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«La tecnologia
al servizio dei nostri Beni culturali» Lillo Miceli Ricostruzione tridimensionale di eventi storici ed uso delle tecnologie per la valorizzazione dell'enorme patrimonio culturale della Sicilia. Il nostro «giacimento petrolifero» le cui potenzialità sono appena sfruttate. Di tutto ciò parla in questa intervista l'assessore ai Beni culturali, Allessandro Pagano, in vista dell'apposito convegno in programma, a Catania, il 30 di giugno. Si tenta di mettere, dunque, insieme, cultura ultramillenaria e tecnologie proiettate nel futuro. Sarà un mix vincente? «Credo sia giunto il momento, per la Sicilia, di mettersi al passo con il resto del Paese per quanto concerne le più innovative strategie di valorizzazione e fruizione dei Beni culturali. Verranno a discutere dell'argomento esperti, tecnici, comunicatori, gente che lavora nel settore da decenni ed ha colto successi importantissimi in tutti e cinque i Continenti. Tutti loro e noi, siamo stati d'accordo, fin dal primo momento in cui abbiamo pensato di fare questo convegno, che la Sicilia non sarebbe stata, e non sarà, inclusa semplicemente nel novero dei luoghi in cui viene applicata un'alta tecnologia già “standardizzata”, ma rappresenterà una sorta di “laboratorio aperto” nel quale innovazione tecnologica e sperimentazione di nuove frontiere della valorizzazione e fruizione del nostro patrimonio culturale, attraverso la tecnologia, si fonderanno in un'unica e armonizzata realtà. Il che vuol dire che dall'anno zero, in termini di applicazioni tecnologiche in cui siamo attualmente in Sicilia, ci proietteremo, nel breve volgere di qualche anno, nel futuro. La nostra fortuna, infatti, è avere una terra stracarica di meraviglie archeologiche, artistiche, architettoniche che ci permette di offrire una valida e remunerativa pietra di scambio a chi intende investire in tecnologia. Ovviamente questo non significa “svendere” il nostro patrimonio, significa, invece, rivitalizzarlo e valorizzarlo così da assicurare decenni di tranquillità e benessere a tutto il settore». Perché a Catania questo convegno? «Perché avremo una sede prestigiosa come il teatro Bellini e perché la città stessa è diventata un pò il simbolo della Sicilia che vuole cambiare rotta. Catania oggi rappresenta un importante crocevia di interessi imprenditoriali di varia natura ed ha le potenzialità per trainare con successo il rilancio economico della regione». L'affidamento ai privati della gestione dei beni culturali ancora non decolla in Sicilia. «La gestione ai privati è la base più logica da cui partire se si vuole avviare una nuova vita dei beni culturali. La storia, infatti, ha dimostrato che lo sfruttamento “a regime” dei tanti siti archeologici, monumenti, luoghi storici, quanti ne ha la nostra regione, è veramente possibile solo se affidata a soggetti professionalmente qualificati, estranei alla pubblica amministrazione, che garantiscano costantemente “immediatezza” e “dinamicità” nell'offerta, qualità che fino ad oggi sono un po' mancate. Poi c'è la questione dell'Edutainment, parola inglese che è la crasi di Education and Entertainment, letteralmente, Educazione ed Intrattenimento. Cioè, il turista deve imparare divertendosi. Deve godere delle bellezze storiche della Sicilia, non solo osservandole dal di fuori, acriticamente e supinamente, come spesso accade, ma “vivendole”, nel vero senso della parola, calandosi nel contesto di riferimento, storico, sociale, artistico. E questo, con l'aiuto dell'alta tecnologia e della realtà virtuale, degli esperti di comunicazione e dei divulgatori, lo stiamo già facendo e continueremo a farlo sempre di più. Se si opera per dar lustro ad un Bene e non si lavora per farlo sapere alla comunità rischia di essere tutta fatica sprecata». Quali le altre ricadute possibili di un progetto di così ampio respiro? Il Satiro in Giappone fa parte di questo scenario? «Stiamo già pensando ad altri eventi di promozione, manifestazioni culturali, scambi di studio con l'estero. Non è un caso, quindi, se abbiamo spinto fortemente affinché il Satiro di Mazara del Vallo diventasse il simbolo dell'Italia all'Esposizione Universale in Giappone. Nel Paese, per eccellenza, dell'alta tecnologia l'Italia ha deciso di presentarsi con il suo vero volto, quello della tradizione e dell'arte. Una scelta che premia la Sicilia». |
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