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Nella zona collinare del territorio
di Comiso si trovano numerose tracce di insediamenti umani molto antichi
dell'epoca paleolitica e neolitica.
In seguito alla colonizzazione greca, nella località del Cozzo d´Apollo,
abbia avuto origine la misteriosa Kasmenai, la mitica cittá che fonti
storiche vogliono sia stata edificata fra Kamarina e Akrai.
Con l'arrivo dei Bizantini il Paese prende il nome di Comicio,
denominato poi Comiso...
Altri vogliono far derivare il toponimo sempre dall´arabo, ma da HUMOS,
cioè (la quinta parte), che indicava la parte dei territori
conquistati, che veniva acquisita direttamente dallo Stato.
Comiso fu una porzione delle terre conquistate dai Saraceni e attribuite
allo stato musulmano.
Nella lingua spagnola Comiso significa "confisca".
Nel 1693 il terremoto causò il crollo della maggior parte delle case e
delle chiese, tra cui la "Madre Chiesa", "Sant´Antonio"
e la "Madonna del Carmine; rimasero solo la chiesa della "SS.
Annunziata", "San Biagio" e poche altre.
Tra i Comisani illustri ricordiamo Biagio Pace, lo scrittore Gesualdo
Bufalino e il pittore Salvatore Fiume.
Il paese è di aspetto in gran parte
tardo barocco, i suoi dintorni sono decorati da una fitta trama di
muretti a secco. Nude pietre che, senza aggiunta alcuna, testimoniano l´antica
suddivisione del territorio. Il territorio comisano è uno dei più
fertili della fascia meridionale della Sicilia. Vi si trovano estese
vegetazioni di carrubo, olivo, mandorlo e tutti i tipi di alberi da
frutto. Primeggiano la coltivazione della vite e le colture ortive
specializzate, favorite dalla abbondanza delle acque. Le principali
strade si snodano sinuose, intersecate da centinaia di stradine laterali
che si spezzettano in un labirinto di vicoli e gradinate in pietra
bianca che scendono verso il centro. Due grandi cupole sovrastano le
case come due chiocce tra frotte di pulcini.
Le origini della città sono remote,
risalgono infatti all’età neolitica. Si pensa che in seguito alla
colonizzazione greca, nella località del Cozzo di Apollo, abbia avuto
origine la misteriosa Kasmenai. Anche i Romani hanno lasciato
testimonianze della loro invasione; particolarmente importante è il
ritrovamento di un edificio termale nel centro della città. Con
l’arrivo dei Bizantini si formò il casale di Comicio, chiamato in
seguito Jhomiso, e finalmente Comiso, attorno a cui nasce il primo
nucleo urbano. Sotto la dominazione degli Aragonesi, Comiso fu ceduto ad
un certo Federico Speciario da Massina nel 1296. Nel 1321 Comiso fu
ceduto a Berengario de Lubera, il quale lo cedette in seguito a Giovanni
Chiaramonte e dopo a Bernardo Cabrera. In questo periodo il feudo fece
parte della Contea di Modica. Nel 1493 il feudo passò ai Naselli,
nobili di antica famiglia. Sotto la loro signoria, Comiso si espanse
notevolmente; si formò la piccola proprietà terriera, attraverso il
fenomeno dell’enfiteuso, e si sviluppò anche l’artigianato.
Verso il XVII secolo alcuni
avvenimenti rallentarono lo sviluppo della città, causando un regresso
economico e demografico. Infatti la fondazione del Casale di Vittoria
nel 1607, per merito della Contessa vittoria Colonna, ebbe come
conseguenza un calo demografico della popolazione di Cimoso. Inoltre
alcuni avvenimenti tragici, come la peste del 1624 e il terremoto del
1693, causarono un alto numero di decessi. Tuttavia, con grande forza di
volontà da parte del popolo comisano, la città fu subita ricostruita.
Nella fase post-terremoto furono ricostruiti anche alcuni palazzi e
chiese come la Chiesa Madre, dedicata a Santa Maria delle Stelle; Il
Castello Naselli e la Chiesa dell’Annunziata.
Il periodo dei Naselli durò fino al
1754, quando furono costretti a vendere tante proprietà, per far fronte
ai vari debiti. Con la fine del feudalesimo, Comiso diede origine a un
cambiamento sociale, prima con i Borboni e poi con il Regno d’italia.
Furono costruiti nuovi edifici come il Palazzo Municipale, il Teatro
Comunale e il Mercato. Da ricordare anche la costruzione della Scuola
d’Arte, oggi Centro dei Servizi Culturali.
Al centro della città si trova la
Piazza Diana con al centro l´omonima fontana. Vicino è un edificio
termale sotterraneo, di età romana, dove sono stati rinvenuti resti di
un pavimento mosaicato del II sec. D.C. Le terme scoperte nel 1934 da
Aries e poi scavato nel 1937 da Biagio Pace che portò alla luce i resti
di un complesso termale: un ambiente ottagonale, con un´abside, vasche
e canalette; un ninfeo di età imperiale con tracce di età bizantina; i
due pavimenti in opus sectile il più recente (bizantino) e in opus
vermiculatum quello più antico (romano); un mosaico, con scena marina
con Nettuno, Nereide e Tritoni. Sulla Piazza delle Erbe si affacciano il
Mercato ittico e la Chiesa Madre. Il Mercato Ittico edificato tra il
1863 e 1867 su un terrapieno presso le Terme. La sua loggia dagli anni
´30 si affaccia su Piazza delle Erbe. L´edificio ha pianta
rettangolare; la pavimentazione a lastroni e il gioco degli archi del
loggiato, che ne contorna il perimetro interno, creando un ambiente
suggestivo, soffuso dai caldi riflessi della pietra di Comiso. Al centro
una fontana. Oggi ospita oltre ad avvenimenti culturali e spettacoli
teatrali, la biblioteca di Bufalino ed il museo di Scienze Naturali.
La chiesa Madre, Santa Maria delle
Stelle, sorta agli inizi del XV sec. sul terrapieno alla destra della
fonte Diana era d´impianto limitato e dotata di un proprio cimitero.
Abbattuta e ricostruita alla fine del ´400, era dotata di cupola.
Pericolante già nel 1637, riparata con una pubblica sottoscrizione, fu
gravemente danneggiata dal terremoto del 1693. Appena l´anno dopo, però,
iniziò la ricostruzione e l´ampliamento, guidata dal parroco Porcelli,
per volontà del conte Baldassare V e, già nel 1699, fu possibile
riconsacrarla. L´interno della chiesa è reso magnifico dall´abbondanza
di opere d´arte, quadri e sculture sacre, monumenti funebri ed il
magnifico soffitto in legno dipinto con scene dell´Antico Testamento.
Merita sicuramente una visita, per l´eleganza
delle forme e la bellezza della decorazione, la chiesa di San Francesco,
Monumento Nazionale, risale al XIV sec., quando portava il titolo di S.
Antonio. Nel 1478, dopo il passaggio di Comiso sotto la Signoria dei
Naselli (1453), l´antica chiesetta fu donata ai Frati Minori
conventuali, che la officiarono fino alle leggi di eversione (1886-67),
salvo una breve parentesi (1519-1549) in cui fu officiata dai Minori
osservanti. L´unica navata è coperta a capriate, gli altari sono di
epoche diverse, tranne i due altari "binati" sulla destra, che
appartengono al rifacimento cinquecentesco. L´abside ottagonale fu
aggiunta nel 1517, voluta da Periconetto Naselli come cappella privata
della famiglia. La chiesa è un vero e proprio museo, conserva infatti
splendide opere d´arte. Pregevoli sono i dipinti: "SS. Placido,
Tecla e Donato" (XVI sec.), di un allievo comisano del Perugino
(nella sala delle recite ); "S. Francesco che riceve le
stimmate" (XVI sec.) attribuito a Vincenzo da Pavia; "S.
Antonio Abate" (XVII sec.), attribuito a M. Rossi; "S.
Francesco e un Santo Eremita" (XVII sec.), di scuola siciliana. All´incrocio
di via degli Studi con via P. Giovanni XXIII, che scende come un
torrente bianco verso piazza delle Erbe e l´Ippari, si trova la Chiesa
del Gesù, sovrastata dall´imponente mole dell´Annunziata.
Le origini della chiesa dell´Annunziata
sono molto antiche, infatti, viene eretta attorno alla metà dell´400,
sull´impianto originario della chiesa romantico-bizantina di S. Nicola.
Chiesa Matrice fino al 1480, perde il titolo quando, per rispetto a S.
Nicola, rifiuta di abbandonare il rito greco-ortodosso. Distrutta dal
terremoto, viene ricostruita a partire dal 1772. Il primo progetto per
la ricostruzione della chiesa fu di R. Gagliardi. L´originale è ancora
conservato nella sacrestia. La scalinata, asimmetrica rispetto alla
facciata, è ampia e monumentale, congiunge il sagrato con la via Papa
Giovanni creando una bella scenografia, magnificata dalla pendenza del
paese, dalle case che contornano la chiesa, dal colore della pietra.
Viene anche utilizzata per manifestazioni e spettacoli. La cupola fu
ultima nel 1885. Di stile neoclassico, è formata da tamburo fasciato da
colonne. I raggi del sole al mattino e al tramonto, creano affascinanti
giochi di luce attraverso le sue vetrate. Progettista ne fu l´architetto
comisano S. Girlando. Le finestre nella navata centrale, nel transetto e
nella cupola, creano effetti luminosi sulle colonne, sulla copertura a
catini sferici delle navate minori, sugli stucchi.
Dall´antica chiesa di S. Nicola si
conserva una bella statua lignea del ´500. Il culto del Santo continuò
ad affiancare, per oltre un secolo, quello della Madonna, come
testimonia un testamento del 1557:"Ecclesia di S. Maria de
Annunziata Sive de Sancto Nicolao". Una colonna romanica e un Leone
di scuola lombarda, sono gli unici resti del portale dell´antichissima
chiesa fortificata di S. Nicola (IV sec.). Si possono ammirare nella
Scuola media Luigi Pirandello. Dal campanile, durante la guerra, pare
che i Comisani si affacciassero per vedere se, verso Gela o Santa Croce,
comparivano, all´orizzonte, navi da guerra. La chiesa fu completata nel
1885 e misura m. 55,90x 32,45 (1.814 mq). La pianta è a croce latina e
sulla crociera si erge la cupola che ricorda quella del S. Giovanni di
Ragusa. E´ a tre navate con volta a botte, retta da dieci grandi archi
a tutto sesto che poggiano su forti colonne. Nell´Abside, si notano il
grande altare rivestito in marmi policromi (1906) con, ai lati, alcuni
importanti dipinti ("S. Pietro e "S. Paolo", la piccola
tela di "S. Gaetano", due grandi quadri di S. Fiume) e il
bellissimo coro in legno intagliato, opera del raffinato artigiano
locale. Proseguendo per la via Papa Giovanni si incrocia una piccola
stradina sinuosa che porta verso il Castello dei Naselli, in posizione
dominante, venne impiantato su una costruzione ottagonale d´età
bizantina, che poi, forse nel Trecento, fu resa cilindrica. Sono da
notare IL MASTIO QUADRANGOLARE eretto da Naselli al posto di quello
precedente poligonale, sul lato N-E del Castello, è ingentilito da
quattro finestre sormontate da timpani, su due sono state poste "le
teste romane". Sull´angolo N-NE vi è lo stemma dei Naselli. All´interno
vi sono alcune porte a sesto acuto e finestrelle in stile chiaramontano.
I magazzini nel XVII sec. Ne furono costruite due sul lato di ponente,
in collegamento con la foresteria cinquecentesca. Il primo detto Guglia
per la doppia fila di archi acuti che sorreggevano la copertura in canne
e gesso è l´attuale Foyer. Il secondo fu demolito nei primi dell´800
e nel 1841 al suo posto fu costruito il Teatro Diana, sede della
Filarmonica comisana. All´esterno sono evidenti due porte a sesto acuto
in stile gotico-chiaramontano, la principale sul lato orientale e l´altra
a occidente, solida e ferrata con spuntoni di ferro applicate a fasce di
lamiera sovrapposta al telaio in legno. Dall´interno del cortile
giardino, un colonnino indicava l´accesso ad una cella segreta che
serviva ad uscire dal castello senza essere visti dall´esterno. Un
corridoio sottostante conduceva direttamente alla "Vigna del
Conte". Sul lato orientale, pare quasi far parte del Castello vi è
il monumento ai caduti, eretto a ricordo del pesante contributo che la
città ha pagato all´unità d´Italia, infine un piccolo edificio
ottagonale, una cuba araba, sul lato occidentale è la parte più antica
della struttura preesistente del Castello. Da alcuni ritenuta un
Battistero bizantino, fu riutilizzato nel 1315 come cappella gregoriana
e nel XV secolo con la ristrutturazione operate dai Naselli fu
trasformato in torre di difesa.
Di fronte al Castello è la chiesa di
San Biagio, La grande chiesa romanica a tre navate dedicata a San Biagio
il vecchio, venerato dalla comunità bizantina di Comiso, fu edificata
sulle rovine di una antica chiesa basilica del IV sec.. Ampliata nei
primi anni del 1500 fu distrutta dal terremoto del 1693 e ricostruita
solo in parte, conserva dell´originaria struttura solo la navata
centrale. Anche la chiesa del patrono conservava belle opere d´arte. Il
soffitto è impreziosito da affreschi rappresentanti episodi della vita
del Santo, opera ottocentesca dei pittori G. Di Stefano e G. La Leta.
Sull´altare maggiore la statua di San Biagio assiso, che viene portata
in processione per Ia festa. Diversi quadri sono posti sugli altari
minori. La "S. Teresa Trasverberata" e la "Gloria di Gesù
e Maria", del´600, sono state dipinte da R. Novelli, prima si
trovavano nell´ex Monastero di Regina Coeli. Opera del ´700 è invece
una "Madonna con putto e S. Francesco", anch´essa citata nell´elenco
dei beni sacri dell´ex Monastero di Regina Coeli in Comiso (1912). San
Biagio, vescovo di Sebaste, in Armenia, viveva, attorno al 315 d.C., in
una grotta per scampare alle persecuzioni dell´imperatore Licino. Dopo
essere catturato e mentre veniva portato al martirio, fu pregato da una
madre di salvarle il figlioletto che stava per soffocare a causa di una
lisca di pesce. Benedicendolo il ragazzo lo salvò. E´ considerato
perciò protettore della gola, ma è anche protettore dei contadini,
infatti la sua festa, che cade il 3 febbraio, si sovrappone agli antichi
riti di passaggio dall´inverno alla primavera (in Puglia si dice "Santu
Velase, da ogni pertuse ´o ´sule trase" - San Biagio, da ogni
spiraglio entra il sole, cioè arriva la buona stagione). Le sue
reliquie sono conservate a Maratea, in Lucania, ma il suo culto è molto
diffuso in tutta la Sicilia.
Fonte Comune di Comiso
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