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Le
origini della città sono remote, risalgono infatti all’età
neolitica. Si pensa che in seguito alla colonizzazione greca, nella
località del Cozzo di Apollo, abbia avuto origine la misteriosa
Kasmenai. Anche i Romani hanno lasciato testimonianze della loro
invasione; particolarmente importante è il ritrovamento di un
edificio termale nel centro della città. Con l’arrivo dei Bizantini
si formò il casale di Comicio, chiamato in seguito Jhomiso, e
finalmente Comiso, attorno a cui nasce il primo nucleo urbano. Sotto
la dominazione degli Aragonesi, Comiso fu ceduto ad un certo Federico
Speciario da Massina nel 1296. Nel 1321 Comiso fu ceduto a Berengario
de Lubera, il quale lo cedette in seguito a Giovanni Chiaramonte e
dopo a Bernardo Cabrera. In questo periodo il feudo fece parte della
Contea di Modica. Nel 1493 il feudo passò ai Naselli, nobili di
antica famiglia. Sotto la loro signoria, Comiso si espanse
notevolmente; si formò la piccola proprietà terriera, attraverso il
fenomeno dell’enfiteuso, e si sviluppò anche l’artigianato.
Verso il XVII secolo alcuni
avvenimenti rallentarono lo sviluppo della città, causando un
regresso economico e demografico. Infatti la fondazione del Casale di
Vittoria nel 1607, per merito della Contessa vittoria Colonna, ebbe
come conseguenza un calo demografico della popolazione di Cimoso.
Inoltre alcuni avvenimenti tragici, come la peste del 1624 e il
terremoto del 1693, causarono un alto numero di decessi. Tuttavia, con
grande forza di volontà da parte del popolo comisano, la città fu
subita ricostruita. Nella fase post-terremoto furono ricostruiti anche
alcuni palazzi e chiese come la Chiesa Madre, dedicata a Santa Maria
delle Stelle; Il Castello Naselli e la Chiesa dell’Annunziata.
Il periodo dei Naselli durò fino al
1754, quando furono costretti a vendere tante proprietà, per far
fronte ai vari debiti. Con la fine del feudalesimo, Comiso diede
origine a un cambiamento sociale, prima con i Borboni e poi con il
Regno d’italia. Furono costruiti nuovi edifici come il Palazzo
Municipale, il Teatro Comunale e il Mercato. Da ricordare anche la
costruzione della Scuola d’Arte, oggi Centro dei Servizi Culturali.
Al centro della città si trova la
Piazza Diana con al centro l´omonima fontana. Vicino è un edificio
termale sotterraneo, di età romana, dove sono stati rinvenuti resti
di un pavimento mosaicato del II sec. D.C. Le terme scoperte nel 1934
da Aries e poi scavato nel 1937 da Biagio Pace che portò alla luce i
resti di un complesso termale: un ambiente ottagonale, con un´abside,
vasche e canalette; un ninfeo di età imperiale con tracce di età
bizantina; i due pavimenti in opus sectile il più recente (bizantino)
e in opus vermiculatum quello più antico (romano); un mosaico, con
scena marina con Nettuno, Nereide e Tritoni. Sulla Piazza delle Erbe
si affacciano il Mercato ittico e la Chiesa Madre. Il Mercato Ittico
edificato tra il 1863 e 1867 su un terrapieno presso le Terme. La sua
loggia dagli anni ´30 si affaccia su Piazza delle Erbe. L´edificio
ha pianta rettangolare; la pavimentazione a lastroni e il gioco degli
archi del loggiato, che ne contorna il perimetro interno, creando un
ambiente suggestivo, soffuso dai caldi riflessi della pietra di Comiso.
Al centro una fontana. Oggi ospita oltre ad avvenimenti culturali e
spettacoli teatrali, la biblioteca di Bufalino ed il museo di Scienze
Naturali.
La chiesa Madre, Santa Maria delle
Stelle, sorta agli inizi del XV sec. sul terrapieno alla destra della
fonte Diana era d´impianto limitato e dotata di un proprio cimitero.
Abbattuta e ricostruita alla fine del ´400, era dotata di cupola.
Pericolante già nel 1637, riparata con una pubblica sottoscrizione,
fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1693. Appena l´anno dopo,
però, iniziò la ricostruzione e l´ampliamento, guidata dal parroco
Porcelli, per volontà del conte Baldassare V e, già nel 1699, fu
possibile riconsacrarla. L´interno della chiesa è reso magnifico
dall´abbondanza di opere d´arte, quadri e sculture sacre, monumenti
funebri ed il magnifico soffitto in legno dipinto con scene dell´Antico
Testamento.
Merita sicuramente una visita, per l´eleganza
delle forme e la bellezza della decorazione, la chiesa di San
Francesco, Monumento Nazionale, risale al XIV sec., quando portava il
titolo di S. Antonio. Nel 1478, dopo il passaggio di Comiso sotto la
Signoria dei Naselli (1453), l´antica chiesetta fu donata ai Frati
Minori conventuali, che la officiarono fino alle leggi di eversione
(1886-67), salvo una breve parentesi (1519-1549) in cui fu officiata
dai Minori osservanti. L´unica navata è coperta a capriate, gli
altari sono di epoche diverse, tranne i due altari "binati"
sulla destra, che appartengono al rifacimento cinquecentesco. L´abside
ottagonale fu aggiunta nel 1517, voluta da Periconetto Naselli come
cappella privata della famiglia. La chiesa è un vero e proprio museo,
conserva infatti splendide opere d´arte. Pregevoli sono i dipinti:
"SS. Placido, Tecla e Donato" (XVI sec.), di un allievo
comisano del Perugino (nella sala delle recite ); "S. Francesco
che riceve le stimmate" (XVI sec.) attribuito a Vincenzo da
Pavia; "S. Antonio Abate" (XVII sec.), attribuito a M.
Rossi; "S. Francesco e un Santo Eremita" (XVII sec.), di
scuola siciliana. All´incrocio di via degli Studi con via P. Giovanni
XXIII, che scende come un torrente bianco verso piazza delle Erbe e l´Ippari,
si trova la Chiesa del Gesù, sovrastata dall´imponente mole dell´Annunziata.
Le origini della chiesa dell´Annunziata
sono molto antiche, infatti, viene eretta attorno alla metà dell´400,
sull´impianto originario della chiesa romantico-bizantina di S.
Nicola. Chiesa Matrice fino al 1480, perde il titolo quando, per
rispetto a S. Nicola, rifiuta di abbandonare il rito greco-ortodosso.
Distrutta dal terremoto, viene ricostruita a partire dal 1772. Il
primo progetto per la ricostruzione della chiesa fu di R. Gagliardi. L´originale
è ancora conservato nella sacrestia. La scalinata, asimmetrica
rispetto alla facciata, è ampia e monumentale, congiunge il sagrato
con la via Papa Giovanni creando una bella scenografia, magnificata
dalla pendenza del paese, dalle case che contornano la chiesa, dal
colore della pietra. Viene anche utilizzata per manifestazioni e
spettacoli. La cupola fu ultima nel 1885. Di stile neoclassico, è
formata da tamburo fasciato da colonne. I raggi del sole al mattino e
al tramonto, creano affascinanti giochi di luce attraverso le sue
vetrate. Progettista ne fu l´architetto comisano S. Girlando. Le
finestre nella navata centrale, nel transetto e nella cupola, creano
effetti luminosi sulle colonne, sulla copertura a catini sferici delle
navate minori, sugli stucchi.
Dall´antica
chiesa di S. Nicola si conserva una bella statua lignea del ´500. Il
culto del Santo continuò ad affiancare, per oltre un secolo, quello
della Madonna, come testimonia un testamento del 1557:"Ecclesia
di S. Maria de Annunziata Sive de Sancto Nicolao". Una colonna
romanica e un Leone di scuola lombarda, sono gli unici resti del
portale dell´antichissima chiesa fortificata di S. Nicola (IV sec.).
Si possono ammirare nella Scuola media Luigi Pirandello. Dal
campanile, durante la guerra, pare che i Comisani si affacciassero per
vedere se, verso Gela o Santa Croce, comparivano, all´orizzonte, navi
da guerra. La chiesa fu completata nel 1885 e misura m. 55,90x 32,45
(1.814 mq). La pianta è a croce latina e sulla crociera si erge la
cupola che ricorda quella del S. Giovanni di Ragusa. E´ a tre navate
con volta a botte, retta da dieci grandi archi a tutto sesto che
poggiano su forti colonne. Nell´Abside, si notano il grande altare
rivestito in marmi policromi (1906) con, ai lati, alcuni importanti
dipinti ("S. Pietro e "S. Paolo", la piccola tela di
"S. Gaetano", due grandi quadri di S. Fiume) e il bellissimo
coro in legno intagliato, opera del raffinato artigiano locale.
Proseguendo per la via Papa Giovanni si incrocia una piccola stradina
sinuosa che porta verso il Castello dei Naselli, in posizione
dominante, venne impiantato su una costruzione ottagonale d´età
bizantina, che poi, forse nel Trecento, fu resa cilindrica. Sono da
notare IL MASTIO QUADRANGOLARE eretto da Naselli al posto di quello
precedente poligonale, sul lato N-E del Castello, è ingentilito da
quattro finestre sormontate da timpani, su due sono state poste
"le teste romane". Sull´angolo N-NE vi è lo stemma dei
Naselli. All´interno vi sono alcune porte a sesto acuto e finestrelle
in stile chiaramontano. I magazzini nel XVII sec. Ne furono costruite
due sul lato di ponente, in collegamento con la foresteria
cinquecentesca. Il primo detto Guglia per la doppia fila di archi
acuti che sorreggevano la copertura in canne e gesso è l´attuale
Foyer. Il secondo fu demolito nei primi dell´800 e nel 1841 al suo
posto fu costruito il Teatro Diana, sede della Filarmonica comisana.
All´esterno sono evidenti due porte a sesto acuto in stile
gotico-chiaramontano, la principale sul lato orientale e l´altra a
occidente, solida e ferrata con spuntoni di ferro applicate a fasce di
lamiera sovrapposta al telaio in legno. Dall´interno del cortile
giardino, un colonnino indicava l´accesso ad una cella segreta che
serviva ad uscire dal castello senza essere visti dall´esterno. Un
corridoio sottostante conduceva direttamente alla "Vigna del
Conte". Sul lato orientale, pare quasi far parte del Castello vi
è il monumento ai caduti, eretto a ricordo del pesante contributo che
la città ha pagato all´unità d´Italia, infine un piccolo edificio
ottagonale, una cuba araba, sul lato occidentale è la parte più
antica della struttura preesistente del Castello. Da alcuni ritenuta
un Battistero bizantino, fu riutilizzato nel 1315 come cappella
gregoriana e nel XV secolo con la ristrutturazione operate dai Naselli
fu trasformato in torre di difesa.
Di fronte al Castello è la chiesa di
San Biagio, La grande chiesa romanica a tre navate dedicata a San
Biagio il vecchio, venerato dalla comunità bizantina di Comiso, fu
edificata sulle rovine di una antica chiesa basilica del IV sec..
Ampliata nei primi anni del 1500 fu distrutta dal terremoto del 1693 e
ricostruita solo in parte, conserva dell´originaria struttura solo la
navata centrale. Anche la chiesa del patrono conservava belle opere d´arte.
Il soffitto è impreziosito da affreschi rappresentanti episodi della
vita del Santo, opera ottocentesca dei pittori G. Di Stefano e G. La
Leta. Sull´altare maggiore la statua di San Biagio assiso, che viene
portata in processione per Ia festa. Diversi quadri sono posti sugli
altari minori. La "S. Teresa Trasverberata" e la
"Gloria di Gesù e Maria", del´600, sono state dipinte da
R. Novelli, prima si trovavano nell´ex Monastero di Regina Coeli.
Opera del ´700 è invece una "Madonna con putto e S.
Francesco", anch´essa citata nell´elenco dei beni sacri dell´ex
Monastero di Regina Coeli in Comiso (1912). San Biagio, vescovo di
Sebaste, in Armenia, viveva, attorno al 315 d.C., in una grotta per
scampare alle persecuzioni dell´imperatore Licino. Dopo essere
catturato e mentre veniva portato al martirio, fu pregato da una madre
di salvarle il figlioletto che stava per soffocare a causa di una
lisca di pesce. Benedicendolo il ragazzo lo salvò. E´ considerato
perciò protettore della gola, ma è anche protettore dei contadini,
infatti la sua festa, che cade il 3 febbraio, si sovrappone agli
antichi riti di passaggio dall´inverno alla primavera (in Puglia si
dice "Santu Velase, da ogni pertuse ´o ´sule trase" - San
Biagio, da ogni spiraglio entra il sole, cioè arriva la buona
stagione). Le sue reliquie sono conservate a Maratea, in Lucania, ma
il suo culto è molto diffuso in tutta la Sicilia.
Fonte Comune di Comiso
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