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Scalando le rocce di Serra di Ciminna

Molto particolari ed interessanti sia per i geologi che per gli speleologi, la riserva è caratterizzata da morfologie carsiche derivanti dall'erosione esercitata dalle acque piovane. Si estende per circa 310 ettari ed è l'unico esempio in Sicilia di insediamento gessoso-solfifero



di Dario Raffaele

Percorrendo la strada da Palermo ad Agrigento tra Villafrati e Vicari, è impossibile non accorgersi della presenza delle pareti di roccia delle Serre di Ciminna che spiccano per i loro colori grigio dorati e contrastano con le sottostanti colline coperte, in primavera, di campi di sulla (Hedysarum coronarium) e grano.

Le Serre, quota massima 777 metri, sono state costituite in Riserva naturale orientata nel 1997 ed affidate in gestione alla Provincia di Palermo.
Sono costituite da affioramenti di rocce formate principalmente per evaporazione di masse cospicue di acqua marina molto particolari ed interessanti sia per i geologi, che ne studiano la struttura cristallina e le modalità di formazione, sia per escursionisti e speleologi che possono contare su percorsi panoramici da effettuare in inverno ed in primavera e da un discreto numero di cavità carsiche e tettoniche che offrono materia alla pratica delle discipline speleologiche.
La Riserva che si estende su una superficie di circa 310 ettari, è l'unico esempio in Sicilia di insediamento geologico gessoso-solfifero. Formatasi durante l'età messiniana (miocene superiore) circa 6 milioni di anni fa, quando il Mediterraneo era ancora un lago salato, la riserva è caratterizzata da morfologie carsiche derivanti dall'erosione esercitata dalle acque piovane e da un paesaggio contrassegnato da doline e inghiottitoi. La dolina è una conca chiusa che formerebbe un laghetto se l'acqua non scomparisse attraverso punti assorbenti situati al fondo della stessa. Gli inghiottitoi invece sono punti assorbenti in cui acqua che scorre superficialmente prende vie sotterranee ed accede al sistema carsico sotterraneo.

Il più grande inghiottitoio delle Serre di Ciminna ha un accesso costituito da un pozzo di 12 m che si prolunga poi in una galleria che termina con un tortuoso labirinto. La lunghezza della cavità è di circa 180 m con una profondità massima di 28 m. Il fondo della galleria è ricoperto di limo trasportato dall'acqua piovana, mentre sulle pareti sono da ammirare le caratteristiche concrezioni di gesso. Altre splendide cavità sono la "Grotta dell'Acqua Ammucciata" il cui nome è legato alla presenza di un laghetto posto all'interno dell'ipogeo e la "Grotta del Teschio". Entrambe non sono di origine carsica ma si sono formate a causa di fratture dovute a movimenti tettonici. La grotta del Teschio è il più famoso inghiottitoio di Ciminna. La grotta si trova circa 250 m a Sud-Ovest del più famoso Inghiottitoio di Ciminna; abbandonando la stradella che porta quasi all'entrata di questo, si risale il versante verso Sud-Ovest (campi di grano coltivati), fino a raggiungere la vetta a m777, qui si scende di pochi metri sul versante meridionale e si trova l'ingresso della grotta. L' ingresso immette in un pozzo di circa 10 m di profondità che porta ad un terrazzino e successivamente ad un piccolo scivolo; questo introduce, attraverso una fessura (con un salto di tre metri), in una stanza che presenta una finestra sulla parete esterna. Il nome della grotta è dovuto alla presenza di un teschio umano incastrato nella fessura sopra l'ultima stanza.

Dalla vetta delle Serre il panorama si apre verso la valle del fiume San Leonardo, Rocca Busambra, i monti di Ventimiglia e il centro abitato di Vicari caratterizzato dal castello medioevale.
Il paesaggio vegetale della riserva è dominato fondamentalmente da prateria, vegetazione rupestre e da colture agrarie estensive come il frumento o la caratteristica "sulla", che con i suoi fiori rossi conferisce una particolare nota di colore alle pendici aride della riserva.
Percorrendo a piedi il versante nord-orientale prevale la prateria ad ampelodesma meglio conosciuta come "disa", graminacea con foglie aspre e taglienti. Sono comuni anche la ginestra spinosa e la ginestra odorosa che in primavera si ricoprono di profumati fiori giallo-dorati.
Nella prateria, sempre in primavera, fioriscono molte orchidee selvatiche. Particolarmente pittoreschi infine, sono i piccoli tappeti costituiti dalla borracina arrossata che spiccano sulle bianche rocce gessose.

Sulle rocce inoltre hanno costruito il loro nido varie specie di rapaci come la poiana con il suo caratteristico verso simile ad un miagolio, il gheppio, il lunario e fino a qualche anno fa il capovaccaio, il più piccolo avvoltoio siciliano, quasi estinto a causa della scelleratezza dei bracconieri. Fra i passeriformi che abitano le sporgenze delle rocce è possibile osservare il passero solitario, di colore azzurro avion e il codirosso spazzacamino.
Nell'area sottostante, negli anfratti alla base delle pareti rocciose, trovano rifugio l'istrice e più frequentemente la volpe ed il coniglio selvatico.


Le testimonianze di un'antica città abitata in epoca punica e romana

Ciminna si trova in provincia di Palermo e a circa 530 metri sul livello del mare. La città si erge nei pressi di una conca a sud del Pizzo S. Anania. Storicamente si può affermare, grazie a dei reperti ritrovati nella zona, che il sito fu abitato in epoca punica e romana. In epoca normanna il borgo in questione conobbe una certa espansione urbana nei pressi del castello del quale oggi si trovano solo poche tracce. Durante il Medioevo la città conobbe la celebrità della cronaca visto che ospitò Matteo Scaflani, capo della fazione catalana e nemico di Manfredi Chiaramonte.
Nella prima metà del 1600 la città fu elevata al grado di ducato feudale posseduto da varie famiglie nobili come i Ventimiglia ed i Griffeo dei Principi di Partanna.
La città conta una lunga tradizione agricola, oggi conservata non solo nei ricordi degli anziani, ma anche in un Museo Civico che conserva non solo la testimonianza delle antiche usanze, ma anche numerosi attrezzi agricoli e pastorali.
La Chiesa Madre cittadina è intitolata a Santa Maria Maddallena. Essa fu edificata nel Medioevo, ma nel 1500 conobbe una radicale riedificazione e ricostruzione. Anche successivamente la chiesa fu in parte rimodellata e gli esempi dell'originaria costruzione sono il rosone gotico presente nella facciata ed il cinquecentesco campanile.
Il suo interno barocco è suddiviso in tre navate ed arricchito dalla presenza di varie opere d'arte, a partire dalle seicentesche statue in stucco realizzate dai Li Volsi, il coro ligneo intagliato, la seicentesca stàtua raffigurante la Vergine e la settecentesca statua lignea raffigurante S. Andrea.
La seicentesca Chiesa dedicata a San Giovanni Battista per estensione è seconda solo a quella Madre. Essa si fa notare, inoltre, per le opere d'arte che raccoglie, a partire dal trittico cinquecentesco con la Madonna dell'Udienza.
Tra le Chiese minori cittadine citiamo quella dedicata a Santa Lucia e quella intitolata a S. Domenico da ricordare perché custodisce due opere di Antonello Gagini, la cinquecentesca statua dedicata alla Madonna ed un ciborio.

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