenti. A trecento anni di
distanza un nuovo rinascimento culturale. I due crocifissi sono stati
riportati, nei limiti del possibile, alle originali condizioni e alla
fedele resa cromatica grazie a un lavoro prima di ricostruzione
etimologica e poi di recupero scrupoloso condotto da Rebecca De Naro Papa,
incaricata dall’amministrazione comunale nei mesi scorsi. La
restauratrice, che si è formata alla Scuola Superiore di Restauro di
Bruxelles, ha ricostruito le vicende delle due sculture, entrambi di
autore ignoto e custodite originariamente, secondo alcune testimonianze,
nella chiesa di Santa Maria della Piazza, una architettura ecclesiastica
demolita, che si trovava dove oggi sorge il palco della musica, in via
Mormina Penna. Quella di maggior pregio è l’opera in legno. Si tratta
infatti di una scultura molto fine, con notevoli sfumature cromatiche. Il
crocifisso, in legno di abete, si trovava in uno stato di conservazione
pessimo: la policromia risultava fratturata in piccole e grandi crettature
soprattutto in corrispondenza di movimenti del supporto. La croce in
particolare era stata vittima di gravi attacchi d’insetti. Di
particolare pregio il perizoma, decorato con la stessa tecnica impiegata
per il cartiglio: la foglia d’argento meccata è ricoperta di uno strato
bianco. Il decoro è ottenuto incidendo quest’ultimo e lasciando
apparire la doratura sottostante. Tutte le tinte del crocifisso furono
scelte dal suo anonimo autore con forte realismo e la policromia asseconda
per finezza l’armonia plastica della scultura.
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