Piana degli Albanesi tra arte e
tradizioni
Il suo patrimonio artistico è
attraversato dalla cultura barocca e
da quella bizantina, le quali
fondendosi, hanno prodotto esiti
singolari - Tra la fine del '500 e
la prima metà del '600, sotto
l'influenza di Pietro Novelli, fu
realizzato quanto vi è oggi di
maggiore interesse architettonico
di Dario Raffaele
PIANA
DEGLI ALBANESI (PA) – Delimitata da
alte montagne e da una ricca cornice
di verde, Piana degli Albanesi si
specchia su uno splendido lago. La
fondazione di Piana degli Albanesi
risale alla fine del XV secolo
quando, in seguito alla invasione
della penisola balcanica da parte
dei turchi ottomani, numerosi gruppi
di profughi albanesi cercarono
rifugio nelle vicine coste
dell'Italia meridionale, dove si
stabilirono fondando un cospicuo
numero di nuovi insediamenti rurali.
L'assetto riservato allo
stanziamento degli Albanesi in
Italia, fu improntato alla
considerazione che essi avevano
saputo guadagnarsi e conservare
presso i cristiani d'Occidente.
Il patrimonio artistico e
monumentale di Piana è attraversato
dalla cultura barocca e da quella
bizantina le quali in alcuni felici
momenti di fusione hanno prodotto
esiti singolari.
Sulla base dei documenti, ad oggi
disponibili, è possibile supporre
che gli Albanesi fondatori di Piana,
dopo quasi un secolo di permanenza
nel luogo, abitassero case costruite
secondo schemi architettonici più
medievali che cinquecenteschi, con
uso di archi in pietra e di volte a
botte. Allontanatisi in un certo
senso dall'arte bizantina, gli
arbëreshë decisero di conferire al
paese caratteristiche
urbanistico-architettoniche che
guardavano alla città di Monreale
nel cui territorio e giurisdizione
ricadevano le terre loro assegnate.
Il barocco così concretizzato fu
però poco capriccioso e privo di
esasperazioni decorative.
Tra la fine del '500 e la prima metà
del '600, sotto la profonda
influenza della personalità
artistica di Pietro Novelli, fu
realizzato quanto vi è oggi di
maggiore interesse
artistico-architettonico: chiese,
fontane, palazzi e assetto del
centro storico.
Nel '700 e '800 non si fece che
aggiungere e completare; molto
peggio purtroppo fu fatto nel
secondo dopoguerra. Nel giusto
intento di consolidare ciò che era
fatiscente si cadde nell'errore di
distruggere il vecchio per dar vita
a un volto nuovo senza che si fosse
deciso quale. La cattedrale ne è
l'esempio più disastroso; altari,
colonne, presbiterio, lapidi con
antichi stemmi, tutto fu smontato e
disperso. Il degrado non risparmiò
neanche il centro storico che negli
anni 50 e 60 cambiò volto. Per
l'arte si cominciò a tessere una
veste dorata, tutta bizantina.
Soltanto nei primi anni '80 venne
riscoperta la dimenticata arte
iconografica, grazie a quanto gli
Albanesi di Palermo avevano saputo
conservare meglio di quelli del
luogo. Al gruppo di bellissime icone
del Sei e Settecento, in breve tempo
più di duecento nuove icone, opera
di autori greci ed italiani, vennero
aggiunte nell'arco di un ventennio
ed hanno notevolmente stimolato la
nascita di una fiorente scuola
iconografica locale.
Costruita nel 1495, la chiesa di San
Giorgio è la più antica del paese e
vi si accede mediante una elegante
scalinata. L'interno presenta una
struttura a navata unica coperta da
una pregiata volte a botte e
conserva ancora oggi la maggior
parte degli arredi originali. Tra
questi di ottima fattura risulta
essere un dipinto ad opera di
Cristodoro (1759) raffigurante San
Giorgio in Gloria. Lungo le pareti
laterali si possono ammirare diverse
tele molto pregiate, tra le quali la
Crocifissione e San Filippo Neri in
preghiera realizzate in stile
neoclassico da Giuseppe Patania
(1780-1852) e San Giorgio in
prigione attribuibile a Pietro
Novelli (1603-1647).
Da menzionare nel patrimonio
artistico di Piana degli Albanesi,
le tipiche fontane in pietra locale,
distribuite nei quartieri del centro
storico, costituiscono un'importante
testimonianza storica. Oltre ad
assolvere al loro compito di
rifornimento idrico, le fontane
erano un luogo "sociale" dove si
ritrovavano gli abitanti del
quartiere, e quanti di passaggio, a
chiacchierare ed a scambiarsi
notizie e informazioni.
La fontana di San Rocco ha assunto
una particolare importanza,
soprattutto storica, da quando è
stata recuperata la lapide della
seconda metà del XVII secolo con
inciso un testo che testimonia la
volontà degli "Ufficiali" di
documentare e consegnare alla
memoria il loro operato.
A pochi chilometri da Piana, in
contrada S.Agata, sono stati
scoperti nel 1988 i resti di una
necropoli paleocristiana di età
tardo-romana a conferma della
produttività culturale antica e
moderna del territorio.
Il vasto ambito del cimitero si
sviluppa sulle pendici di un piccolo
dosso collinare alle falde
sud-occidentali di Cozzo S. Agata
che domina, con i suoi 998 metri,
l'omonima contrada. Le poche notizie
storiche disponibili consentono di
formulare l'ipotesi che la zona
possa essere identificata con la
statio di Pirama, luogo di sosta
lungo l'asse viario interno tra
Agrigentum-Panormus. A valle della
necropoli, è stato altresì
identificato un insediamento che
documenta come l'area fosse abitata,
senza soluzione di continuità,
dall'età ellenistica al medioevo. Le
tombe, a cassa litica di forma
rettangolare o trapezoidale, sono
ricavate nella tenera faglia
marno-gessosa, propria della
collina. Ad oggi, i molti reperti
ritrovati nella necropoli non hanno
ancora trovato spazio nei Musei
archeologici regionali, l'unica
occasione che hanno avuto di potere
essere visti, risale al 1991, quando
presso i locali del Museo
Archeologico Regionale di Palermo
Antonio Salinas è stata allestita la
mostra Di terra in terra. Spenti i
riflettori, i reperti sono tornati
ad essere accatastati in magazzini
inaccessibili. Per le sue
peculiarità culturali, storiche e
ambientali Piana degli Albanesi
rappresenta nel vario panorama
siciliano un unicum raro e
irrepetibile. Questo territorio è
immerso in una ricca, composita e
originale cornice naturalistica. che
comprende il lago, i monti, le
tipiche contrade rurali. Questi
luoghi, oltre ad ospitare flora e
fauna di sicuro interesse per la
ricerca naturalistica, si prestano a
molteplici attività sportive:
escursionismo a piedi, cicloturismo,
equiturismo, canoa, canottaggio,
parapendio, birdwatching. Queste
caratteristiche hanno suggerito
l'inserimento di Piana degli
Albanesi negli itinerari
escursionistici denominati Sentieri
Italia, che si propongono di
stabilire un legame tra Sud e Nord
d'Italia seguendo il filo conduttore
delle antiche vie di comunicazione
della montagna.
Gli arbëreshë
mescolano le loro usanze con quelle
dei siciliani
PIANA DEGLI ALBANESI (PA) – Le
peculiarità storiche e culturali non
hanno mai impedito, né poteva essere
diversamente, che gli arbëreshë di
Piana degli Albanesi stabilissero
proficue relazioni con la cultura,
la lingua, gli usi e le tradizioni
popolari della Sicilia.
Molte di queste tradizioni,
riferibili a vari momenti dell'anno
e della vita quotidiana, sono cadute
in disuso, altre, invece, legate
alle scadenze religiose che
notoriamente presentano un forte
carattere conservativo, hanno potuto
mantenere una loro vitalità. Fra
queste vogliamo ricordare il
Kalivari ("Carnevale"). Il periodo
del Carnevale è compreso tra il 7
gennaio e il mercoledì delle Ceneri.
Kalivari è, per definizione, festa
trasgressiva nella quale la
"normalità" viene temporaneamente
accantonata per dare libero sfogo al
gioco e alla creatività.
Gli
arbëreshë, sono profondamente legati
a questa ricorrenza, la festeggiano
in modo particolare. Nel corso
principale del paese, per
l'occasione, sono addobbate con
materiale carnevalesco (festoni,
luci colorate, maschere, ecc.)
diverse sale da ballo dove ogni
giovedì, sabato e domenica sera, le
donne in maschera invitano al ballo
gli uomini in attesa di essere
prescelti. Motivo di spassosi
equivoci, nel segno del sano
divertimento, sono i frequenti
travestimenti nell'uno e nell'altro
sesso.
I numerosi turisti, attratti dalle
sfilate in maschera e da questo modo
originale di interpretare il
Carnevale, partecipano attivamente
alla festa.
Caratteristici sono i dolci (a forma
sferica o schiacciata, di pasta
lievitata, fritta e zuccherata)
detti rispettivamente loshka e
petulla, che si consumano l'ultimo
lunedì del Kalivari.
Altra ricorrenza tipica è quella dei
Lluminarji ("Falò di S. Giuseppe").
La sera del 18 marzo, vigilia della
festa di S. Giuseppe, in appositi
spazi dei vari quartieri del paese,
spesso in competizione fra loro,
vengono accesi grandi falò di legna
raccolta, già settimane prima della
ricorrenza, da gruppi di volenterosi
ragazzini. Attorno ai falò si
radunano gli abitanti del quartiere
che vi si intrattengono fino
all'esaurimento della brace la cui
carbonella, in altre epoche, veniva
divisa e portata nelle case per gli
usi domestici. Tante sono poi le
tradizioni legate alla Pasqua.
Cariche di simboli che richiamano la
vita, la fertilità e la
Resurrezione, sono le uova rosse,
preparate per il Sabato Santo e
mangiate dopo mezzogiorno, quando le
campane riprendono a suonare mentre
il profumo d'incenso inonda le case.
Sono utilizzate anche per abbellire
panaret, i pani di Pasqua, e vengono
distribuite ai fedeli e ai turisti
la Domenica di Pasqua dopo la
sfilata delle donne in costume
tradizionale.