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SETTEMBRE KASMENEO, UNA FESTA LUNGA UN MESE 2/24 settembre 2005

Il Settembre Kasmeneo da circa un ventennio trasforma la città di Comiso (Ragusa) in un unico grande palcoscenico. Ampia la programmazione artistica. Quaranta gli appuntamenti di musica, teatro e cabaret. Ospiti della manifestazione i Negroamaro, Giobbe Covatta, Max Tortora, Manlio Dovi, Pippo Franco, Diego Parassole e la giovane rivelazione del Jazz Francesco Cafiso.Il cartellone del Settembre Kasmeneo prevede anche mostre di pittura, incontri di poesia, poi Comiso-Comico,Integrazioni Musicali e Costa Iblea Film Festival. La kermesse si svolgerà presso la Fondazione Bufalino e nei luoghi del centro storico.Info: www.comune.comiso.rg.it

Comiso
  • IL PROGRAMMA

2 settembre
spettacolo di cabaret con giobbe covatta
3 settembre
concerto di marlene kuntz
4 settembre
spettacolo di cabaret con mago alivernini
6 settembre
concerto di richard galliano
7 settembre
spettacolo di cabret con pino campagna
8 settembre
concerto di francesco cafiso
9 settembre
spettacolo di cabaret con max giusti
10 settembre
spettacolo di cabaret con malio dovì
11 settembre
concerto di roy paci
12 settembre
concerto di andres laprida
13 settembre
spettacolo di cabaret con "I Cavernicoli"
14 settembre
concerto di Arte Sonora Ensemble
15 settembre
Cinema: La guerra dei mondi
16 settembre
concerto della Bandabardò
17 settembre
spettacolo di cabaret con pippo franco
18 settembre
concerto di funk off
19 settembre
Cinema: Le crociate
20 settembre
Cinema: batman begins
21 settembre
Cinema: Star wars III, la vendetta di sith
22 settembre
concerto dei Negramaro
23 settembre
spettacolo di cabaret con Diego Parasole
24 settembre
concerto dell'orchestra del bellini di catania
INFO
gli spettacoli avranno uinizio alle ore 21:10
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  • STORIA

piazza Fonte Diana

Comiso

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Nella zona collinare del territorio di Comiso si trovano numerose tracce di insediamenti umani molto antichi dell'epoca paleolitica e neolitica. 
In seguito alla colonizzazione greca, nella località del Cozzo d´Apollo, abbia avuto origine la misteriosa Kasmenai, la mitica cittá che fonti storiche vogliono sia stata edificata fra Kamarina e Akrai. 
Con l'arrivo dei Bizantini il Paese prende il nome di Comicio, denominato poi Comiso... 
Altri vogliono far derivare il toponimo sempre dall´arabo, ma da HUMOS, cioè (la quinta parte), che indicava la parte dei territori conquistati, che veniva acquisita direttamente dallo Stato. 
Comiso fu una porzione delle terre conquistate dai Saraceni e attribuite allo stato musulmano. 
Nella lingua spagnola Comiso significa "confisca". 
Nel 1693 il terremoto causò il crollo della maggior parte delle case e delle chiese, tra cui la "Madre Chiesa", "Sant´Antonio" e la "Madonna del Carmine; rimasero solo la chiesa della "SS. Annunziata", "San Biagio" e poche altre. 
Tra i Comisani illustri ricordiamo Biagio Pace, lo scrittore Gesualdo Bufalino e il pittore Salvatore Fiume. 

Il paese è di aspetto in gran parte tardo barocco, i suoi dintorni sono decorati da una fitta trama di muretti a secco. Nude pietre che, senza aggiunta alcuna, testimoniano l´antica suddivisione del territorio. Il territorio comisano è uno dei più fertili della fascia meridionale della Sicilia. Vi si trovano estese vegetazioni di carrubo, olivo, mandorlo e tutti i tipi di alberi da frutto. Primeggiano la coltivazione della vite e le colture ortive specializzate, favorite dalla abbondanza delle acque. Le principali strade si snodano sinuose, intersecate da centinaia di stradine laterali che si spezzettano in un labirinto di vicoli e gradinate in pietra bianca che scendono verso il centro. Due grandi cupole sovrastano le case come due chiocce tra frotte di pulcini.

Le origini della città sono remote, risalgono infatti all’età neolitica. Si pensa che in seguito alla colonizzazione greca, nella località del Cozzo di Apollo, abbia avuto origine la misteriosa Kasmenai. Anche i Romani hanno lasciato testimonianze della loro invasione; particolarmente importante è il ritrovamento di un edificio termale nel centro della città. Con l’arrivo dei Bizantini si formò il casale di Comicio, chiamato in seguito Jhomiso, e finalmente Comiso, attorno a cui nasce il primo nucleo urbano. Sotto la dominazione degli Aragonesi, Comiso fu ceduto ad un certo Federico Speciario da Massina nel 1296. Nel 1321 Comiso fu ceduto a Berengario de Lubera, il quale lo cedette in seguito a Giovanni Chiaramonte e dopo a Bernardo Cabrera. In questo periodo il feudo fece parte della Contea di Modica. Nel 1493 il feudo passò ai Naselli, nobili di antica famiglia. Sotto la loro signoria, Comiso si espanse notevolmente; si formò la piccola proprietà terriera, attraverso il fenomeno dell’enfiteuso, e si sviluppò anche l’artigianato.

Verso il XVII secolo alcuni avvenimenti rallentarono lo sviluppo della città, causando un regresso economico e demografico. Infatti la fondazione del Casale di Vittoria nel 1607, per merito della Contessa vittoria Colonna, ebbe come conseguenza un calo demografico della popolazione di Cimoso. Inoltre alcuni avvenimenti tragici, come la peste del 1624 e il terremoto del 1693, causarono un alto numero di decessi. Tuttavia, con grande forza di volontà da parte del popolo comisano, la città fu subita ricostruita. Nella fase post-terremoto furono ricostruiti anche alcuni palazzi e chiese come la Chiesa Madre, dedicata a Santa Maria delle Stelle; Il Castello Naselli e la Chiesa dell’Annunziata.

Il periodo dei Naselli durò fino al 1754, quando furono costretti a vendere tante proprietà, per far fronte ai vari debiti. Con la fine del feudalesimo, Comiso diede origine a un cambiamento sociale, prima con i Borboni e poi con il Regno d’italia. Furono costruiti nuovi edifici come il Palazzo Municipale, il Teatro Comunale e il Mercato. Da ricordare anche la costruzione della Scuola d’Arte, oggi Centro dei Servizi Culturali. 

Al centro della città si trova la Piazza Diana con al centro l´omonima fontana. Vicino è un edificio termale sotterraneo, di età romana, dove sono stati rinvenuti resti di un pavimento mosaicato del II sec. D.C. Le terme scoperte nel 1934 da Aries e poi scavato nel 1937 da Biagio Pace che portò alla luce i resti di un complesso termale: un ambiente ottagonale, con un´abside, vasche e canalette; un ninfeo di età imperiale con tracce di età bizantina; i due pavimenti in opus sectile il più recente (bizantino) e in opus vermiculatum quello più antico (romano); un mosaico, con scena marina con Nettuno, Nereide e Tritoni. Sulla Piazza delle Erbe si affacciano il Mercato ittico e la Chiesa Madre. Il Mercato Ittico edificato tra il 1863 e 1867 su un terrapieno presso le Terme. La sua loggia dagli anni ´30 si affaccia su Piazza delle Erbe. L´edificio ha pianta rettangolare; la pavimentazione a lastroni e il gioco degli archi del loggiato, che ne contorna il perimetro interno, creando un ambiente suggestivo, soffuso dai caldi riflessi della pietra di Comiso. Al centro una fontana. Oggi ospita oltre ad avvenimenti culturali e spettacoli teatrali, la biblioteca di Bufalino ed il museo di Scienze Naturali.

La chiesa Madre, Santa Maria delle Stelle, sorta agli inizi del XV sec. sul terrapieno alla destra della fonte Diana era d´impianto limitato e dotata di un proprio cimitero. Abbattuta e ricostruita alla fine del ´400, era dotata di cupola. Pericolante già nel 1637, riparata con una pubblica sottoscrizione, fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1693. Appena l´anno dopo, però, iniziò la ricostruzione e l´ampliamento, guidata dal parroco Porcelli, per volontà del conte Baldassare V e, già nel 1699, fu possibile riconsacrarla. L´interno della chiesa è reso magnifico dall´abbondanza di opere d´arte, quadri e sculture sacre, monumenti funebri ed il magnifico soffitto in legno dipinto con scene dell´Antico Testamento.

Merita sicuramente una visita, per l´eleganza delle forme e la bellezza della decorazione, la chiesa di San Francesco, Monumento Nazionale, risale al XIV sec., quando portava il titolo di S. Antonio. Nel 1478, dopo il passaggio di Comiso sotto la Signoria dei Naselli (1453), l´antica chiesetta fu donata ai Frati Minori conventuali, che la officiarono fino alle leggi di eversione (1886-67), salvo una breve parentesi (1519-1549) in cui fu officiata dai Minori osservanti. L´unica navata è coperta a capriate, gli altari sono di epoche diverse, tranne i due altari "binati" sulla destra, che appartengono al rifacimento cinquecentesco. L´abside ottagonale fu aggiunta nel 1517, voluta da Periconetto Naselli come cappella privata della famiglia. La chiesa è un vero e proprio museo, conserva infatti splendide opere d´arte. Pregevoli sono i dipinti: "SS. Placido, Tecla e Donato" (XVI sec.), di un allievo comisano del Perugino (nella sala delle recite ); "S. Francesco che riceve le stimmate" (XVI sec.) attribuito a Vincenzo da Pavia; "S. Antonio Abate" (XVII sec.), attribuito a M. Rossi; "S. Francesco e un Santo Eremita" (XVII sec.), di scuola siciliana. All´incrocio di via degli Studi con via P. Giovanni XXIII, che scende come un torrente bianco verso piazza delle Erbe e l´Ippari, si trova la Chiesa del Gesù, sovrastata dall´imponente mole dell´Annunziata.

Le origini della chiesa dell´Annunziata sono molto antiche, infatti, viene eretta attorno alla metà dell´400, sull´impianto originario della chiesa romantico-bizantina di S. Nicola. Chiesa Matrice fino al 1480, perde il titolo quando, per rispetto a S. Nicola, rifiuta di abbandonare il rito greco-ortodosso. Distrutta dal terremoto, viene ricostruita a partire dal 1772. Il primo progetto per la ricostruzione della chiesa fu di R. Gagliardi. L´originale è ancora conservato nella sacrestia. La scalinata, asimmetrica rispetto alla facciata, è ampia e monumentale, congiunge il sagrato con la via Papa Giovanni creando una bella scenografia, magnificata dalla pendenza del paese, dalle case che contornano la chiesa, dal colore della pietra. Viene anche utilizzata per manifestazioni e spettacoli. La cupola fu ultima nel 1885. Di stile neoclassico, è formata da tamburo fasciato da colonne. I raggi del sole al mattino e al tramonto, creano affascinanti giochi di luce attraverso le sue vetrate. Progettista ne fu l´architetto comisano S. Girlando. Le finestre nella navata centrale, nel transetto e nella cupola, creano effetti luminosi sulle colonne, sulla copertura a catini sferici delle navate minori, sugli stucchi.

Dall´antica chiesa di S. Nicola si conserva una bella statua lignea del ´500. Il culto del Santo continuò ad affiancare, per oltre un secolo, quello della Madonna, come testimonia un testamento del 1557:"Ecclesia di S. Maria de Annunziata Sive de Sancto Nicolao". Una colonna romanica e un Leone di scuola lombarda, sono gli unici resti del portale dell´antichissima chiesa fortificata di S. Nicola (IV sec.). Si possono ammirare nella Scuola media Luigi Pirandello. Dal campanile, durante la guerra, pare che i Comisani si affacciassero per vedere se, verso Gela o Santa Croce, comparivano, all´orizzonte, navi da guerra. La chiesa fu completata nel 1885 e misura m. 55,90x 32,45 (1.814 mq). La pianta è a croce latina e sulla crociera si erge la cupola che ricorda quella del S. Giovanni di Ragusa. E´ a tre navate con volta a botte, retta da dieci grandi archi a tutto sesto che poggiano su forti colonne. Nell´Abside, si notano il grande altare rivestito in marmi policromi (1906) con, ai lati, alcuni importanti dipinti ("S. Pietro e "S. Paolo", la piccola tela di "S. Gaetano", due grandi quadri di S. Fiume) e il bellissimo coro in legno intagliato, opera del raffinato artigiano locale. Proseguendo per la via Papa Giovanni si incrocia una piccola stradina sinuosa che porta verso il Castello dei Naselli, in posizione dominante, venne impiantato su una costruzione ottagonale d´età bizantina, che poi, forse nel Trecento, fu resa cilindrica. Sono da notare IL MASTIO QUADRANGOLARE eretto da Naselli al posto di quello precedente poligonale, sul lato N-E del Castello, è ingentilito da quattro finestre sormontate da timpani, su due sono state poste "le teste romane". Sull´angolo N-NE vi è lo stemma dei Naselli. All´interno vi sono alcune porte a sesto acuto e finestrelle in stile chiaramontano. I magazzini nel XVII sec. Ne furono costruite due sul lato di ponente, in collegamento con la foresteria cinquecentesca. Il primo detto Guglia per la doppia fila di archi acuti che sorreggevano la copertura in canne e gesso è l´attuale Foyer. Il secondo fu demolito nei primi dell´800 e nel 1841 al suo posto fu costruito il Teatro Diana, sede della Filarmonica comisana. All´esterno sono evidenti due porte a sesto acuto in stile gotico-chiaramontano, la principale sul lato orientale e l´altra a occidente, solida e ferrata con spuntoni di ferro applicate a fasce di lamiera sovrapposta al telaio in legno. Dall´interno del cortile giardino, un colonnino indicava l´accesso ad una cella segreta che serviva ad uscire dal castello senza essere visti dall´esterno. Un corridoio sottostante conduceva direttamente alla "Vigna del Conte". Sul lato orientale, pare quasi far parte del Castello vi è il monumento ai caduti, eretto a ricordo del pesante contributo che la città ha pagato all´unità d´Italia, infine un piccolo edificio ottagonale, una cuba araba, sul lato occidentale è la parte più antica della struttura preesistente del Castello. Da alcuni ritenuta un Battistero bizantino, fu riutilizzato nel 1315 come cappella gregoriana e nel XV secolo con la ristrutturazione operate dai Naselli fu trasformato in torre di difesa.

Di fronte al Castello è la chiesa di San Biagio, La grande chiesa romanica a tre navate dedicata a San Biagio il vecchio, venerato dalla comunità bizantina di Comiso, fu edificata sulle rovine di una antica chiesa basilica del IV sec.. Ampliata nei primi anni del 1500 fu distrutta dal terremoto del 1693 e ricostruita solo in parte, conserva dell´originaria struttura solo la navata centrale. Anche la chiesa del patrono conservava belle opere d´arte. Il soffitto è impreziosito da affreschi rappresentanti episodi della vita del Santo, opera ottocentesca dei pittori G. Di Stefano e G. La Leta. Sull´altare maggiore la statua di San Biagio assiso, che viene portata in processione per Ia festa. Diversi quadri sono posti sugli altari minori. La "S. Teresa Trasverberata" e la "Gloria di Gesù e Maria", del´600, sono state dipinte da R. Novelli, prima si trovavano nell´ex Monastero di Regina Coeli. Opera del ´700 è invece una "Madonna con putto e S. Francesco", anch´essa citata nell´elenco dei beni sacri dell´ex Monastero di Regina Coeli in Comiso (1912). San Biagio, vescovo di Sebaste, in Armenia, viveva, attorno al 315 d.C., in una grotta per scampare alle persecuzioni dell´imperatore Licino. Dopo essere catturato e mentre veniva portato al martirio, fu pregato da una madre di salvarle il figlioletto che stava per soffocare a causa di una lisca di pesce. Benedicendolo il ragazzo lo salvò. E´ considerato perciò protettore della gola, ma è anche protettore dei contadini, infatti la sua festa, che cade il 3 febbraio, si sovrappone agli antichi riti di passaggio dall´inverno alla primavera (in Puglia si dice "Santu Velase, da ogni pertuse ´o ´sule trase" - San Biagio, da ogni spiraglio entra il sole, cioè arriva la buona stagione). Le sue reliquie sono conservate a Maratea, in Lucania, ma il suo culto è molto diffuso in tutta la Sicilia.

Fonte Comune di Comiso

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