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Una passeggiata tra le vie di Giarratana

Piccolo centro montano della provincia di Ragusa, sorge su una collina dei monti Iblei a 584 metri sul livello del mare - Dal 1997 un museo a cielo aperto in cui è possibile respirare gli aromi e l'aria pura, godendo della vista di colline verdeggianti
 

di Dario Raffaele

GIARRATANA (RG) – Chi desidera uscire per un week end dal caos della città e rifugiarsi in un'oasi di pace e di verde dovrebbe recarsi a Giarratana per passeggiare tra i vicoli e le stradine di quello che può essere definito a ragione un museo a cielo aperto. Qui è possibile respirare gli aromi e l'aria pura, godendo della vista di colline verdeggianti.

Giarratana, piccolo centro montano della provincia di Ragusa, sorge su una collina dei monti Iblei a 584 metri sul livello del mare e ha origini molto antiche. Sembra infatti, sia stata fondata nel 644 a.C. sul monte Casale come avamposto militare della città di Siracusa che, essendo già una delle città più potenti della Magna Grecia, voleva continuare ad espandersi nell'isola.

Il museo a cielo aperto è nato il 14 agosto del 1997, con lo scopo di recuperare la storia, le tradizioni, gli usi e i costumi del XVIII e XIX secolo. Lungo la via Galilei e la via Mentana, attraverso le scalinate più caratteristiche del paese, fatte di pietre bianche sono stati ricreati magistralmente 14 ambienti dedicati alla civiltà contadina e artigiana dove ogni cosa ha un sapore antico. L'itinerario che viene utilizzato nel periodo natalizio per la realizzazione del presepe, si snoda nella parte più antica e più alta del paese, "u Cuozzu" (il cocuzzolo).

Nelle stradine piene di verde e di pace sono stati ricostruiti ambienti e mestieri da tempo dimenticati, attrezzi strani e curiosi di un tempo lontano. Le abitazioni con tetto di canne e travi annerite dalle cucine a legna sono state arredate dai vari attrezzi e arnesi, originali, che la civiltà contadina offriva. In questo contesto, è affascinante la ricostruzione dell'ambiente familiare dal letto matrimoniale incassato fra tre pareti dell'alcova e sul quale veniva appesa obliquamente, "a naca a viento", cioè la culla dove veniva sistemato il neonato. Se piangeva bastava tirare una cordicella per dondolarlo e calmarlo. La biancheria lavata era stesa ad asciugare sul "circu ra conca" mentre sulla porta accanto lavorava "u cuonsa piatti", che riparava le stoviglie rotte, e più in là la ricamatrice e ancora oltre "u scarparu" con i suoi attrezzi e la mangiatoia per l'asinello che serviva a consegnare a domicilio le scarpe riparate e per fornire un minimo di riscaldamento. Della masseria è ricostruita la stanza in cui si cucinava il pane, il formaggio e la ricotta cucinata con l'attrezzo chiamato "a caurara".

Qui gli attrezzi sembrano pronti per essere utilizzati ancora una volta: "u quararuni" per fare la ricotta, "u mazziaturi" per i cereali, gli aratri e "u carrettu" per il lavoro dei campi. Le donne ricamavano e cucivano i vestiti dei ricchi "signuri" e con le loro abili mani tessevano i corredi da nozze e i corredini per i neonati. Le ricamatrici nella sartoria consumavano gli occhi, piegate sul tavolo da lavoro, fra il ferro da stiro e i telai, sino a tarda notte con la sola luce del lume. Con l'"urdituri" si preparava l'ordito, con l'"animulu" si dipanavano le matasse e per gli altri lavori ci si aiutava con "a rucca" (attrezzo per la filatura manuale della lana), "u spulaturi" e "a piraccia". Qua inoltre è ricostruita la falegnameria, la bottega del fabbro, i giocattoli di bimbo, la mazza del battitore di lino, la stanza del calzolaio, dello stagnino e dello scalpellino, il luogo di lavoro del cernitore di grano, del canestriere e della lavandaia.

La Chiesa MadreLe maggiori opere d'arte di Giarratana sono le sue chiese. Furono le prime opere ad essere ricostruite nel 1696, ancora prima delle case, sotto la grande spinta della fede e un impulso diretto verso Dio. Dapprima furono costruite in legno, seguendo una scelta logistica e una logica antisismica. Negli interni e nelle facciate è profusa la spiritualità di quel momento, specchio di un sentimento di "richiesta di perdono a Dio", che, secondo una lettura data dallo storico Lauretta, vedeva nel Terremoto il "castigo divino" e nella Ricostruzione, il riscatto della fede e della speranza. Da queste premesse si intuiscono i motivi del contrasto fra i tre monumenti della città, la chiesa di San Bartolomeo, la chiesa Matrice e quella di Sant'Antonio Abate, e le piccole case della città.

La chiesa di San Bartolomeo apostolo, del XIII secolo, è un tipico esempio di barocco siciliano. L'interno è diviso in tre navate e ospita stucchi ed affreschi di pregevole fattura raffiguranti scene del Nuovo Testamento risalenti al 1836.

La Chiesa di Sant'Antonio Abate fu ricostruita verso il 1748 con un bel gioco di lesene e semicolonne. Da non perdere i preziosi stucchi e le statue tra le quali quella della Madonna della Neve, patrona del paese. La terza, la Chiesa Madre, dal prospetto tozzo, e dalla facciata tardo-rinascimentale, ha mura perimetrali molto larghe. Tra le maggiori opere dell'interno ricordiamo la pala dell'Annunziata, del 1790, quella delle Anime Purganti, la statua di San Giuseppe e quella in legno di San Bartolomeo, ritrovata nella Giarratana antica. Nella parte alta della città inoltre, si possono visitare i ruderi di un castello risalente al 1703. Tra Giarratana e Palazzolo Acreide, sul monte Lauro possiamo fare sosta a Casmene, colonia siracusana fondata nel 644, poi decaduta e abbandonata.

 


Dalle origini ai nostri giorni

Giarratana (RG) – Le origini di Giarratana sono antichissime. Il paese infatti, prima del terremoto che la distrusse nel 1693, sorgeva nel territorio della odierna Terravecchia. Nei suoi dintorni sono stati scoperti degli insediamenti preistorici, come quello di Scalona, risalente al II° millennio a.C. e quello di Donna Scala, di un periodo piú recente. Le zone sono state abitate sin dai tempi più antichi da diversi popoli fra cui i Siculi.
I più importanti ritrovamenti sono stati fatti nel sito archeologico di Monte Casale, nei pressi di Monte Lauro. Gli studiosi sono divisi sull'identità del sito perchè qualcuno crede che si tratti di Acrilla, altri di Herbessus anche se più probabilmente si tratta di Kasmenai, la mitica città fondata dai greco-siracusani che svolgeva un efficiente ruolo strategico-militare.
Non si hanno documenti anteriori al periodo normanno, ma solo notizie della loro esistenza. Le prime notizie fanno supporre che la città sia appartenuta, assieme alla contea di Ragusa, a Goffredo, figlio del conte Ruggero. Nel periodo svevo Enrico VI, re di Sicilia, donò la città nel 1195 a Rinaldo Acquaviva, suo familiare. Durante il regno di Manfredi ne fu signore Gualtiero di Caltagirone.
Successivamente la contea di Modica passò a Bernardo Cabrera, il quale aggiunse vi incluse anche Giarratana ed altre città limitrofe, costituendo per la prima volta l'intero territorio dell'attuale provincia. Ma Cabrera, dopo un periodo di disgrazia, per pagare i debiti, dovette vendere oltre ad altre città, anche Giarratana a Guglielmo e Nicolò Casasagia. La città passò in seguito a Simonetto Settimo nel 1454. L'antica Cerretanum con il terremoto del 1693 ebbe 541 morti e l'abitato fu totalmente demolito. Fu allora deciso di ricostruire la nuova Giarratana su un colle vicino.

 


 


 


 

 

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