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La storia di Scicli e delle sue quattro borgate

La città si estende su una larga pianura incastonata all'interno di tre valli strette ed incassate dette "cave", scavate da corsi d'acqua - Ritrovamenti archeologici, in particolare i resti di un abitato greco presso la foce dell'Irminio, testimoniano contatti con i greci

di Dario Raffaele
Scicli (Rg) – La città di Scicli, di recente inserita nell'Heritage List (patrimonio mondiale) dell'Unesco, si estende su una larga pianura incastonata all'interno di tre valli strette ed incassate dette "cave" (le valli di Modica, di Santa Maria La Nova, e di San Bartolomeo), scavate da corsi d'acqua torrentizi. Le sue origini sono molto antiche e risalgono, con ogni probabilità, al periodo siculo, quindi circa tre mila anni fa. Il nome Scicli si pensa che derivi da Siclis uno degli appellativi utilizzati per indicare il popolo dei siculi.

La presenza umana nel territorio di Scicli risale addirittura al periodo eneolitico come dimostrano i ritrovamenti della Grotta Maggiore situata vicino all'Ospedale Maggiore, datati fra l'età del rame e l'età del bronzo antico (III-II millennio a.C – XVIII-XV sec. A.C).
La caratteristica conformazione del territorio con la presenza di "cave" e grotte carsiche, ha favorito la nascita di numerosi insediamenti rupestri. Oltre a quello preistorico di Grotta Maggiore, ricordiamo anche l'insediamento tardo bizantino del VII sec. d.C sito in località Castellaccio, e l'insediamento rupestre bizantino (VIII sec. d. C.) e medievale (X-XI sec. d.C.) in località Chiafura, visibile sino ai nostri giorni.

Ritrovamenti archeologici, in particolare i resti di un abitato greco presso la foce dell'lrminio, testimoniano la presenza, o comunque dei contatti di primaria importanza con i greci. Così come Comiso e Ispica, Scicli vanta la propria discendenza dalla Città greca-siracusana Casmene, fondata nel VII sec a.C .
La città antica sorgeva sul colle di San Matteo, dove ancora oggi si trovano i resti di un Castello che rendeva l'antico abitato difficile da espugnare. Nonostante ciò nel corso dei secoli la città fu conquistata da arabi, normanni e aragonesi.

Si fa risalire all'anno 1091 la liberazione definitiva di Scicli dal dominio saraceno per opera di Ruggero d'Altavilla e il passaggio al dominio normanno. A questa battaglia, avvenuta nella Piana dei Milici è legata la leggenda della Madonna delle Milizie. Si narra che la battaglia finale, avvenuta nel marzo 1091, fu vinta dai Cristiani per l'intercessione della Vergine Maria scesa su un bianco cavallo a difesa di Scicli. Nella località dell'avvenimento venne costruita la chiesetta della Madonna dei Milici.

La battaglia è ricordata ogni anno con la Festa delle Milizie, una delle principali attrazioni folcloristiche di Scicli. I festeggiamenti, che hanno inizio ogni anno, a fine maggio, durano una settimana. Il momento più significativo della festa è la rappresentazione teatrale a ricordo della battaglia del 1091, dove si fronteggiano i Turchi (i Saraceni) e i Cristiani (i Normanni).

Fu sotto il dominio degli aragonesi che Scicli appartenne alla Contea di Modica. Durante il sec. XIV il centro abitato, inizialmente posto sulla collina di S. Matteo, iniziò a svilupparsi progressivamente in direzione della pianura sottostante, dove si venne a creare il nuovo feudo. La popolazione era aumentata notevolmente ma la peste del 1626 la ridusse drasticamente di quasi due terzi portandola da 11000 a 4000 abitanti circa. Dopo la peste, anche grazie ad agevolazioni economiche a favore di chi decideva di risiedere in città, si ebbe un nuovo sviluppo demografico, ma il tremendo terremoto del 1693 causò 3000 morti e la distruzione di gran parte della città. Da quelle macerie, Scicli rinacque in chiave barocca, e oggi è caratterizzata da numerosi edifici settecenteschi.

La visita del piccolo centro può iniziare da piazza Italia dove, oltre ai bei palazzi settecenteschi sorge la Chiesa Madre della Madonna delle Milizie, in stile barocco, ricca di stucchi dorati e affreschi. Da sottolineare la Madonna delle Milizie, un'opera in cartapesta rappresentante la lotta contro i Saraceni.
Passiamo quindi alla Chiesa di San Bartolomeo del XV secolo, l'unica a resistere al pauroso sisma del 1693. Le decorazioni interne furono compiute in diversi periodi, dalla prima metà del settecento sino al 1864. Il prospetto, di stile barocco-neoclassico, sorretto da possenti colonne, fu progettato dall'architetto siracusano Salvatore D'Alì all'inizio del XIX secolo.

La chiesa è composta da un'unica navata decorata con stucchi, affreschi e dorature.
Gli affreschi sulla volta rappresentano San Bartolomeo nei momenti della preghiera, della benedizione, dell'arresto e del martirio.
Molti sono i dipinti su tela: i più belli sono il Martirio di San Bartolomeo di Francesco Pascucci, l'Immacolata fra Santi del Cassarino e la Deposizione del Preti (1613-1699).

Opera d'arte inimitabile è sicuramente il Presepe: al centro della scena compare la Natività, mentre gli altri personaggi, contadini e pastori, fanno da contorno. Delle statue, in origine sessantacinque, alte un metro, ne sono rimaste oggi soltanto ventinove.
Completano la chiesa la Statua dell'Immacolata e la Sacra Cassa, un'urna contenente reliquie e incisa da rappresentazioni della vita di San Bartolomeo.

Continuiamo il nostro tour da Palazzo Beneventano, che risulta essere uno dei monumenti barocchi più significativi dell'intero ragusano. Da ricordare sono anche il Complesso monastico dei Carmelitani, risalente al 1386, e la Chiesa di Santa Maria La Nova in stile neoclassico ma risalente al XV secolo. Altre chiese sono quelle di San Matteo, molto suggestiva, e della Croce.

Ma come si arriva a Scicli? Dalla parte Nord la provinciale 42 conigunge Modica a Scicli. Da essa, senza passare attraverso Modica nè Ragusa, la strada porta direttamente a Catania (aeroporto compreso).
Dalla parte che costeggia il mare ad Ovest abbiamo la strada provinciale 89 che da Marina di Ragusa porta a Scicli da Sud, attraverso o meno (se si sceglie la s.p. 95) la piccola cittadina marinara di Donnalucata. Sempre dal litorale ma da Est si accede dalla strada provinciale 66 (Marina di Modica - Pozzallo), che anch'essa porta poi a Siracusa e Catania, per percorrere la provinciale 40 per Scicli una volta arrivati a Sampieri.


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Alla scoperta di Donnalucata e di Cava D'Aliga

Il comprensorio del comune di Scicli comprende numerose contrade e quattro frazioni principali cui fa capo.
Donnalucata (4000 abitanti circa) è la maggiore delle Borgate sciclitane. Si estende da Playa Grande, Timpe Rosse, le sue spiagge di Ponente e di Levante (Micenci), sino a Pezza Filippa, pinasanta e Arizza. Dista da Scicli circa 5 km. Il suo nome deriva dall'arabo Ayn al-Awqat (Fonte delle Orazioni), con cui gli Arabi la chiamavano, per via di piccole sorgenti nei pressi nel mare di "Micenci" dove i muslim erano soliti pregare, come ci ricorda il geografo Al Idrîsi. Playa Grande è una Borgata di recente costituzione tra Donnalucata e la Foce del Fiume Irminio, dove è ubicata una Riserva Naturalistica di notevole interesse.
Cava d'Aliga (1600 abitanti circa) si estende da Mosca, Piano Conti, Ferro di Cavallo, Arizza sino a Bruca, Punta Corvo, Costa di Carro, e Sampieri. Idealmente divisa in due parti dalla litoranea che da Pozzallo arriva a Gela: a Est la parte alta, a Ovest, verso il mare Bruca. Il suo litorale è costituito da una serie di anfratti e scogliere. Qui, come altrove nel comune di Scicli, sono concentrate molte colture in serra tipiche dell'economia sciclitana. Cava D'Aliga è molto popolata d'estate, essendo una delle mete preferite per la villeggiatura. Punta Corvo e Costa di Carro presentano belle spiaggie e scogliere.
Sampieri (1000 abitanti circa) è la più piccola - ma non per questo meno bella e suggestiva- delle Borgate.
Si estende lungo il litorale da Costa di Carro a Pisciotto e a Nord sino a Trippatore, Gerrantini e Sant'Agata. Pisciotto è il punto più vicino del litorale sciclitano verso l'Isola di Malta.
Qui si trovano i ruderi di una fabbrica di mattoni dei primi del Novecento, distrutta da un incendio, forse di natura dolosa. Di questa costruzione resta ben poco, oltre la ciminiera. La Fornace Penna è considerata, pur nella sua semplicità, un luogo di attrattiva turistica.


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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