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Che cosa può dare più conforto allo spirito, può sollecitare di più l'immaginazione e rigenerare di più un corpo stanco di un incantevole paesaggio e di una bella musica?

I pomeriggi musicali da Novembre 2005 Palazzo Busacca ore 19.30

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IN ANTEPRIMA IL TESTO DELLA CANZONE DI CAPOSSELA DEDICATA AL CRISTO RISORTO DI SCICLI

di PEPPE SAVA'

Il nuovo album sarà presentato venerdì 20 gennaio alla libreria Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano. “Ovunque proteggi” contiene, alla traccia numero sei, il brano “L’Uomo Vivo (Inno al Gioia)” dedicato al Cristo Risorto di Scicli

 

Sarà presentato dopodomani, venerdì 20 gennaio, alle 18,30, alla libreria Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano il nuovo album di Vinicio Capossela, dal titolo “Ovunque proteggi: Gioia, salmi, naufragi, meduse e minotauri”.
L’album contiene la canzone “L’Uomo Vivo (Inno al Gioia)” dedicata al Cristo Risorto di Scicli. La traccia è stata registrata a Scicli il 18 agosto scorso con la banda municipale Pietro Lorenzo di Busacca, e la partecipazione straordinaria di Roy Paci, trombettista di Manu Chao. L’album è stato prodotto da Pasquale Minieri, produttore di Lucio Battisti, Fabrizio De Andrè e Claudio Baglioni.
Minieri ha seguito personalmente l’incisione del brano. Volontà di Capossela era infatti di mantenere quanto più fedele possibile la resa dell’atmosfera della Pasqua di Scicli. Da qui il desiderio di registrare nella cittadina barocca il brano dedicato al “Gioia”, come qui viene chiamato il Cristo Risorto.
Il brano è preceduto da “Il Rosario della Carne”, un rosario laico che Capossela recita indugiando sul rapporto tra la carne e il desiderio di vita eterna. In questa scelta poetica ha sicuramente avuto un peso la circostanza che il Cristo, secondo tradizione, veniva portato a spalla dai macellai della città.
In anteprima pubblichiamo il testo de “L’Uomo Vivo”.

 


L'UOMO VIVO (INNO AL GIOIA)


Ha lasciato il Calvario, il sudario
ha lasciato la Croce e la pena
si è levato il sonno di dosso e adesso per sempre
per sempre è con noi

Se il Padreterno l’aveva abbandonato
ora i paesani se l’hanno accompagnato
che grande festa poterselo abbracciare
che grande festa portarselo a mangiare

Ha raggi sulla schiena e irradia Gioia
le dita tese indicano Gioia
esplodono le mani per la Gioia
si butta in braccio a tutti per la Gioia

E’ pazzo di Gioia,
è l’Uomo Vivo,
si butta di lato, non sa dove andare
che è pazzo di Gioia, è l’Uomo Vivo
di spalla in spalla, di botta in botta
le sbandate gli fanno la rotta

Alziamolo di peso gioventù,
facciamolo saltar
fino a che arrivi in cima, fino al ciel, fino a che veda il mar
fino a che veda che bellezza è la vita e mai dovrebbe finir

Barcolla, traballa, sul dorso della folla
si butta, si leva, al cielo si solleva,
con le tre dita la via pare indicare
nemmeno lui nemmeno lui sa dove andare

Barcolla, traballa, al cielo si solleva
Con le tre dita tre vie pare indicare

Perché è pazzo di Gioia, è l’Uomo Vivo
si butta di lato, non sa dove andare
di corsa a spasso va senza il ritegno va il Cristo di legno
non crede ai suoi occhi, non crede alle orecchie
nemmeno il tempo di resuscitare
subito l’hanno portato a mangiare

Ha raggi sulla schiena e irradia Gioia
si accalcano di sotto per la Gioia
esplodono le mani per la Gioia
lo coprono i garofani di Gioia

Gioia, Gioia, Gioia viva per noi
Gioia, Gioia, Gioia viva per noi
Gioia, Gioia, Gioia viva per noi

Di là, no di qua, di là, di qua, no, di là
Gioia, Gioia, Gioia

E’ pazzo di Gioia, è l’Uomo Vivo,
esplode la notte in un battimano
per il Cristo di legno che Cristo con me è ritornato Cristiano

Barcolla, traballa, sul dorso della folla

Fino a che arrivi in cima, fino al ciel, fino a che veda il mar
Fino a che veda che bellezza è la vita e mai dovrebbe finir

Gioia, Gioia, Gioia, Gioia, Gioia, Gioia.


Un Vinicio Capossela da palcoscenico, scatenato e già un po' brillo, spiega passo passo l'ultima sua fatica, l'album Ovunque proteggi, presentato venerdì sera alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano. È a metà presentazione che alza le braccia, si tocca la pancia e chiede silenzio al pubblico per spiegare il sesto brano: L'Uomo vivo, ovvero l'Inno al Gioia. "Sì, lì, il Cristo Risorto lo chiamano Gioia, al maschile". Lì è Scicli, dove Capossela ha registrato il brano dedicato alla processione del giorno di Pasqua. "Questa canzone è dedicata a un Cristo molto particolare: è di legno e ha il dono dell'obliquità". Capelli arruffati, maglietta rossa sotto uno strambo vestito a quadri che a tratti gli lascia scoperto il ventre, Vinicio si sporge a destra del microfono a imitare quasi la statua penzolante che ha visto correre a spalle dei portatori in quella Scicli che sembra essergli rimasta proprio nel cuore. "In questo paese, il giorno di Pasqua, Cristo sembra carnalmente contento di essere resuscitato dai suoi stessi compaesani nelle braccia dei quali Dio lo ha abbandonato. È così contento che quando esce dalla Chiesa sbanda prima a destra e poi a sinistra. Non sa dove andare e la banda lo segue suonando ossessivamente una sola musica, un inno da corsa". In realtà, è l'inno di Busacca che costituisce la base del brano e che è stata registrata proprio all'interno della Chiesa di San Bartolomeo. "Era estate e la banda era costituita per lo più da ragazzini" racconta ancora Capossela. "Non è stato facile registrare. Alle 7 cominciavano tutti a scappare, avevano appuntamento con i rispettivi fidanzati. Andavano via soprattutto i bassi e le tube. Non si capisce perché proprio loro, ma a un certo punto c'è stata un'emorragia di bassi e tube". È allegro Vinicio mentre racconta la nascita del brano più strambo dell'intero album e ride.


 

 


 

 

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