di Dario Raffaele
MARINEO (Pa) – A 553
metri sul livello del mare, su un poggio
sovrastato da una caratteristica cresta
rocciosa denominata la Rocca, sorge Marineo,
piccolo centro a 27 km da Palermo, dove
storia, cultura e arte si intrecciano
mirabilmente. Fondato nel 1550 da Francesco
Beccadelli Bologna su "licenza populandi"
dell'imperatore Carlo V, Marineo ha
conservato nel tempo un assetto urbanistico
di tipo medioevale, con pittoreschi cortili
e caratteristiche stradine fiancheggiate da
semplici case, cresciute tutte attorno
all'antico castello.
Alcune
campagne di scavi archeologici effettuate di
recente a Nord Ovest del centro abitato,
nella zona della Montagnola (623 m s.l.m.)
hanno dimostrato però, che il nucleo
originario del paese, risalente addirittura
all'VIII sec. a.C., non corrisponde
all'attuale area urbana. La città antica
infatti, si chiamava Makella, secondo alcune
tegole iscritte in greco ritrovate nella
zona archeologica, ed era protetta da ripidi
pendii e da pareti scoscese che la rendevano
praticamente inespugnabile.
Gli scavi archeologici hanno interessato
vari settori della città antica portando
alla luce alcune zone dell'antico abitato e
la zona delle fortificazioni, localizzate
nell'area della scarpata sul lato Sud
Orientale della collina. Proprio vicino alle
fortificazioni è stato rinvenuto un
importante deposito votivo di età tardo
arcaica (fine del VI secolo a.C.)
comprendente materiale fittile e armature di
bronzo di tipo greco con elmi di tipo
calcidese arcaico e reperti ceramici di
produzione coloniale. Particolarmente
significativa la presenza di anfore, idrie,
olle, scodelle, brocche di produzione locale
a decorazione geometrica dipinta, di
pregevole fattura per la policromia e la
varietà dei motivi decorativi. Inoltre il
ritrovamento di un pendente di bronzo a
forma di accettina ad occhio e una
placchetta d'avorio che riproduce un ariete
accovacciato, fanno pensare all'esistenza di
un luogo sacro in cui avvenivano libagioni e
sacrifici.
Tracce consistenti di strutture abitative e
di materiale ceramico riguardano la fase
medioevale. A testimoniare la grande
espansione demografica durante il periodo
ellenistico sono anche le diverse necropoli
nelle quali sono stati rinvenuti resti di
corredi funebri.
Il turista che decide di visitare Marineo,
oltre alla zona archeologica di Makella ha
la possibilità di fare un mini tour nel
centro abitato e visitare numerosi monumenti
di grande valore storico e artistico. Tra
questi ricordiamo brevemente: Il Castello
Beccadelli Bologna. Posto su un altura dalla
quale domina la Valle dell'Eleuterio, il
maniero è costruito su diversi piani e
presenta le caratteristiche di un abitazione
civile realizzata alla maniera
rinascimentale. Fu fatto edificare nel 1559
da Gilberto Beccadelli Bologna, figlio di
Francesco, insieme a 200 abitazioni che lo
circondavano. Acquisito di recente dalla
Regione siciliana, è stato sottoposto ad un
parziale restauro che ha interessato
principalmente le coperture e l'ala
Nord-Orientale che ospita, la sezione
archeologica del Museo della Valle
dell'Eleuterio. Il Museo accoglie reperti
provenienti dall'intero comprensorio di
Marineo ma, soprattutto, dai diversi
insediamenti distribuiti lungo il corso del
fiume Eleuterio tra cui Monte Porcara e
Pizzo Cannita; materiale punico (statuette,
arule e monete), corredi funerari
ellenistici (lekythoi, crateri) e tardo
romani (bicchieri di vetro, monili, oggetti
d'uso comune), frammenti di anfore
invetriate arabe e di epoca normanno-sveva.
La
Chiesa Madre, dificata intorno alla metà del
XVI secolo, fu ultimata nel 1562. La Chiesa
sorge su un basamento rialzato che
originariamente era utilizzato come
catacomba. Il prospetto principale è
suddiviso verticalmente da due zone
sovrapposte, decorate entrambe da coppie di
lesene neoclassiche scanalate e completate
da capitelli ionici (quelli della zona
inferiore) e corinzi (quelli della zona
superiore). è divisa in 3 navate con
copertura a spiovente sormontata da una
piccola cupola. Splendido l'altare
monumentale di San Ciro. La Chiesa
custodisce una serie di opere d'arte come un
tabernacolo della bottega del Gagini (meta
del XVI secolo), la tavola dipinta di scuola
cretese raffigurante la Madonna della
Tenerezza (XVI sec.), l'urna d'argento
contenente il teschio di San Ciro (1702), un
ostensorio monumentale del 1736 in oro e
argento sbalzato e cesellato con l'immagine
di San Ciro (1701).
Il Convento della Madonna della Dayna fu
fatto edificare verso la fine del XVI secolo
da Vincenzo Beccadelli, figlio di Gilberto
su un picco roccioso a Nord del paese per
ospitare i frati francescani del romitorio
medievale di Scanzano. La Chiesa, annessa al
convento, custodisce parecchie opere
preziose: la tempera su tavola di autore
ignoto del XV secolo della Madonna della
Dayna o della Pietà (di scuola Egeo
Cretese), portata qui nel 1597 dai frati del
monastero dello Scanzano, un'acquasantiera
in marmo con vasca ottagonale che raffigura
le virtù francescane a bassorilievo (fine
1300), un monumentale gruppo ligneo
raffigurane la Pietà realizzata nel 1570 dal
maestro Pace da Prizzi.
Meritevoli di una visita sono ancora: il
Collegio di Santa Maria, fatto costruire nel
1731 dal Marchese Ignazio Pilo, che
custodisce una ricca galleria di tele tra le
quali spiccano la Madonna che concede
l'indulgenza, firmata da Randazzo (1733); la
Chiesa del Ss. Sacramento, la più antica
Chiesa del paese, fondata nel 1556 da
Francesco Bologna. La Chiesa ha un'unica
navata con scarsa decorazione, ma
sull'altare principale è possibile ammirare
un grande Crocifisso Ligneo del XVI secolo
scolpito da uno dei monaci olivetani e un
dipinto a olio su tela di notevoli
dimensioni del XVIII secolo, raffigurante la
Madonna con S.Ciro e S.Rosalia.
Concludiamo il nostro tour virtuale con il
Monastero che, insieme all'annessa Chiesa di
S.Maria o del Crocifisso, è il primo
monumento religioso di Marineo. Fatto
edificare da Gilberto Beccadelli
contemporaneamente alle prime case e al
lavatoio pubblico, il cosiddetto "Gurghiddu".
La Chiesa ha un prospetto piuttosto
semplice, a capanna, con un ingresso,
un'ampia finestra che è l'unica sorgente di
luce per la navata interna e due campanili.
Lungo le pareti laterali ci sono due
cappelle, una che ospita la statua della
Madonna di Fatima, l'altra dell'Addolorata,
vestita con abito e mantello nero. Nella
parete di fondo, in una grande nicchia, è
collocato invece, lo splendido Crocifisso in
legno dipinto del XVI secolo, da cui la
Chiesa prende il nome.
Makella nei racconti
di Diodoro Siculo
Makella fu citata da storici del calibro di
Diodoro Siculo in occasione dell'assedio
subito tra il 263-262 da parte dei Romani e
da Tito Livio che la annoverò tra le città
ribelli a Roma nel 211 a.C., durante la
seconda guerra punica. Godeva di una
posizione strategica dalla quale dominava
tutta la Valle dell'Eleuterio sino al mare
costituendo uno snodo di importanza
fondamentale per quanto riguarda la
comunicazione e la viabilità fra le colonie
greche affacciate sul Mediterraneo e gli "emporia"
fenicio-punici tirrenici. Dalla grande
varietà di monete rinvenute sulla
Montagnola, si può dedurre che gli antichi
marinesi fossero un popolo di abili
commercianti. Gli abitanti infatti,
intrattenevano rapporti commerciali con i
Fenici che avevano occupato buona parte
della Valle dell'Eleuterio come testimoniano
due splendidi sarcofagi antropoidi del V
secolo a.C., ritrovati nella necropoli di
Pizzo Cannita, vicino Misilmeri e custoditi
al Museo Archeologico Salinas di Palermo.
I primi abitanti del luogo furono
probabilmente gli Elimi, popolazione
discendente da Priamo (re di Troia),
scampata dalla guerra di Troia e guidata
fino alla zona di Segesta da Elimo (figlio
di Priamo) da cui prese il nome; oppure i
Sicani, popolazione che nella preistoria
aveva occupato la Sicilia Occidentale
provenendo dall'Africa o dalla Penisola
Iberica. Dopo la conquista romana iniziò il
progressivo declino. Sotto il dominio arabo
e successivamente Normanno la città si
ripopolò ma nella metà del XIV secolo venne
abbandonata di nuovo, questa volta
definitivamente.