di Dario Raffaele
Questa
grande area archeologica
costituisce il nucleo
fondamentale del futuro
Parco archeologico di
Siracusa. Comprende, oltre
ad alcune testimonianze di
epoca preistorica (età del
bronzo), il settore della
città antica che include i
monumenti pubblici, tra i
più famosi dell'antichità
quali il Teatro, la
soprastante area del Ninfeo,
con la via dei Sepolcri,
l'area del Santuario di
Apollo, l'ara di Ierone, l'anfiteatro
Romano, un'ampia area di
latomie, la necropoli
Grotticelli e la chiesetta
di S. Nicolò.
Il
teatro è sicuramente tra i
più famosi del mondo antico,
del quale viaggiatori del
'700 e dell'800 hanno
lasciato diverse vedute, ed
oggetto di numerosi studi
che non solo riguardano il
monumento in sé, ma
l'origine e l'evoluzione del
teatro greco in generale.
Numerose fonti ci parlano
del teatro greco di Siracusa,
opera dell'architetto
Damocopo detto Mirylla. A
questo monumento sono legati
diversi momenti della vita
della città sia da un punto
di vista politico che
culturale. La parte
conservata è quella scavata
nella roccia, mentre la
parte costruita della cavea
così come i monumentali
resti della scena di età
romana vennero riutilizzati
dagli Spagnoli per
realizzare le fortificazioni
di Ortigia tra il 1520 ed il
1531.
Le indagini archeologiche
già cominciate tra la fine
del '700 e gli inizi
dell'800 sono continuate a
più riprese, ma gli studi e
le ricerche continuano
ancora oggi. Il teatro
appare come scolpito nella
roccia del colle Temenite.
Presenta una cavea di
grandissime dimensioni, con
67 ordini di gradini; divisa
in nove cunei da otto
scalette ed in senso
orizzontale, a metà circa,
da un corridoio (diazoma).
La parete a monte di tale
diazoma, caratterizzata
dalla presenza di modanature,
reca incise delle iscrizioni
in greco. Dal primo cuneo ad
Ovest sono i nomi di: Gelone
II (forse), figlio di Ierone
II ed a lui premorto, di
Nereide sua moglie, di
Filistide, moglie di Ierone
II, e di Ierone II. In
corrispondenza del V cuneo
era il nome di Zeus Olimpio;
era poi il nome di Eracle e
successivamente di altre
divinità il cui nome non si
legge più. I personaggi
citati consentono di datare
il monumento tra il 238 e il
215 a.C.
La parte superiore della
cavea, costruita a partire
dal 19° gradino sopra il
diazoma, era delimitata da
un muro che costituiva
sostegno per il terrapieno
artificiale. Sia l'orchestra
che l'area della scena
recano tracce di successive
modifiche trasformazioni
legate sia alle diverse
esigenze dell'apparato
tecnico che all'utilizzo del
teatro nei secoli.
Gli ultimi interventi sul
teatro sembrano potersi
riferire agli inizi del V
sec. d.C., sulla base di una
iscrizione, ora perduta, che
ricorda un intervento sulla
scena da parte di Nerazio
Palmato.
Alla sommità della cavea,
nel settore occidentale, era
un portico ad "L". Rimane
visibile una banchina,
tagliata nella roccia,
riferibile alla fondazione
del colonnato frontale. Sono
visibili lembi della
pavimentazione in
cocciopesto e fori per travi.
Al centro della parte
rocciosa è una grande grotta
artificiale che presenta un
soffitto a volta ed
all'interno una vasca
rettangolare con
rivestimento in cocciopesto
che raccoglie l'acqua che
sgorga da una nicchia nella
parte di fondo, che
costituisce ramo
dell'acquedotto di età greca.
All'esterno, la grotta è
caratterizzata dalla
presenza di 4 nicchie; due,
più piccole, rivestite in
origine di intonaco e due
più grandi, poste
esternamente rispetto alle
prime e più in basso. E'
molto probabile che
ospitassero in origine
statue per essere
trasformate successivamente
in sepolcri. La parete dove
si apre la grotta,
superiormente decorata
all'esterno da un fregio
dorico del quale restano
labili tracce. Tale
sistemazione era precedente
alla creazione del portico.
Questo complesso doveva
essere connesso con il
teatro e si può identificare
con il Mouseion, sede
ufficiale della corporazione
degli attori, sia sulla base
di due iscrizioni onorarie
sia per il rinvenimento di
tre statuette di Muse in
marmo.
Ad Ovest della grotta la
parete è coperta da incavi
di forma rettangolare. Ad
Est rispetto alla grotta era
stato impiantato un mulino
mentre ad Ovest era la
chiesa di S. Maria della
Grotta; entrambi vennero
demoliti nel '900.
Ad Ovest della terrazza ha
inizio la via dei Sepolcri,
le cui pareti presentano
incassi per quadretti votivi.
Si aprono lungo le pareti,
su ambedue i lati, una serie
di ipogei di età bizantina.
Tale via conduce alla
sommità del banco roccioso
che è soprastante l'area
della terrazza e che
presenta numerose
testimonianze. Secondo uno
studio (Polacco) si possono
riferire ai due templi ed a
fosse votive riferibili al
santuario di Demetra e Kore.
Scavi recenti (Voza) invece
hanno consentito di
evidenziare in quest'area,
che pure reca tracce di
epoca preistorica, le
fondazioni di un tempio,
posto pressocchè al centro
della terrazza.
La parte centrale di tale
edificio arcaico è
interessata dalla presenza
di due tombe monumentali
riferibili al V sec. a.C.
Tale area è stata
interpretata come quella del
Santuario di Apollo Temenite,
ricordato anche da Ticidide,
dove era una statua
monumentale di Apollo, poi
fatta trasferire da Tiberio
a Roma. La zona ebbe poi un
assetto monumentale in età
ieroniana, con la creazione
di un portico ad "U", con
fronte a Sud, che include il
tempio al centro, e collega
questa all'area sottostante
del teatro, ma anche
implicitamente con l'impianto
dei due quartieri della
Neapolis e di Akradina.
All'estremità del braccio
orientale di tale stoà erano
due templi identificabili
con quelli di Demetra e Kore.
Sempre nel settore orientale
di tale area, e più
precisamente nel tratto
soprastante le c.d. Grotta
del Salnitro e dei Cordari,
è una necropoli di età
tardo-arcaica e classica. E'
in tale area che sono
evidenti anche tratti di
sedi stradali; sono state
messe in luce tracce
consistenti di quella che si
potrebbe identificare come
Porta Temenite.
Tutta
la fascia ad Est rispetto al
teatro è caratterizzata da
una serie di latomie (cave
di pietra): la Latomia del
Paradiso, con l'Orecchio di
Dionisio, grotta a forma di
"S", che deve il suo nome al
Caravaggio, famosa per il
particolare effetto acustico,
la Grotta dei Cordari e la
Grotta del Salnitro; la
Latomia dell'Intagliata e
quella di S. Venera, la cui
parete settentrionale è
caratterizzata dalla
presenza di numerosissime
nicchie votive: ad Est è la
Necropoli Grotticelli,
caratterizzata da carraie,
sepolcri e due colombari,
uno dei quali è
particolarmente imponente
con frontone su semicolonne
doriche ed è stato
erroneamente identificato
con la tomba di Archimede.
L'ara
di Ierone e l'anfiteatro
romano
A
Sud rispetto al teatro è
l'Ara di Ierone,
identificato come l'altare
fatto costruire da Ierone e
dedicato probabilmente a
Zeus Eleutherios.
Monumento tipicamente romano
è l'Anfiteatro, del quale si
hanno anche notizie
dall'Areazzo e dal Fazello,
ma si deve al Serradifalco
la documentazione più
completa, punto di partenza
per tutti i successivi studi
e scavi. E' più grande di
quello di Catania e di
Termini Imerese. E' in parte
scavato nella roccia,
eccetto la parte meridionale,
il resto era costruito. Un
sistema di gradinate
consentiva il flusso degli
spettatori. All'arena si
accedeva da due corridoi ed
è chiusa da un podio con
corridoi retrostanti sul
quale poggiavano i primi
gradini per gli spettatori
di riguardo. La datazione di
questo monumento è stato
oggetto di più studi. Datato
al III d.C. E' oggi dai più
considerato di epoca
augustea sia per le tecnica
di edilizia che per una
iscrizione che fa
riferimento a Betilieno.
L'anfiteatro non segue l'orientamento
del tessuto urbano ad Est,
ma è impostato su un
orientamento NW-SE. Non è
ben chiaro se ciò sia dovuto
alle esigenze legate alle
caratteristiche del sito,
oppure segua l'importante
asse viario che proprio nei
pressi dell'anfiteatro
intercettava un arco
trionfale, anch'esso di età
augustea, del quale
rimangono le basi dei due
piloni. L'approvigionamento
idrico per l'anfiteatro era
garantito da un serbatoio,
la c.d. Piscina Romana, a
tre navate su 14 pilastri e
copertura con volta a botte.
Fu realizzata chiudendo un
tratto di strada delle
latomie, impermeabilizzando
le pareti. Fu utilizzata in
epoca bizantina come
basilica ipogeica.
Al di sopra è la chiesa di
S. Nicolò ai Cordari, ad una
sola navata, con abside, con
portale e finestrelle a
feritoie. Fu riutilizzata in
età normanna ed è qui che si
celebrarono i funerali di
Giordano, conte di Siracusa.