
Scicli
Vita tranquilla, atmosfera da
sogno, abitanti gioiosi e sorridenti, mare pulito, profumi intensi
centro storico equilibrato, attività culturale intensa, spettacoli per
tutti i gusti, enogastronomia tradizionale, feste e ricorrenze, mostre,
calore, simpatia, disponibilità. Il popolo sciclitano è energico e
vitale. Vi aspetta in tutte le lingue e in tutte le razze. Qui si
coltiva ancora l'antico rito dell'ospitalità tramandato dalle civiltà
greca, romana, bizantina, araba, normanna, francese, inglese, tedesca,
piemontese. Chi arriva per la prima volta a Scicli si innamora e si
adopera per comprare casa
LA MAPPA DELLA CITTA' -
DOVE DORMIRE - DOVE MANGIARE - ITINERARI CULTURALI ITNERARI BALNEARI
- ITINERARI NATURALI - ARTE - CULTURA - GRUPPO DI SCICLI
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L'origine della città di Scicli si può
far risalire al periodo III Siculo (che comprende gli anni dal 1500 a.c.
all'800 a.c.).
Probabilmente prese il nome dai suoi fondatori, i Siculi,
nome poi riportato dagli Arabi in Shiklah.
Diverse spiegazioni sono state avanzate a questo riguardo, ma la spiegazione
più attendibile è da riferire al fatto che nel suo territorio, e in
particolare sul colle di San Matteo, dove per secoli
abitavarono gli sciclitani, avessero preso istanza i Siculi.
La città antica, infatti, sorgeva sulla collina di San Matteo e di ciò fanno
fede grotte e sepolcri presso la zona detta di Chiafura (di
cui si occupò negli anni '50 Pierpaolo Pasolini), e le rovine del Castello
dei Tre Cantoni.
Oggi la città si estende tra tre cave ("valloni", le ha chiamate
Elio Vittorini ne Le Città del Mondo, in direzione
del Mare Nostrum (Canale di Sicilia), su una larga pianura delimitata
tutt'intorno da colline. La città fu colonizzata dai Greci e
dai Romani. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente fu
soggetta ad invasioni barbariche e gli Arabi divennero
padroni di Scicli (come di tutta la Sicilia, del resto). In particolare Scicli
cadde sotto il dominio musulmano nell'anno 864.
Così, nella prima metà del XII sec., il geografo arabo Al-Idrîsi
descriveva Scicli nel Kitâb nuzhatu-l mushtâq ecc.
(Libro per il sollazzo di chi si diletta a girare il mondo), più
noto come Libro di Re Ruggero:
"La rocca di Shiklah posta in alto sopra un monte,
è delle più nobili, e la sua pianura delle più ubertose. Dista dal mare tre
miglia circa. Il paese prospera moltissimo: popolato, industre, circondato da
una campagna abitata provvisto di mercati...
Presso Shiklah è ancora una fonte chiamata 'Aynu-l Awqât(Donnalucata)
[cioè "fonte delle orazioni", ndr], così' detta perché l'acqua
non vi sgorga se non durante le ore della preghiera".
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A causa delle
inimicizie tra le fazioni dei Saraceni e per la crescente potenza
militare, i Normanni di Ruggero e Costanza d'Altavilla
ebbero la meglio su questi ultimi e Ruggero d'Altavilla
nel 1061 iniziò la riconquista della Sicilia in nome di Santa Romana
Chiesa.
Si fa risalire al 1091 la vittoria dei Normanni sui Saraceni e la
liberazione di Scicli.
Si narra, a tal proposito, della miracolosa discesa della Madonna
a Cavallo, detta pertanto a Scicli Madonna
delle Milizie o dei Milici, che avrebbe
confuso e sbaragliato i Saraceni.I Normanni introdussero anche a Scicli,
come in tutta la Sicilia, il sistema feudale.
Ai Normanni subentrarono poi gli Svevi e il grande e
illuminato re Federico II confermò a Scicli il
privilegio di Città Demaniale, che le era
già stato assegnato già dal Conte Ruggero d'Altavilla.
Fu confermato anche il motto araldico
Urbs Inclita et Victoriosa.
Successivamente anche Scicli cadde sotto la dominazione degli Angioini
e in essa si svolsero moti antifrancesi dopo il famoso episodio dei
Vespri Siciliani.
Sotto gli Aragonesi nacque la Contea di Modica
e Scicli fece parte di questo possedimento. Il primo Conte di Modica fu Federico
Mosca. In seguito la Contea passò ai Cabrera
di cui una figlia sposò Federico Enriquez nel 1640 ed
insieme fondarono a Scicli due Conventi dell'Ordine dei Francescani: Santa
Maria del Gesù (distrutto poi dall'esiziale terremoto del
1693) e Santa Maria della Croce sull'omonima collina.
Operavano in quegli anni nobili illuminati e generosi, come Giuseppe
Micciché, che dopo la morte prematura del figlio Vincenzo donò parte
dei suoi averi per la costruzione del Convento dei Cappuccini
(dove poi sorse Villa Penna) e del Collegio dei Gesuiti
(attuale Chiesa Madre di Sant'Ignazio), e Pietro di Lorenzo
Busacca, benefattore molto amato, cui furono dedicate una
piazza e la marcia che si può considerare "l'Inno di Scicli",
nonché in epoca recente anche l'Ospedale di Scicli. La peste del 1626,
l'invasione delle cavallette nel 1687 e il terremoto del 1693 indussero
gli sciclitani a trasferirsi verso valle, abbandonando il Colle di San
Matteo (vecchia Chiesa Matrice) e le altre colline abitate.
Nel 1713 la Sicilia venne assegnata a Vittorio Amedeo di Savoia,
ma la Contea di Modica (e quindi anche Scicli) restò sotto il dominio
del Re di Spagna e gli Spagnoli segnarano profondamente
la mentalità e la cultura (nonché la lingua) siciliana e sciclitana.
Dopo il Trattato di Vienna, nel 1815, Scicli fu retta dal Decurionato,
ovvero da dieci membri e dal capo del Comune
Salvo
Micciché
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s.c.a r.l. Cooperativa Artistica - Culturale - Turistica |
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