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Tutta
la magia di San Marco d'Alunzio
Probabilmente abitata già in epoca pre-ellenica giace
rannicchiata a 550 m di altitudine, a soli 9 km dalla costa -
Ogni periodo della storia siciliana vi ha lasciato le sue
tracce, infatti, venne abitata dai greci, dai romani e dai
normanni
di Dario Raffaele
Chi
va a S. Marco d'Alunzio non può non rimanere affascinato,
rapito, da almeno due cose: la spendida veduta che spazia per la
costa tirrenica che va da Capo d'Orlando a Cefalù, con davanti
l'impareggiabile spettacolo che offrono le isole Eolie, e
dall'esplosione di arte e di cultura. A S. Marco si sono infatti
incrociate ed hanno lasciato tangibili testimonianze diversi
stili e culture: greca, romana, bizantina, araba, normanna e
barocca.
Probabilmente abitata già in epoca pre-ellenica, S. Marco D'Alunzio
giace rannicchiata a 550 m di altitudine, a soli 9 km dalla
costa. Ogni epoca della storia siciliana vi ha lasciato le sue
tracce: venne abitata dai Greci, divenne quindi Municipium
Aluntinorum sotto i Romani per essere poi ribattezzata S. Marco
dai Normanni, in ricordo della prima città conquistata in
Calabria. Roberto il Guiscardo vi fece erigere il castello, i
cui ruderi dominano ancora dal punto più alto del paese e nel
1398 il re Martino d'Aragona la concesse come a feudo ai
Filangeri.
C' è tantissimo da visitare e rimane solo l'imbarazzo della
scelta da dove iniziare. Vediamo di fare insieme una passeggiata
virtuale attraverso i monumenti, le chiese e le atmosfere
dell'antica cittadina messinese. Ancor prima di entrare nel
nucleo abitato si scorge, a sinistra della strada, in posizione
isolata, la Chiesa di S. Marco, edificata sopra il tempio di
Ercole (IV sec. a.C.). del quale non restano che pochi blocchi
in pietra tufacea. La chiesa, totalmente scoperchiata, conserva
i muri in pietra a vista e un portale rifatto.
Proseguendo il nostro itinerario incontriamo S. Teodoro (o Badia
piccola). Costruita nel XVI sec. sui resti di una cappella
bizantina, ha pianta a croce greca e ciascun braccio quadrato
termina in una cupoletta. L'interno è decorato da magnifici
stucchi di stile serpottiano: Giuditta e Oloferne e la caduta
della manna nel deserto (ai lati dell'altare), scene della
parabola del figliol prodigo, con santi e le quattro Virtù
Teologali ai pilastri che sorreggono la volta.
Il
Monastero delle Monache Benedettine - edificato nel 1545 - è
stato di recente ristrutturato per accogliere nel prossimo
futuro un Museo bizantino-normanno. Al piano terra sono venute
alla luce due delle tre absidi appartenenti alla Cappella dei
S.S. Quattro Dottori (XI sec.), decorate da splendidi affreschi
bizantini: molto ben conservati quelli dell'abside destra con
nel catino una Madonna dalle delicatissime mani (non se ne vede
purtroppo il volto) e, nella fascia sottostante (divisa da una
netta demarcazione che simboleggia la separazione tra il cielo e
la terra), i Quattro Dottori della chiesa ortodossa: S. Giovanni
Crisostomo. S. Gregorio Nazianzeno, S. Basilio Magno e S.
Attanasio che si stagliano su uno sfondo blu intenso.
Nella
chiesa di S. Giuseppe è allestito un Museo Parrocchiale che
custodisce arredi sacri, reliquiari in legno, una Vergine
Odigitria in legno policromo, una bella statua lignea della
Maddalena (XVII sec.) e una tela della Deposizione (XVIII sec.)
Il percorso attraverso il centro storico si snoda lungo la
centrale via Aluntina, dove si trova la Chiesa Madre di S. Nicolò,
con una sobria facciata arricchita soltanto da tre portali in
marmo rosso aluntino, utilizzata a profusione anche all'interno.
Più
avanti, in piazza S. Agostino, sorge S. Maria delle Grazie, che
custodisce il monumento funerario dei Filangeri, opera di
Domenico Gagini (1481), con una bella statua giacente
dall'espressione dolce e serena.
Ci si lascia sulla destra la Chiesa di S. Basilio,
settecentesca, di cui si conservano i resti di un loggiato ad
archi acuti e si arriva alla Chiesa dell'Ara Coeli, secentesca,
che presenta un portale affiancato da colonne scanalate e
arricchito da volute e decorazioni floreali.
All'interno, la Cappella del SS. Crocifisso, decorata con begli
stucchi serpottiani raffiguranti santi, vivacissimi putti,
angioli e ghirlande di frutta, custodisce un espressivo
Crocifisso ligneo secentesco di scuola spagnola.
La chiesa di S. Salvatore, detta anche Badia Grande, in quanto
vi era annesso un importante monastero di suore benedettine, ora
diroccato, sorge isolata in direzione del campo sportivo.
L'elegante portale, in marmo aluntino, è impreziosito da
colonne, angeli e putti. All'interno si è accolti da un
tripudio di angeli che suonano le trombe, figure allegoriche,
putti che giocano e sostengono drappi, cartigli e ghirlande di
fiori; la ricchezza della decorazione a stucchi culmina nel
sontuoso drappo, dal sapiente panneggia, che scende dal
baldacchino ligneo, posto sul tabernacolo.
Per i buongustai, alla fine del tour è consigliabile una sosta
all'interno di uno dei tanti ristoranti tipici presenti, dove
sarà possibile gustare (tra le varie specialità), i maccheroni
al ragù insaporiti in un tegame di terracotta, e fumanti
grigliate di carne.
La festa dei Santi patroni Marco, Nicola e Basilio e il SS.
Crocifisso di Aracoeli
Tra le feste celebrate a S. Marco d'Alunzio, una delle più
caratteristiche è senza dubbio quella di S. Marco, S.Nicola e
S. Basilio Magno che si svolge dal 30 luglio al 2 agosto.
Giorno 31 luglio si festeggiano i Santi Patroni Marco e Nicola,
nel pomeriggio c'è l' "Entrata r'addauru" e la stessa
sera, il simulacro di San Basilio Magno dalla sua chiesa viene
traslato nella chiesa Madre. Il breve tragitto che separa le due
chiese viene percorso in circa due ore in quanto S.Basilio
"fa i viaggi", cioè va avanti e indietro in quanto,
è credenza popolare, che durante questo andirivieni Egli compia
i miracoli. Giorno 2 agosto è la festa di San Basilio: la vara,
ornata di fiori e basilico profumato, viene portata a spalla dai
devoti che implorano le grazie gridando: Razii, San Basili!
(grazie San Basilio! E chiamiamolo con vera fede! Viva Dio e San
Basilio).
La processione che si svolge sotto il solleone e si conclude
intorno alle ore quindici, è caratterizzata sempre dai viaggi
del Santo e da decine di torce portate dai devoti, che precedono
e seguono la vara (le torce sono ceri alti circa un metro ornati
di basilico, fiori, nastri e foulards). La sera San Basilio
viene riportato nella sua chiesa ed i festeggiamenti terminano
con i fuochi pirotecnici.
Una festa commovente e bellissima cade L'ultimo venerdì di
marzo ed è dedicata al SS. Crocifisso di Aracoeli. Questa
ricorrenza è caratteristica per la presenza dei "Babbaluti",
33 penitenti incappucciati che hanno il compito di portare in
processione il SS. Crocifisso e sulla cui origine si hanno poche
notizie certe. Nel caso in cui il venerdì in questione coincida
con quello Santo, ovviamente si rispetta l'importanza delle
feste pasquali e questi festeggiamenti sono anticipati di una
settimana. Già di prima mattina del venerdì i devoti si recano
nella Chiesa dell'Aracoeli per assistere alla messa, mentre
coloro che hanno il compito di trasportare la Croce si recano
nella vicina Chiesa di S. Maria dei Poveri per indossare la
tunica col cappuccio viola, necessaria per l'occasione. Dopo la
funzione sacra il Crocifisso è sistemato, insieme ad un quadro
del XVIII secolo raffigurante la Madonna trafitta da sette
spade, in un fercolo nella terrazza adiacente la chiesa dell'
Aracoeli. Con l'arrivo dei penitenti inizia il corteo, aperto
dalla Confraternita dei SS. Quaranta Martiri e composto, a
seguire, dal clero, dai penitenti con il Crocifisso, dalla banda
musicale e dai fedeli. La processione ripercorre le vie
cittadine per poi ritornare al punto di partenza dove verrà
conservato il SS. Crocifisso fino all'anno successivo.
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