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Che cosa può dare più conforto allo spirito, può sollecitare di più l'immaginazione e rigenerare di più un corpo stanco di un incantevole paesaggio e di una bella musica?

I pomeriggi musicali da Novembre 2005 Palazzo Busacca ore 19.30

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La Ville Lumiere si ammanta di melanconia: genio e follia nell'Occidente

di Anna Nigris

La testa reclinata, la mano appoggiata sulla guancia: così si presenta la melanconia e così è stata tradizionalmente raffigurata. Questo è il tema della mostra curata da Jean Clair dal titolo "La melanconia, genio e follia nell'Occidente", allestita sino al 16 gennaio 2006 al Grand Palais di Parigi. Radicata all'origine della cultura occidentale, la melanconia, tradizionalmente ritenuta causa di sofferenza e follia, è stata considerata sin dall'antichità peculiarità dei temperamenti geniali. Storia, filosofia, arte, religione, medicina e psichiatria, religione e teologia se ne sono occupate e se ne occupano, identificandola ora con la depressione, il comune mal du vivre. Uno stato d'animo profondamente e inesorabilmente legato alla condizione umana, quella fisica organica e psicologica come perdita di tensione vitale, e quella culturale, come attitudine che stimola la creatività attraverso la meditazione e la contemplazione. E a pensarci non è nemmeno strano che la mostra parigina sia affollata di visitatori come una qualunque rassegna dei rasserenanti impressionisti. Perché quello melanconico è il nostro "spirito dei tempi", quello di un'Europa scettica e incapace di utopie, e di una Francia che dello scetticismo (europeo) è la culla. In esposizione circa duecentocinquanta opere (dipinti, sculture, disegni, incisioni) installate con molto equilibrio e chiarezza in otto sezioni che seguono una scansione cronologica. Dopo il prologo, intitolato "La melanconia antica" seguono "Il Bagno del Diavolo. Il Medioevo", "I figli di Saturno. Il Rinascimento" (opere di Dürer, Baldun Grien, Arcimboldo e oggetti scientifici); "L'anatomia della Melanconia. L'Età classica", (opere di Domenico Fetti, De La Tour, Sweerts, Poussin); "I Lumi e le ombre. Il XVIII secolo" (opere di Watteau, Piranesi, Fuessli, Goya) ; "Dio è morto. Il Romanticismo" (opere di Delacroix, Chasseriau, Friedrich, Boecklin); "La naturalizzazione della melanconia" (opere di Messerschmidt, Van Gogh, Eakins, Gericault). E infine "L'Angelo della Storia. Melanconia e tempi moderni", che propone una serie di lavori di Redon, Munch, Rodin, De Chirico, Dix, Artaud, Ricasso e Hopper


 


 

 

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