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Naxos: alla scoperta di un'antica civiltà

Un itinerario particolare e suggestivo ci riconduce alla città antica fondata nel 734 a.C. dai Calcidesi - Il Museo archeologico illustra la storia della colonia greca prendendo in esame le civiltà neolitiche sino all'arrivo dei greci



di Dario Raffaele

Un'itinerario particolare e suggestivo è quello che ci conduce nell'antica città di Naxos, fondata nel 734 a.C. dai Calcidesi, salpati dall'isola greca di Eubea, sotto la guida di Teocle.
La città, nata sulla rotta che le navi euboiche seguivano per raggiungere Ischia e da lì commerciare con gli Etruschi, fu il fulcro dell'espansione calcidese in Sicilia dalla quale lo stesso Teocle si mosse per fondare Leontinoi e Katane.

La storia della città, segnata dalla rivalità con la potente Siracusa, fu breve e si concluse nell'arco di poco più di tre secoli, quando fu distrutta nel 403 a.C. da Dionigi di Siracusa. Seguendo i sentieri della storia anche il nostro percorso dovrebbe fermarsi qui, se non fosse per l'esistenza di un museo archeologico che raccoglie i resti di quell'antica civiltà. Visitarlo è un modo per rivedere la città come appariva ai suoi contemporanei.
Il Museo infatti, illustra la storia della colonia greca di Naxos, prendendo al contempo in esame le civiltà preistoriche, dal neolitico sino all'arrivo dei greci, che popolavano la zona, nonché testimonianze del territorio (Cocolonazzo di Mola, Grotta Monaci, Fiumedinisi, Malvagia).

Il museo sorge, infatti, ai margini dell'area archeologica dell'antica città di Naxos, presso il Capo Schisò e l'attuale porto di Giardini Naxos. Alla città antica, si accede anche dagli spazi limitrofi al museo, grazie all'apertura di un percorso di visita, che, ricalcando in parte il tracciato di un importante asse stradale del V sec. a. C., conduce sino al versante occidentale delle mura.
Il museo si articola in tre corpi, due dei quali destinati all'esposizione. L'edificio "A" realizzato negli anni '70 (epoca in cui venne istituito il museo), l'edificio "B" ed il torrione del fortino borbonico di cui restano larghi tratti di mura. Al piano terra è possibile ammirare dei reperti risalenti al periodo preistorico, rinvenuti tra la fine dell' 800 ed i primi del '900.

Si tratta di reperti della fase più antica dello stanziamento coloniale e più nel dettaglio di materiali ceramici tardo-geometrici di produzione corinzia e di produzione euboico-cicladica e di imitazione, di corredi rinvenuti nella necropoli settentrionale, e di anfore da trasporto arcaiche tutte riutilizzate come sepolture.
Al primo piano invece, è possibile ammirare delle rare monete del V secolo a. C. provenienti dal quartiere settentrionale della città. Inoltre la ricostruzione delle aree sacre della città complete di rivestimenti architettonici ed antefisse a maschera silenica. Sono rappresentate inoltre le necropoli del V secolo a.C. e quelle ellenistiche del III° sec. a.C.

Per gli appassionati di archeologia subacquea è consigliabile la visita all'interno del Torrione del Fortino Borbonico dove ci sono reperti provenienti da recuperi subacquei come ceppi d'ancora, macine, anfore da trasporto.
Le collezioni presenti nel museo sono costituite in massima parte da reperti provenienti dagli scavi che, condotti a partire dal 1953, sono ancora in corso nel sito dell'antica colonia.
Un ristretto gruppo di materiali rinvenuti tra la fine dell'800 e gli inizi del nostro secolo proviene dai Musei Archeologici di Palermo e Siracusa. Una vera chicca poi di recente è arrivata dal Museo dell'Università di Heidelberg. Si tratta di un frammento di arula con sfingi affrontate del 540 a.C., acquistato nel 1902 a Taormina da F. von Duhn.

I numerosi manufatti ceramici documentano le diverse fasi di vita della città, i suoi rapporti commerciali, la sua cultura materiale.
Le terrecotte figurate, quelle architettoniche, le antefisse a maschera silenica testimoniano il fiorire già agli inizi del VI secolo a.C. di una architettura monumentale di carattere sacro nonché l'attività vivace di officine coroplastiche (che realizzavano oggetti in terracotta).
Manufatti diversi, infine, documentano il sopravvivere sino ad epoca bizantina di nuclei abitati attorno alla baia. Sono esposti inoltre, oggetti rinvenuti nel territorio come lo splendido elmo bronzeo di età ellenistica proveniente da Moio, nella Valle dell'Alcantara. Il nostro itinerario ideale si conclude qui, ma se non siete troppo stanchi magari potreste andare a visitare il sito archeologico della città antica di Naxos, vicino al museo.


La sua storia tra antico e moderno: dagli albori ai giorni nostri

Il nome della cittadina deriva dal siciliano Giardini, che significa agrumeti. L'appositivo "Naxos" deriva invece dal nome della prima colonia greca in Sicilia sul cui territorio sorse l'odierno centro.
Naxos fu fondata dai Calcidesi nel 735 a.C. presso la baia di Schisò ed ebbe una preminenza religiosa sulle altre colonie dell'isola poiché vi sorgeva l'ara di Apollo Archegetes, dio protettore della colonizzazione greca in Sicilia.
Nel 403 a.C. parteggiò per Atene contro Siracusa e fu quindi distrutta dal tiranno Dionigi. In periodo bizantino il nucleo abitato si estese lungo la costa. Nei secoli successivi il centro diminuì di importanza e nel medioevo il suo ruolo territoriale fu ridotto a quello di porto di Taormina.
Un maggiore sviluppo del nucleo urbano si effettuò nel XIX secolo, quando nel 1847 fu distaccato dal comune di Taormina raggiungendo l'autonomia.
Tra i monumenti più interessanti annoveriamo il Castello di Schisò di origine medievale, i resti di un Fortino dei secoli XVII-XVIII, all'interno del quale sono conservati alcuni reperti archeologici, il Museo archeologico e la Torre Vignazza di epoca medievale. Notevoli sono le zone archeologiche dell'antica Naxos. Gli scavi hanno portato alla luce le mura del VI secolo a.C., costruite con grandi blocchi poligonali irregolari di pietra lavica.
Ne è stato scoperto un lungo tratto a struttura megalitica e ortogonalmente ad esso un altro muro di cinta di struttura poligonale che si rivolge verso il mare. In quest'ultimo si aprono due porte urbiche, la porta più prossima all'angolo è adiacente a un bastione che costituiva il themenos o area sacra di una divinità, forse Afrodite. All'interno dell'area sacra sono stati ritrovate le fondamenta di un tempio del V secolo a.C., di forma allungata. A Sud-Est del tempio due fornaci laterizie risalenti alla prima metà del VI secolo a.C. erano già sepolte al momento della costruzione del tempio.
Sotto l'area sacra sono state scoperte alcune tombe dell'età del Bronzo.
Altri scavi hanno rivelato la presenza nella zone di abitati del Neolitico e dell'età del Bronzo.

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