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Palazzo Platamone

Beni culturali
Catania: due opere strappate dal tempo!

Del periodo del tardo Medioevo rimangono testimonianze piuttosto esigue, a causa del terremoto di fine XVII secolo - Quelle "scampate" agli eventi naturali, oggi appaiono frammiste allo stile barocco come Palazzo Platamone ed il convento di San Placido
di Concetta Fisichella

Palazzo PlatamoneCATANIA – Delle opere artistiche ed architettoniche tipiche della Catania del tardo Medioevo rimangono testimonianze piuttosto esigue, ciò a causa dell'eruzione e del terremoto di fine XVII secolo. Tuttavia, quelle "scampate" in parte alla forza distruttrice degli eventi naturali, oggi appaiono frammiste alle opere realizzate con gli stili architettonici che successivamente si sono affermati, come ad esempio il barocco. A dimostrazione di quanto appena detto, alle spalle di piazza Duomo, in via Vittorio Emanuele, troviamo Palazzo Platamone testimonianza dell'architettura tardo medievale e rinascimentale, e la chiesa di San Placido esempio dell'arte barocca. Legati dalla storia, essi furono col tempo "divisi" dagli stili architettonici.

Nel Quattrocento, tra le famiglie più prestigiose, vale a dire quelle che riuscirono ad ottenere un buon numero di designazioni, troviamo i Platamone; infatti, essi affiancarono al commercio, attività alla quale erano dediti, la gestione di numerose cariche pubbliche. Uno dei personaggio "celebri" di tale famiglia fu Battista Platamone; laureato in legge all'università di Padova, dal 1420 egli occupò diverse cariche di natura fiscale ed amministrativa, accumulando tra l'altro molti titoli nobiliari e feudi. Il suo nome é legato, insieme a quello di Alfonso il Magnanimo, alla nascita della prima Università siciliana, appunto quella di Catania (1434). Il palazzo dell'omonima famiglia è situato all'interno del cortile dell'ex convento di San Placido, e fu edificato nel XV secolo; all'epoca, tale edificio, insieme a palazzo Biscari, faceva parte dei palazzi più lussuosi e rappresentativi della città.

All'interno del monastero di S. Placido sono incastonate alcune strutture murarie, nonché le case, che appartenevano all'antico palazzo "alla marina" della famiglia Platamone; di fatto, già nel XV secolo la famiglia le aveva donate ai religiosi. Uno dei privilegi concessi a tale famiglia fu l'autorizzazione ad aprire nelle mura del palazzo una "posterna", in altri termini un passaggio che avrebbe condotto direttamente al porto. A causa dei nefasti avvenimenti che colpirono la città alla fine del Seicento, oggi rimangono poche testimonianze di tale edificio. Tuttavia, dopo il terremoto del 1693, che distrusse in gran parte il monastero, nella ricostruzione di questo ultimo vennero annesse le testimonianze più antiche del palazzo.

Chiesa di San PlacidoOggi, delle costruzioni quattrocentesche di "casa" Platamone rimane, nel giardino della Badìa del convento, il grande loggiato sormontato dal parapetto di un balcone, risalente al XV secolo; la sua particolarità è la decorazione con motivo a chevron, vale a dire con fasce bicrome di pietra calcarea e pietra lavica che si alternano (segno tangibile dell'eredità islamica). Al centro della balconata é scolpito lo stemma della famiglia. Altra caratteristica é la serie di archetti ogivali, che poggiano sulle mensole di pietra calcarea, nei quali sono scolpiti elementi decorativi di tipo floreale, che si alternano con figure umane. Oggi, il convento femminile dove un tempo risedettero i Platamone rappresenta uno dei capolavori dell'architettura barocca, nati in seguito alla ricostruzione post terremoto; il monastero sorto sul Tempio di Bacco, occupa un intero isolato di forma trapezoidale.

Sul lato meridionale del convento, proprio di fronte al palazzo Biscari, è visibile un portone del tardo seicento di pietra intagliata a bugne; questo anticamente fu l'ingresso principale del convento. Più avanti, sempre sullo stesso fianco del convento, troviamo un rilievo di S. Agata. Il prospetto della Chiesa di San Placido è di Stefano Ittar (1769); egli, con grande maestria, ha saputo creare un gioco di concavità, che viene riproposto anche nell'interno luminoso, che é caratterizzato da un'unica navata. La Chiesa custodisce affreschi di G.B. Piparo e dipinti di Michele Rapisardi. Da qualche anno, il cortile interno del convento, il cosiddetto "Cortile Platamone", é stato restaurato dall'autorità cittadine e reso alla cittadinanza, in occasione di eventi teatrali, musicali e culturali.

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