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Catania

in cui gli ambienti urbani di piazza Duomo e via dei Crociferi sono da considerare le aree più rappresentative sia per la qualità urbana che per il contesto architettonico, è un esempio di città interamente ricostruita in situ..

  • CENNI STORICI

Distrutta dal terremoto nel 1693 venne ricostruita sullo stesso sito secondo un disegno unitario. Nel panorama del Val di Noto, Catania è in un certo senso un caso a sé: capoluogo di provincia, seconda città dell'isola, presenta molteplici aspetti ed emergenze culturali ed ambientali. Tuttavia la cultura barocca fiorita dopo il 1693 ne connota l'immagine e l'accomuna per storia e destino agli altri centri del Val di Noto.

E’ collocata in una delle zone più fertili dell’isola, nella fascia costiera della piana di Catania, tra il Mare Ionio e l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa. E’ proprio l’Etna, qualunque sia il mezzo o la posizione di arrivo, a marcare in modo prepotente l’immagine di Catania.

Ed è proprio la lava del vulcano ad aver avuto sempre un ruolo determinante, nel bene e nel male, per la storia della città. Ma sempre la lava ha costituito l’inesauribile cava sia per le varie fondazioni della città nel corso dei secoli, sia per l’attuale veste urbanistica settecentesca, segnata dalle cupole e dalle strade lastricate in pietra lavica.

Katane, secondo il racconto di Tucidide, fu una delle prime città fondate dai Greci durante la prima ondata di colonizzazione in Sicilia: i Calcidesi di Naxos posero le basi della città poco dopo il 729 a. C.. Nel 476 a. C. la città viene conquistata da Ierone, tiranno di Siracusa, perdendo la sua indipendenza e lo stesso nome, che viene trasformato in Aitna. Solo nel 461 la città tornerà ad avere il nome di Katane.

Nel 263 a. C. viene conquistata dai Romani e nel 23 a. C. viene elevata al rango di colonia. Passa prima sotto il dominio bizantino nel 535 d. C. e poi sotto quello dell’Islam nel IX sec.. Saranno i Normanni nel 1071 a riconquistare la città. La città passò poi in mano sveva sotto Federico II nella prima metà del XIII sec. d. C. Con l’avvento della dinastia aragonese ha inizio a Catania un periodo particolarmente felice, in quanto sede della corte. La seconda metà del XVII secolo fu scandita da una serie impressionante di sciagure: prima la disastrosa eruzione del 1669 che investì Catania giungendo fino al mare, poi il terribile terremoto che colpì tutta la Sicilia Orientale.

  • Il patrimonio archeologico, storico-artistico ed architettonico

Il patrimonio artistico e monumentale presente nel Comune di Catania appare, in assoluto, il più ingente in termini quantitativi, nel confronto sia "assoluto" che "relativo" (ponderato cioè sulle rispettive dimensioni territoriali) con le dotazioni dei rimanenti "Comuni Unesco". Gran parte delle testimonianze artistiche di età classica e delle collezioni nobiliari è conservata nei 10 musei presenti in città.

Fra questi, oltre al Museo Civico di Castello Ursino, al Museo Diocesano, al Museo Emilio Greco, il Museo Belliniano, è da menzionare la casa Museo Giovanni Verga, dove lo scrittore visse la prima infanzia e morì nel 1922. Questo museo fa parte del Parco letterario Giovanni Verga. La monumentale ricostruzione seguita al terremoto del 1693 fu inserita all’interno della pianificazione voluta dal Vicerè Juan Fancisco Pacheco, Duca di Uzeda, per ben 77 città ed è proprio questo il tratto che accomuna questa grande città ai paesi e alle cittadine del Val di Noto.

La ricostruzione di Catania fu affidata dal Viceré spagnolo a Giuseppe Lanza Duca di Camastra che, nel 1694, insieme ai superstiti del Senato e del Clero, decise di ricostruirla sul sito antico (così come è avvenuto a Caltagirone, a Militello, a differenza di Noto, Ragusa, Avola, Grammichele). Fu elaborato uno schema planimetrico regolare incentrato su grandi assi viari, interrotti da numerose piazze per precauzione antisismica. E’ quest’opera pianificatrice che rende ancora oggi quello di Catania uno dei centri storici più estesi e meglio conservati d’Italia.

Protagonisti della nuova veste urbanistica furono gli architetti Alonzo di Benedetto, Girolamo Palazzotto e soprattutto il giovane Giovan Battista Vaccarini, cui si deve la ricostruzione del Duomo, originario dei sec. XI-XII. Edificato sui resti dell'antico edificio di cui sono ancora visibili parti delle absidi e del transetto, il duomo di S. Agata costituisce un alto esemplare di "ecclesia munita", costruita anche per controllare il porto a scopo difensivo. Altro edificio attribuito a Vaccarini è la Chiesa di S. Giuliano (1760), con facciata curvilinea e interno a cupola. La chiesa affaccia su una delle vie più caratteristiche di Catania: Via dei Crociferi, definita da Vitaliano Brancati "la via corta ma bella". La via dei Crociferi è arricchita da numerosi monumenti: l’arco di S. Benedetto, la Badia Grande, la Badia Piccola. Sulla piazza dell'Università, cinta di edifici settecenteschi sempre di G. B. Vaccarini, insistono il palazzo S. Giuliano, del 1745; il palazzo dell'Università e nei pressi la Chiesa della Collegiata dall'elegante facciata curvilinea. Ma numerosi altri monumenti furono realizzati in questa fase o nel periodo successivo: la porta Uzeda, del 1696, dedicata al Viceré e le mura volute da Carlo V, il Seminario dei Chierici, la Chiesa di Santa Maria dell’Indirizzo, in prossimità delle terme romane omonime, la Porta Garibaldi, Palazzo Biscari, la Chiesa di S. Benedetto (1704-13) con un monumentale atrio ed un ricco interno; la Chiesa dei Gesuiti (fine '700) di A. Italia, con annesso l'ex convento dal notevole cortile a portico e loggia; la Chiesa di S. Niccolò, di grandiose proporzioni dalla facciata rimasta incompiuta, in cui sono custoditi 7 degli 11 ceri di S. Agata; l'ex convento Benedettino, uno dei più vasti d'Europa, ricostruito nel 700, con sontuose finestre a balcone e con due cortili a portico e loggia, oggi sede della Facoltà di Lettere dell’Università di Catania.

Dei manufatti antecedenti al disastroso terremoto del 1693 è il Castello Ursino, fatto costruire da Federico II tra il 1239 ed il 1250. Modificato nei secoli, nel 1669 venne circondato dalle lave che colmarono i fossati e parte delle opere avanzate, fu danneggiato dai terremoti del 1693 e del 1818, trasformato in prigione nel 1837 e restaurato con un pesante intervento mirato a liberare le forme sveve nel 1934. L'edificio, a pianta quadrata, ha quattro torrioni cilindrici agli angoli (alti 30 metri) e torri semicilindriche addossate a metà di ogni lato: il rigoroso schema geometrico è emblematico del razionalismo architettonico svevo. Attualmente è sede del Museo Civico, fondato nel 1934 con la riunione di differenti collezioni.

La città conserva anche numerose emergenze archeologiche, tra queste la più importante è il Teatro Greco-Romano forse edificato per la prima volta nel V sec. a.C. ma certamente ricostruito in epoca romana. Ne restano gli ambulacri a volta da cui si accedeva alle gradinate della cavea, la parte centrale di questa con nove cunei, e parte dell'orchestra pavimentata in marmo. Annesso al teatro è l'Odeon, che serviva per prove di cori e concorsi; aveva forma semicircolare con cavea a tre cunei di gradini tuttora visibili. Di epoca romana è l’anfiteatro, che aveva una capacità di 15.000 spettatori e che oggi è visitabile nei sotterranei. Da menzionare, tra gli edifici antichi, le terme della Rotonda, le terme dell’Indirizzo, le terme achilleane, al di sotto di Piazza Duomo.

Una grande risorsa di Catania è costituita dall’Università, sorta durante la dinastia aragonese quando Alfonso il Magnanimo, nel 1434, istituì la prima università siciliana, il "Siculorum Gymnasium".

  • Manifestazioni religiose, folkloristiche ed eventi culturali

La manifestazione religiosa più importante della città è la Festa di S. Agata, patrona, che si tiene il 3, 4 e 5 febbraio, con fuochi d'artificio ed una processione di 11 ceri di legno dorato ed intagliato, alti 6 metri. È una manifestazione imponente, in cui la città sospende qualsiasi attività e tutti gli eventi ruotano intorno al culto della Santa. Il periodo pasquale è caratterizzato dalle manifestazioni sacre della Settimana Santa, frutto di una secolare tradizione.

Tra le manifestazioni a sfondo culturale spicca la rassegna estiva di musica, arte, teatro, danza che si svolge nel ristrutturato complesso di archeologia industriale "Le ciminiere" di Viale Africa.

  • Le tipicità agro-alimentari

L’area catanese è nota a livello internazionale per l’esportazione di agrumi, mentre soprattutto a livello nazionale è apprezzata la produzione di marmellate, conserve, vini, olio extravergine di oliva e frutta secca. Particolarmente rinomato è il comparto della pasticceria (torrone e pasta di mandorle). In base all’analisi del comparto agricolo effettuata da Infocamere, il settore risulta negli ultimi anni in costante rafforzamento. Il comparto registra, infatti, nel triennio 1997/’99 un incremento di 133 unità locali, mentre gli addetti dichiarati risultano +256.

  • L’artigianato

L’artigianato catanese presenta come produzione base i famosi "Pupi siciliani" e i "Carrettini". Si ricorda anche la lavorazione artistica del legno e la tessitura dei filati nei telai a mano. In base al censimento effettuato nel 1996 dall’Istat, circa il 21% delle imprese attive nel Comune di Catania è a carattere artigiano, in particolare 4.407 su 20.808 totali.

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