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titolo: ANTONIO MARQUEZ A TAORMINA     

produzione: COMPAGNIADELMEDITERRANEO

di UCCIO PAZIENZA

durata: 17 MINUTI

Anno 2005

Antonio Marquez tra Bolero
e «Il cappello a tre punte»

Taormina.  
Due classici del repertorio coreico del Novecento - ossia «Il cappello a tre punte» di Manuel De Falla ed il «Bolero di Maurice Ravel - saranno questa sera in scena al Teatro Antico, dove - con inizio alle 21,30 - si esibirà la Compagnia di danza diretta da celebre Antonio Márquez, il quale vi riveste i ruoli di coreografo e primo ballerino. Si tratta dell'unica tappa della compagnia spagnola in Sicilia. Lo spettacolo rientra in un cartellone polivalente allestito dall'Assessorato Regionale ai Beni Culturali.

Ricavato da un corposo racconto di Alarcòn - che a suo tempo trovammo tanto bello quanto esilarante -, il balletto falliano ha in certo senso superato la popolarità della stessa fonte letteraria, sia per l'alta qualità e la maggiore diffusione della musica (si legge poco infatti), sia in particolare per la suite che ne è stata tratta, figurando questa - né certo di rado - nei programmi di ogni orchestra sinfonica.
E d'altra parte neppure il cinema è rimasto insensibile alla scoppiettante trama ideata da Alarcòn, se appunto è vero che il famoso regista Camerini ne trasse un film con Leda Gloria e con Eduardo e Peppino De Filippo, mentre - nulla sapendo di eventuali pellicole straniere - ricorderemo inoltre che furono la Loren, Mastroianni e Vittorio De Sica - ma molto più tardi - a cimentarsi con i ruoli della mugnaia, del mugnaio e del podestà. Ecco, danzatore iberico di primo piano, Antonio Márquez non poteva rimaner dunque estraneo a siffatto balletto, dove, fin dall'esordio nel 1919, la perentoria ricostruzione teatral-sinfonica di Falla (con musica autenticamente reinventata nella sua verità narrativa ed espressiva), l'azzeccato gusto coreografico di Massine e la visualità scenica dovuta a Picasso ne fecero un tutt'uno inscindibile. Ma senza che ciò, tuttavia, impedisse nel tempo che altri vi si misurassero - come nel caso presente -, quasi folgorati dalla solarità della tenuta motivica e dall'inarginabile splendore dei ritmi propri della felice partitura. Però, a rincarar la dose, l'evento taorminese non si esaurisce qui, ovvero con Falla, dal momento che vien tirato in ballo - per la seconda parte della «soirée» - il franco-pirenaico Maurice Ravel, sempre così attratto dalla terra di Spagna. Ché si ripropone - con l'iniziale assolo di Márquez ed il successivo intervento del corpo di ballo - il celeberrimo ed amatissimo «Bolero» (saturo di una tensione emotiva e di una sensualità in costante crescita nell'iterazione del suo doppio disegno tematico), addirittura diventato causa di uno scontro rimasto storico fra l'autore e Toscanini, nonché - via via - tentazione ineludibile per numerosi coreografi-ballerini, transitando pure - e financo - in un drammatico film di Claude Lelouch. Da ultimo, accanto a Márquez - e per completare i dati della locandina -, non tralasceremo di menzionare Roger Sales e José Osuna, rispettivamente costumista e con compiti di «light designer».
Niny Ganguzza