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Ucria: la città dei musei nebroidei
Le fonti storiche ci narrano che a fondare il paese sarebbero stati i
Greci, mentre il nome deriverebbe dall'arabo "O cria" - La
città ospita il museo etnostorico dei Nebrodi Gullotti, quello della
cartapesta Giampistone ed infine quello delle Arti Tradizionali in
Sicilia
di Antonella Guglielmino
Andando
tra le dolci montagne dei Nebrodi visitiamo il museo etnografico
Gullotti e il museo di cartapesta ed il museo tipologico delle arti
tradizionali in Sicilia che si trovano ad Ucria, la città dei musei.
Secondo certe fonti storiche, a fondare il paese sarebbero stati i
Greci, mentre il nome deriverebbe dall'arabo "O CRIA" che
significa "il villaggio". È certo comunque che il sito in cui
il paese sorge è stato abitato fin dai tempi più remoti, come attesta
il ritrovamento presso la vicina Rocca di San Marco (grande monolite in
arenaria) 1.202 metri s.l.m. di reperti archeologici (di selcite e
quarzite) risalenti al paleolitico e monete romane risalenti al 215 A.C.
sono state rinvenute in località Orelluso a valle della Rocca di San
Marco. La leggenda popolare vuole che la cittadina sia stata eretta dai
superstiti di un precedente villaggio esistente sul Monte Castello,
andato distrutto non si a bene quando e per quale ragione.
Le tracce di due torri saracene rinvenute in zona la prima nella
periferia Nord del paese, l'altra in località San Giovanni, circa 2 Km
a valle del centro, dimostrano non solo che il borgo esisteva al tempo
dei degli Arabi, ma anche che lo stesso rivestiva di notevole importanza
strategica in quanto rappresentava uno dei passaggi obbligati per quanti
dalla costa intendessero penetrare verso l'interno.In epoca Normanna
Ucria è feudo di Abbone Barresi, al quale seguono in tempi diversi
membri delle famiglie Campisano, Perollo, Aragona, Peralta, Abate,
Pagano, Alliata. I feudatari governavano col titolo di Barone e, a
partire dal 1670, col titolo di Principe.
Sebbene ufficialmente abolito all'inizio del XX secolo, il sistema
feudale ad Ucria si protrae fin quasi al secondo conflitto mondiale.
Museo Etnostorico dei Nebrodi "A. Gullotti"
Istituito nel 1985, il Museo è una struttura distaccata del Centro
Internazionale di Etnostoria. Il Museo propone etnoreperti,
fondamentalmente espressivi della tradizione contadina dei Nebrodi, come
pure della vita dei centri incastonati su questi monti, peraltro poli di
attività artigianali e commerciali, molto importanti nell'economia
locale.
Ingresso: all'ingresso, sulla parete di sinistra, un servizio
fotografico di Giuseppe Rigoli offre significativi squarci
paesaggistici: la campagna, talune culture nebrodensi e, insieme,
immagini del paese di Ucria e della gente.A destra un edicola votiva
simile a quelle che solevano presidiare il territorio. Ed ancora, in
alto sulla parete, un ulteriore emblema di protezione: un fascio di
spighe di grano, per propiziare magicamente il lavoro ed il raccolto.
Infine sulla parete di fondo, "u carru mattu", eccezionale
arcaico mezzo di trasporto per persone e merci.
Corridoio: nel corridoio, referente è il lavoro della donna, ripensato
osservando i tanti suoi emblemi.
Dalla ricostruzione del forno, all'armamentario per la preparazione del
pane, le lavorazioni per le conserve, gli altri attrezzi che definiscono
il ruolo di "vivandiera" della donna, quelli per tessere, per
ricamare e per accudire in generale le faccene domestiche, insieme
testimoniano il ruolo della donna epicentro del lavoro domestico, non a
caso definita "la padrona di casa".
La sala del trapano a volano
Com'è noto la pastorizia, l'allevamento, l'agricoltura, lo sfruttamento
del legname, insieme la lavorazione della pietra e dei metalli, sono le
voci essenziali del reddito della comunità Ucriese.
Il lavoro attraverso i segni del contadino, del curatolo, del falegname,
dello scalpellino, del fabbro.
La Saletta Ucria
La saletta Ucria con le sue testimonianze racconta al visitatore una
delle attività tipiche di questa zona. La coltura dei noccioleti,
attività dove il lavoro femminile si intreccia con quello maschile.
La sala delle mani
Nell'ultima sala, connotata dalle mani di cartapesta del maestro
Giampistone, i simboli più suggestivi del tempo del borgo, definito
dalla nascita della società dei servizi, con conseguenti nuovi modelli
di comportamento nuovi modelli culturali.
A emblematizzare l'universo dei mestieri in una siffatta società, ecco
gli strumenti di due mestieri tipo: quello dei barbiere e quello del
calzolaio.
Museo della Cartapesta "Giampistone"
Il Centro Internazionale di Etnostoria, n questo ulteriore settore
museale dedicato alle maschere etnologiche in cartapesta, offre un
segnale di apertura verso gli altri popoli e le altre culture,
accogliendo in modo permanente l'arte delle società indigene.
Le tantissime maschere appartenenti a gruppi umani di tutti i continenti
che il maestro Giampistone ha fedelmente riprodotto e che trovano
adeguata collocazione nel Museo, si caricano del respiro delle culture
che le usano e ci appaiono lontane e differenti nella nostra cultura
occidentale.
Ma è con tali differenze che occorre interagire e confrontarsi,
recuperando la ricchezza della diversità.
Museo Tipologico delle Arti Tradizionali in Sicilia
Questo polo museale intende comunicare, nella proposta dei suoi
"artefatti" non solo i messaggi che si legano ad oggetti
recepiti nel loro valore d'uso (manufatti) ma, soprattutto, messaggi che
sottolineano significati simbolici.
Molti gli etnoreperti che si legano al mondo della donna e della casa
intesa come sede della famiglia, con le attività lavorative domestiche
più note (filatura, tessitura, ricamo, sfilato etc.).
Un antico telaio, vari oggetti in terracotta e ceramica per individuare
lo sviluppo delle forme dei contenitori.
Nel museo sono anche presenti "cartelloni" del la tradizione
del teatro catanese dei pupi (cartelloni battuti) e
"cartelloni"della tradizione palermitana dei cantastorie.
Il Museo si completa con testimonianze della religiosità popolare in
Sicilia, tipica nel culto dei santi, attraverso immagini sacre e oggetti
votivi.
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