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Che cosa può dare più conforto allo spirito, può sollecitare di più l'immaginazione e rigenerare di più un corpo stanco di un incantevole paesaggio e di una bella musica?

 


  • Quella via della seta siciliana tra Palazzolo Acreide e Noto


 

 

 

Da una zona compresa, tra Noto e Palazzolo Acreide, all'interno del bosco del Bauly, ebbe inizio nel secolo IV d.C. la via della seta verso la penisola Italica. Prima di allora, la seta arrivava in Italia e, quindi, in Europa attraverso la "via della seta" descritta da Marco Polo che, partendo dalle province cinesi di Kansu e Shensi, veniva percorsa dalla carovane che attraversavano il deserto del Gobi, il Turkestan, l'Iran, fino ad arrivare in Anatolia.
La "via della seta" in Italia, invece, quasi certamente, ebbe inizio da questi luoghi dell'hinterland siracusano, piuttosto impervi ed isolati, dove si trova una formazione rocciosa calcarea, risalente, così come tutto il massiccio ibleo, al periodo miocenico. Questa formazione rocciosa, però, altro non è che un monastero. La struttura viene chiamata il Ddieri grande del Bauly, che è un vero "palazzo" incastonato nella roccia. Al suo interno, suddivisi in tre piani, si trovano 22 vani.
Alcuni di questi vani, come viene confermato dai segni rimasti nelle pareti, vennero utilizzati per il culto religioso, altri per magazzini per vettovaglie. Uno di questi vani presenta le pareti annerite da fumo ed è qui, verosimilmente, che veniva riscaldata l'acqua in grandi caldaie dove venivano immersi i bozzoli da cui, poi, si estraeva il filato.
Qui, pertanto, si stabilì una comunità di monaci orientali, di dottrina angeliana, venuti qualche tempo prima da quando l'imperatore Costante II trasferì la sede dell'Impero da Costantinopoli a Siracusa.
In un primo momento si è pensato che a spingere questa comunità di monaci orientali a rinchiudersi in questi luoghi inaccessibili, oltre al desiderio di isolamento e di raccoglimento, ci fosse il motivo di professare, in segretezza, il loro culto divino, ritenuto eretico. Infatti, questo culto divino degli Angeli si sviluppò in Anatolia e voleva che la salvezza dell'anima si poteva raggiungere seguendo la legge portata a Mosè dagli Angeli.
Ma il vero motivo della scelta di questa località fu, quasi certamente, quello di custodire, da occhi indiscreti, il segreto della produzione della seta.
Questi monaci, provenienti dell'Asia minore, conoscevano la tecnica della coltivazione dei gelsi per l'allevamento dei bachi da seta. Questa ipotesi è anche sostenuta da diversi studiosi del luogo. Infatti, all'interno del bosco del Bauly, e non molto distante da questo palazzo-monastero, si trova una contrada che viene chiamata "Geusu" (Gelso).
La coltivazione della pianta del gelso non trova una giustificazione se non nella ipotesi che venisse sfruttata per l'allevamento dei bachi da seta. Quindi, la presenza di un gran numero di alberi di gelso in questa zona non fa altro che confermare la produzione di seta che si ebbe qui ad opera di questa comunità di monaci anatolici.
E all'Anatolia riconducono anche i sistemi di chiusura e di comunicazione tra i piani del Ddieri, ma soprattutto l'articolato intrecciarsi delle scale ad intervalli regolari, ostruibili con saracinesca.
Il segreto della produzione della seta che per tre millenni era rimasto una prerogativa cinese, quindi, nel IV secolo arrivò nel bosco del Bauly ad opera di questi monaci anatolici. Ed era stato proprio in Anatolia, che nel IV secolo si era avuto il primo allevamento di bachi da seta al di fuori dai confini cinesi. Erano stati due monaci, inviati dall'imperatore Giustiniano in Cina, a portare, di nascosto, in Anatolia alcune uova di baco. E quindi, è assai probabile che i monaci che si stabilirono nel Ddieri grande avevano appreso la tecnica della produzione della seta da alcuni loro confratelli.
Pertanto, già qualche tempo prima che gli Arabi rendessero fiorente la produzione di seta in Sicilia, e di gran lunga prima del XIV secolo, quando Marco Polo, reduce della corte del Gran Khan, importò una grandissima quantità di questo pregiato tessuto, la seta veniva prodotta in questi luoghi siciliani.
E così, l'ex feudo del Bauly, famoso per il bosco di querce, lecci, rovelle e pioppi e per le numerose leggende che parlano di briganti e strane apparizioni di animali, si porta con sé il mistero di essere stato il primo centro di produzione della seta in Italia.
Paolo Mangiafico

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