Benvenuti Turismo
i nostri servizi  Arte 
CONTACTS
SUD EST SICILIA ALLOGGIARE
EVENTI  NOTIZIE 

Che cosa può dare più conforto allo spirito, può sollecitare di più l'immaginazione e rigenerare di più un corpo stanco di un incantevole paesaggio e di una bella musica?

I pomeriggi musicali da Novembre 2005 Palazzo Busacca ore 19.30

LE    ULTIME NEWS DAL MONDO DEL TURISMO

 

Brolo: un borgo marino dai mille colori

Una terra ricca di attrattive e di tradizioni, abitata da predoni e pirati, divenuta poi un centro commerciale e ritrovo per le flotte Aragonesi ed Angioine - Il paese offre ai turisti non solo le bellezze naturali ed il borgo medievale che ricorda la casba tunisina ma anche strutture moderne ed accoglienti

 



di Dario Raffaele

BROLO (ME) – Brolo è una terra ricca di attrattive e tradizioni. inizialmente fu un borgo marinaro, abitato da predoni e pirati, e poi sotto il dominio dei Principi Lancia, fino al 1800 fu ambita sede dei nobili, meta dei viaggiatori artisti e notabili, che preferivano passare qui le vacanze, anche per la vicinanza delle Isole Eolie. Brolo divenne subito un centro commerciale marinaro dove si ritrovavano le flotte Aragonesi ed Angioine. Tutti le persone rimanevano incantati dalla natura del territorio e dal mare limpido e pescoso, dalla gastronomia e della gentilezza delle persone del luogo. Già negli anni 60 fu scoperta dal turismo, ed ancora è rimasta incontaminata e tranquilla, lontano dalla massa.

Il paese offre ai turisti non soltanto le bellezze naturali, o il borgo medievale che con i sui disegni e rilievi architettonici ci ricorda da vicino la casba tunisina, ma anche delle strutture moderne quali alberghi e residence situati sia in riva al mare che in pieno centro storico, locali tipici, ristoranti, negozi ove poter effettuare shopping ed inoltre continui collegamenti con le Isole Eolie che si trovano di fronte creando un scenario da favola.
Il territorio non si ferma solo alla cosidetta marina, ma si può passeggiare nei boschi di lecci, nelle pinete o lungo i sentieri di campagna.

Ma procediamo verso l'antico borgo. Un'erta strada, chiusa da quinte architettoniche di case via via più antiche, si arrampica verso il vertice di un roccioso rilievo emergente dall'intenso verde di agrumeti in un breve pianura alle pendici dei Nebrodi. Poi una porta ad arco, segnata da blocchi di fragilissima pietra arenaria riquadrata e decorata da antiche insegne araldiche e fregi, immette in un pianoro dove il mito medievale del paese diventa certezza storica.

Qui nel Borgo, il Medioevo continua nel "quotidiano" di ogni giorno, fatto di riti e consuetudini che si portano dietro, quale colonna sonora millenaria, l'infrangersi del mare sullo scoglio che storie di un tempo chiamarono "plorau" (del pianto).
All'orizzonte, le isole dell'arcipelago Eoliano che incantano e rapiscono chi le osserva dai "belvedere" che si aprono lungo la via Manzoni, mentre ad oriente si staglia Capo Calavà, contrapposto, ad ovest a quello di Capo d'Orlando. Al centro di questo pezzo di Sicilia, Brolo con il suo Castello dai merli ghibellini con il profilo a code di rondine che lo coronano, che i geografi arabi già chiamavano "Marsa Daliah" il "porto delle vite" e poi, nel 1094 conosciuta come "Voab".

Il Castello fu voluto dai Lancia di Brolo, venuti dal Piemonte in Sicilia ai tempi degli Svevi e discendenti da Galeotto e Cubitosa d'Aquino, nipote dell'imperatore Federico II e sorella del filosofo San Tommaso d'Aquino. Da qui la dicitura sull'arenaria della porta d'ingresso: "Imperium Rexit Blanca - Hoc e Stipite Manfredus Siculus Regia Sceptra Tulit". Sulla porta di accesso al Castello ancora capeggia, a ricordo di Corrado III che nel 1404 veniva dichiarato "maior ac principalior de domo Lancea", la dicitura, sul marmo bianco scudo dello scudo "Principalior Omnium". Nel borgo si rivive ancora la tragica leggenda di 2Maria la Bella" ed il suo spirito aleggia sulle acque, apparendo ancora nelle rotte ai pescatori augurando "junta e vinuta, bona piscata" e se il tempo è inclemente avverte "Isati li riti! Viniti, turnati!".

Nel borgo il Medioevo continua nella vita di ogni giorno, nell'allegro vociare dei bimbi, nel severo discutere dei grandi, nei panni stesi al sole e da qui si vede la spiaggia, assolata e resa viva dai villeggianti.
L'attenzione quindi di chi arriva al Castello poi si posa sui merli ghibellini, che con il loro profilo a code di rondine coronano l'alto e maestoso torrione.
Basata su forte scarpa da due lati e aperta ad un terrapieno dagli altri, la torre è affiancata, e caratterizzata, da un torrino scalare cilindrico che intersecandosi alle mura consente l'accesso alle varie elevazioni e al terrazzo, punto di vedetta privilegiato per la difesa dalle incursioni dei "mori". All'interno della torre una splendida sala di rappresentanza si chiude in un'ardita volta che ostenta lo stemma nobiliare dei Lancia di Brolo.

Tra le mura del Castello non c'è più la chiesetta di S. Girolamo, ma nel parco fa bella mostra l'elegante esagona del pozzo che la leggenda vuole collegato con alcune grotte sottostanti, per assicurare una sorta di via di fuga, anche se questa è da ricercarsi tra le "timpe" della "porta fausa".
I muri del castello risentono delle trasformazioni del tempo ed appaiono come una struttura feudale costruita nei primi del '400 probabilmente ai tempi di Pietro o Corrado Lancia, secondo tipologie già attivate alla fine del '300, ma fortemente rimaneggiate nel '600 quando l'uso delle armi da fuoco necessitarono la costruzione anche della "scarpa fortificata".

Anche se inserita nel sistema delle torri costiere, la rocca di Brolo sorge soprattutto a controllo e difesa di un sottostante porto-caricatoio, nodo portuale dei traffici per l'entroterra o per le Eolie fino al XVII secolo, insabbiato dalle piene dei torrenti avvenute nel 1953 e nel 1682. Il centro storico è tutto da scoprire, e mantiene inalterata quella tipologia radiocentrica polifocale, il cui percorso irregolare segnato da grosse stecche edilizie, denuncia, nei tracciati a fuso, retaggi medievali.

L'espansione di Brolo avviene gradualmente; nel XVII secolo nella breve pianura sottostante la rocca si sviluppa il centro abitato con la Chiesa Madre fatta costruire da Ignazio Vincenzo Abate, marchese di Longarino e Signore di Brolo, nel 1764, ed infine l'edificazione, lungo la strada regia, di alcuni palazzetti ottocenteschi definiscono il profilo urbano del paese.
Brolo quindi senza privarsi degli agi della modernità, mantiene memoria visiva del Medioevo consentendo al visitatore, in un tutt'uno, di assaporare la delizia dei luoghi, il gusto della leggenda, il sapore della storia, dei fasti nobiliari e della sapienza popolare.

 


Tra antiche leggende e storia moderna

BROLO (ME) – I vecchi pescatori di Brolo narrano ancora la patetica leggenda, che con molta probabilità sarebbe legata alla famiglia Lancia. Una principessa bellissima, s'affacciava sovente alle finestre dell'antico castello circondato dal mare, sospirando l'arrivo del suo spasimante.
Egli veniva con piccola barca fin sotto le mura che custodivano il suo biondo tesoro, poi si aggrappava alle sue lunghe trecce per raggiungere a lei segretamente. Di ciò si avvide una volta il principe fratello e, geloso adirato, decise di uccidere chi gli aveva insidiato la bella Maria.
Così per i due amanti venne l'ultimo incontro d'amore, una notte buia e senza stelle. Il principe azzurro ridiscese per l'ultima volta lungo la murata del castello, calato sul mare dalle trecce bionde di Maria la bella: il fratello di lei era appoggiato allo scoglio antistante, che forse per questo è detto "del pianto", "ploratu"; gli sopravvenne lo ferì rabbiosamente, lo finì, lo mise in un sacco e, legato ad un masso lo calò a fondo. Attese a lungo invano Maria la bella, sospirando e piangendo, disfacendosi sino a morire. Spirito innamorato, incercato nelle mura del castello, appare ancora nella notte ai pescatori: "Juta e vinuta! Bona piscata!" augura a chi si allontana verso largo; e se il tempo minaccia, richiama a riva i lavoratori del mare gestendo ed invocando: "Isati li riti! Viniti! Turnati!".
Se poi dal leggendario volessimo risalire per i meandri della storia, ci pare di potere trovare un riscontro fondato in Maria Lancia, figlia di Francesco I e di Francesca Settimo, sorella di Fabrizio. I dati del racconto possono benissimo riferirsi a tale personaggio del secolo XVII, già educanda del Monastero della Badia Nuova, e, l'unica tra le Lancia di tal nome, morta "innube" dopo le sorelle Laura e Antonia, dalle quali era stata lasciata erede di ogni spettanza.
La Torre di Brolo fu venduta da Ferdinando Lancia a Michele Spatafora, marchese di Roccella, recuperata dopo quasi trent'anni da Fabrizio Lancia Alliata , divenne proprietà di Ignazio Francesco Abate, marchese di Longarini e della Signoria di Brolo.
In seguito fu acquistata dalla famiglia Milio e poi rivenduta alla famiglia Germanà che ne hanno curato il restauro delle parti fatiscenti e dei danni subiti a causa dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.


 

accueil